WASHINGTON, 21 febbraio 2007 (IPS) – Uno scontro violento tra Islam e Occidente non è inevitabile. Lo pensa la maggioranza degli intervistati in un sondaggio compiuto su un campione di 28.000 persone in 27 paesi, e pubblicato lunedì.
Il 56 per cento circa degli intervistati si dice d'accordo sul fatto che “è possibile trovare un terreno comune” tra gli appartenenti ai due gruppi di fedeli; il doppio di coloro che secondo i quali “il conflitto violento (tra musulmani e culture occidentali) è inevitabile”, secondo il sondaggio commissionato da BBC, Programmeof International Policy Attitudes (PIPA) dell’Università del Maryland,e Globescan.
“La maggior parte della popolazione nel mondo rifiuta chiaramente l’idea che Islam e Occidente siano intrappolati in un inevitabile scontro di civiltà”, ha detto il direttore di PIPA Steven Kull.
L’inchiesta, eseguita da società di sondaggi locali tra novembre e gennaio, ha interessato cinque paesi a maggioranza musulmana – Libano, Egitto, Turchia, Emirati Arabi Uniti e Indonesia – e diversi altre nazioni con una presenza significativa di musulmani, tra cui Kenya, Nigeria e India.
Tra i paesi a maggioranza cristiana esaminati: Stati Uniti, Canada e Messico, per il Nord America; tre nazione sudamericane: Argentina, Cile e Brasile; nove nazioni europee; Filippine e Australia. E infine Cina e Corea del Sud.
Alla domanda se le culture musulmana e occidentale possano trovare un terreno comune, oppure il conflitto violento è inevitabile, gli intervistati musulmani sono stati in generale piuttosto pessimisti.
Il trentacinque per cento dei musulmani intervistati – con una schiacciante maggioranza del 51 per cento in Indonesia – hanno detto di ritenere il conflitto inevitabile, rispetto al 27 per cento dei cristiani e altri intervistati non musulmani che hanno espresso lo stesso parere.
Ma la risposta dipendeva spesso anche dal grado di istruzione degli intervistati, stando al sondaggio. Tra coloro che dichiarano di non possedere un’educazione formale, solo il 46 per cento ritiene che sia possibile trovare un terreno comune tra le due culture. Mentre quasi due intervistati su tre con un’educazione universitaria, hanno dato la stessa risposta.
Il sondaggio chiedeva poi se le tensioni tra Islam e Occidente dipendono maggiormente, secondo gli intervistati, da differenze di cultura e religione, oppure da conflitti di potere e interessi politici. Nell’insieme, il 52 per cento ha preferito quest’ultima opzione, mentre solo il 29 per cento ha scelto la prima.
Significativamente, una maggioranza del 56 per cento in Nigeria – dove metà della popolazione è musulmana e concentrata a Nord, mentre il 40 per cento è cristiana e concentrata a sud-est – ha dichiarato di ritenere che le tensioni siano dovute principalmente alle differenze di religione e cultura. Mentre in Kenya e in Polonia, gli intervistati erano piuttosto divisi sulla risposta.
Dalla parte opposta dello spettro, l’idea che il potere e gli interessi politici siano la causa principale delle tensioni tra islamici e mondo occidentale è più ampiamente condivisa in Libano (78 per cento), Messico (72 per cento), Cina (62 per cento) e Corea del Sud (61 per cento).
Alla domanda se le tensioni nascano da differenze fondamentali tra le culture in generale oppure da minoranze intolleranti al loro interno, il 58 per cento ha scelto la seconda opzione, mentre il 26 per cento ha optato per la prima.
In più, su una maggioranza del 58 per cento, il 39 per cento ha detto che le minoranze intolleranti esistono da entrambe le parti del divario religioso, mentre il 12 per cento ha attribuito maggiori responsabilità alla parte musulmana, e il sette per cento agli occidentali.
La convinzione che le differenze fondamentali, e non le minoranze intolleranti, siano la causa primaria delle tensioni tra le due culture è più diffusa in Nigeria, dove è il 50 per cento degli intervistati a pensarla così; in Egitto e Portogallo (39 per cento), EAU (37 per cento), Brasile e Filippine (36 per cento), e Libano e Indonesia (35 per cento).
L’idea invece che la causa principale siano le minoranze intolleranti di entrambe le parti è invece più diffusa in Francia e Australia (68 per cento), e Messico (67 per cento), mentre il 28 per cento degli intervistati in Indonesia e una persona su cinque in Italia, Egitto, Kenya e India hanno attribuito la principale responsabilità alle minoranze intolleranti del mondo islamico.
Oltre all’Indonesia, l’idea che il conflitto violento tra mondo islamico e occidentale sia inevitabile è più diffusa in Egitto (43 per cento); Filippine e Germania (39 per cento), Nigeria (37 per cento); e Kenya (35 per cento). In ognuno di questi paesi, però, la stragrande maggioranza ritiene ancora più probabile che si troverà un terreno comune invece di arrivare al conflitto.
Tra i paesi dove la maggioranza crede che Islam e Occidente possano trovare un terreno comune, vi sono Italia (78 per cento), Gran Bretagna (77), Canada (73), Messico e Francia (69 per cento).
Le nazioni dove invece gli intervistati ritengono meno probabile che si possa trovare un terreno comune includono India (35 per cento); Indonesia (40); Filippine e Ungheria (42); Cile (45); Argentina, Polonia e Kenya (46 per cento); EAU (45); e Turchia, Russia e Germania (49 per cento).
Il 39 per cento dei tedeschi sembra ritenere più probabile che il conflitto violento sia inevitabile, la percentuale più alta che in qualsiasi altro paese europeo.
Quanto agli Stati Uniti, il 64 per cento ha detto di ritenere possibile trovare un terreno comune, rispetto al 31 per cento che crede inevitabile il conflitto violento.

