EUROPA: Diritti sacrificati nella lotta al terrorismo

BRUXELLES, 20 aprile 2007 (IPS) – Gli attacchi terroristici contro pendolari in viaggio verso le destinazioni di lavoro a Madrid e Londra nel 2004 e 2005 sono stati un incubo per molti europei.

Secondo dati recenti dell’Europol, l’ufficio di polizia europeo, per la maggior parte degli individui in questo continente, la probabilità di essere uccisi o feriti in una attentato terroristico è minima.

Europol ha contato lo scorso anno 498 incidenti di origine terroristica nell’Unione Europea, la maggior parte dei quali non aveva l’obiettivo di uccidere.

Malgrado il rischio sia basso, nel seguire la loro agenda anti-terrorismo le principali istituzioni Ue non hanno rinunciato a minacciare le libertà civili e i diritti umani.

La Germania, presidente di turno dell’Ue, sta cercando di costruire un consenso tra i 27 governi dell’Unione per un nuovo approccio Ue alla protezione dati.

L'inviolabilità delle informazioni personali dell’individuo è un diritto garantito dalla Convenzione europea sui diritti umani del 1950.

Mentre il braccio esecutivo dell’Ue, la Commissione Europea, aveva precedentemente chiesto regole precise sull’autorizzazione al trasferimento di informazioni a paesi fuori dall’Ue, i tedeschi propongono che l’Ue sia libera di negoziare accordi con altri paesi anche se non garantiscono lo stesso livello di protezione dati dell’Unione.

Il che riguarda da vicino le trattative in corso sulla realizzazione di un sistema di conservazione dei dati a lungo termine delle compagnie aeree per i passeggeri in volo tra l’Europa e gli Usa.

Il sistema sostituirebbe l’accordo ad interim firmato lo scorso anno dai governi Ue con gli Usa, dopo che la Corte di giustizia europea aveva giudicato in contrasto con la legge Ue un accordo transatlantico siglato nel 2004 sul trasferimento delle informazioni.

Alcuni attivisti per le libertà civili considerano adeguata la tutela delle informazioni sui cittadini europei, perché non vengano usate illegalmente una volta in mano alle autorità Usa. L’amministrazione Bush, dopo le atrocità dell’11 settembre, ha chiesto che le sue autorità per la sicurezza abbiano a disposizione informazioni su tutti coloro che entrano negli Usa.

”La presidenza tedesca sostiene che da paesi terzi non possiamo certamente aspettarci lo stesso livello di protezione dati che vige nell’Ue”, ha detto all’IPS Kathalijne Buitenweg, parlamentare europea e membro del partito dei verdi olandese. “Tuttavia, dovrebbe essere garantito un livello minimo di tutela prima che l’Ue firmi gli accordi. Altrimenti, la protezione dati non significa niente”.

”In realtà, non c’è molta attenzione alla protezione dati a livello di Ue. Se l’Ue non ha una sua posizione e se non è abbastanza decisa nel definire la propria linea, sarà molto facile per gli Usa ottenere esattamente quello che vogliono”.

Steve Peers, docente del Centro Diritti Umani presso l’Università inglese di Essex, ha dichiarato che le recenti proposte della Germania lascerebbero il trasferimento di informazioni fuori dall’Ue “senza alcuna regola”, e limiterebbero il diritto del singolo di sapere quali dati possono essere trattenuti dalle autorità pubbliche e di correggere qualunque informazione errata su di loro.

Se la proposta verrà attuata, “qualunque principio chiave di protezione sarà inefficace o semplicemente uscirà dalla singola giurisdizione”, ha aggiunto Peers, “con il risultato di un inaccettabile standard minimo di protezione per un diritto umano fondamentale”.

Il gruppo Privacy International ha recentemente denunciato l’accordo tra Ue e Usa, che non regola l’accesso ai dati individuali delle compagnie aere statunitensi operanti in Europa, né l’uso consentito per le informazioni disponibili. L’organizzazione ha definito “allarmante” questa lacuna, soprattutto se è vera la previsione delle autorità di Washington secondo cui, entro il 2013, circa la metà dei passeggeri per gli Usa viaggeranno con le grandi compagnie statunitensi.

L’accordo per il trasferimento dati è uno dei tanti dossier dell’agenda Ue nella lotta al terrorismo.

All’inizio dell’anno, la Commissione Europea ha chiesto che entro la fine del 2008 venga realizzato un grande database per conservare le impronte digitali di tutti i cittadini Ue, accendendo le critiche a un sistema di sorveglianza simile al “Grande Fratello” di Orwell che si starebbe prefigurando in Europa.

Malgrado il Parlamento Europeo abbia intrapreso un’azione legale contro l’accordo transatlantico sul trasferimento dati, già la prossima settimana l’assemblea potrebbe dare il proprio consenso a una misura separata con potenziali ripercussioni sulle libertà civili.

Con un incontro a Strasburgo dal 23-26 aprile, il Parlamento dovrà esaminare un regolamento per consentire la presenza di uomini armati (sky marshals) sugli aerei in partenza dal territorio Ue. Gli sky marshals sono stati a lungo utilizzati da Air India e dall’israeliana El Al.

Secondo il parlamentare europeo Paolo Costa, membro del partito liberale, che ha definito la posizione del Parlamento sulle nuove regole, sarebbe un problema per le autorità nazionali degli stati membri dell’Ue decidere se avere o meno uomini armati a bordo, in base alle singole legislazioni nazionali. La decisione finale verrebbe presa da un paese che garantisca alla compagnia aerea licenza di operare.

”Il regolamento non richiede la presenza degli uomini armati a bordo”, ha detto, “ma la ammette nel caso le autorità nazionali competenti lo ritengano necessario”.

Tuttavia, secondo Tony Bunyan, redattore del periodico per le libertà civili Statewatch, è “curiosamente disinformativo” affermare che l’uso di sky marshals sarà tutelato dalle leggi nazionali, dato che “non ci viene comunicato quali leggi nazionali lo consentirebbero”.

Bunyan ha inoltre chiesto maggior chiarezza sulle circostanze nelle quali questi uomini potrebbero legalmente aprire il fuoco con le loro armi. ”Chi vorrebbe viaggiare su un aereo dove qualcuno può portare una pistola?”, chiede il giornalista. “Quali sono le regole di ingaggio?”.