IRAQ: Soldati terrorizzati terrorizzano la popolazione

FALLUJAH, 11 gennaio 2007 (IPS) – Yassir, di dieci anni, impugnava una pistola di plastica al passaggio della pattuglia corazzata americana a Fallujah, gridando “Bang! Bang!”

Yassir non sapeva cosa stava per succedere. “Ho urlato a tutti di scappare, appena ho visto gli americani fare marcia indietro”, ha raccontato all’IPS Ahmed, di 12 anni, che era insieme a Yassir.

I soldati hanno seguito Yassir dentro casa, dove hanno cominciato a rompere tutto. “E questo, dopo aver picchiato brutalmente Yassir e lo zio, dicendo parole cattivissime”, ha aggiunto Ahmed.

Ma non sono solo i bambini, o la popolazione di Fallujah, ad essere terrorizzati.

“I soldati qui sono molto spaventati”, ha assicurato all’IPS Salim al-Dyni, uno psicoterapeuta in visita a Fallujah. Dyni ha riferito di aver letto rapporti di professionisti su soldati affetti da disturbi psicologici “mentre operavano in zone calde, e Fallujha per loro è la più calda e la più terribile di tutte”.

Dyni ha spiegato che proprio i soldati mentalmente disturbati stanno dietro alle peggiori atrocità. “La maggior parte degli omicidi commessi da soldati Usa sono il risultato delle loro stesse paure”.

Secondo la polizia locale irachena, a Fallujah ci sarebbero almeno cinque attacchi ogni giorno contro le truppe Usa, e più o meno lo stesso numero contro le forze di sicurezza del governo iracheno. Questa città nella rivoltosa provincia di al-Anabar a ovest di Baghdad è sotto assedio dall’aprile 2004.

Ciò significa rappresaglie contro la popolazione. “I funzionari americani mi hanno chiesto un centinaio di volte come i combattenti riescono ad ottenere le armi”, ha rivelato all’IPS un residente di 35 anni che è stato arrestato insieme a decine di altre persone durante un’incursione dell’esercito Usa nelle loro case nel quartiere Muallimin il mese scorso.

” (I soldati americani) mi hanno chiamato con i nomi peggiori, alcuni che capivo, altri no. Sentivo detenuti più giovani urlare sotto tortura, che ripetevano ‘Non lo so, non lo so’, probabilmente rispondendo alla stessa domanda che era stata rivolta a me”.

I soldati Usa reagiscono violentemente agli attacchi subiti.

Di recente, molte zone di Fallujah sono rimaste senza elettricità per due settimane, dopo che i soldati hanno attaccato la centrale elettrica a seguito di un’offensiva subita da cecchini.

”Sono rimasti colpiti Thubbat, Muhandiseen, Muallimeen, Jughaifi e quasi tutti quartieri occidentali della città. “Stanno punendo i civili perché in realtà non riescono a proteggere se stessi”, ha detto all’IPS un residente del quartiere di Thubbat. “Li sfido a catturare anche un solo cecchino che uccide i loro soldati”.

Molte delle persone uccise negli scontri sono civili. La principale protesta locale è che le forze Usa attaccano i civili a caso, per vendicare i loro colleghi uccisi negli attacchi compiuti dalla resistenza.

Secondo il Centro studi per i diritti umani e la democrazia, un’organizzazione non governativa con sede a Fallujah, sono stati seppelliti più di 5.000 civili uccisi dai soldati Usa nei cimiteri di Fallujah e nelle fosse comuni alla periferia della città.

”Almeno la metà delle persone decedute sono donne, bambini e anziani”, ha riferito all’IPS il co-direttore Mohamad Tareq al-Deraji.

Sembra che i soldati, sottoposti a un forte stress, si vendichino contro i civili manifestando una qualche forma di disordine da stress post-traumatico. Il 3 gennaio, l’IPS riportava che le nuove linee guida diffuse lo scorso dicembre dal Pentagono consentono ai comandanti di ri-arruolare i soldati che soffrono di simili disturbi.

Secondo il quotidiano militare Usa Stars and Stripes, i membri in servizio con “un disordine psichiatrico in remissione, o i cui sintomi residui non interferiscono con le prestazioni di servizio” possono essere reclutati in zone di guerra. Il disordine da stress post-traumatico viene definito un problema “curabile”. Steve Robinson, direttore di Veterans Affairs for Veterans for America, ha commentato al corrispondente dell’IPS Aaron Glants che “come laico, ed ex soldato, credo sia ridicolo”.

”Se ho un soldato che per dormire assume Ambien, Seroquel o Qanapin, o un qualsiasi altro farmaco psicotropo, non voglio che abbia un'arma in mano e faccia parte della mia squadra, poiché costituirebbe un rischio per sé e per gli altri”, ha affermato. “Ma a quanto pare, l’esercito la pensa diversamente sull’efficacia di un soldato in queste condizioni, e sostiene addirittura che possa lavorare bene”.