RUANDA/USA: Dove il sistema giudiziario fallisce, le donne intrecciano la pace

NEW YORK, 20 ottobre 2006 (IPS) – In Ruanda, le vedove del genocidio intrecciano cestini accanto alle mogli dei criminali di guerra, modellando il loro cammino verso la riconciliazione – e verso la ripresa economica – mentre i tribunali lottano per fare giustizia.

I cestini intrecciati sono stati per centinaia d’anni il principale prodotto artigianale del Ruanda, fondamentale per le comunità. Oggi, queste ceste stanno avendo grande successo nei grandi magazzini degli Stati Uniti, riavvicinando tutsi e hutu come i tribunali non potrebbero mai fare.

Nel grande magazzino Macy’s di New York, la settimana scorsa, alcune donne ruandesi hanno presentato una nuova linea di ceste, e spiegato la complessa tecnica di intreccio davanti a un pubblico entusiasta. A presentare le donne c’era Willa Shalit, un’artista e donna d’affari statunitense, punto di contatto tra Macy’s e le artigiane con il suo programma “Rwanda Path to Peace” (il cammino del Ruanda verso la pace).

”L’artigianato ruandese non è mai stato esportato a questi livelli prima”, ha detto Shalit.

L’impatto economico in Ruanda è stato significativo, in particolare nelle aree rurali, dove c'è più bisogno.

Grazie al progetto Rwanda Path to Peace, oggi ci sono 2.500 donne che fabbricano ceste in tutto il Ruanda. Il Fondo di sviluppo delle Nazioni Unite per le donne (UNIFEM), che offre supporto tecnico a questi gruppi di artigianato, sostiene il programma registrando una riduzione degli abusi domestici, poiché le donne sono in grado di provvedere alla famiglia e spesso coinvolgono anche i mariti. Gli artigiani positivi all’Hiv possono ora permettersi gli alimenti e le medicine fondamentali, e hanno acquisito maggiore rispetto da parte della comunità.

“Comprando una di queste ceste, una donna americana dà ad una donna ruandese un po’ di cibo, un po’ di vestiti, un po’ di vita”, ha detto Consolate Mukanyiligira di Avega, l’associazione ruandese delle vedove del genocidio, organizzazione ombrello dei diversi gruppi di artigianato.

Nato grazie agli sforzi di alcuni mastri artigiani in Ruanda, il programma delle ceste ha assunto oggi una portata internazionale. Quello che i loro creatori cercano non è solo il successo economico, ma un cammino verso la risoluzione laddove la giustizia ha fallito.

Dodici anni dopo una guerra civile che ha provocato fino a un milione di morti in 100 giorni, il sistema giudiziario ruandese è ancora stravolto e inadeguato. Fino a non molto tempo fa, le prigioni in Ruanda ospitavano 120.000 detenuti in attesa di giudizio per genocidio. Alcuni hanno aspettato per oltre dieci anni. Con una media di mille processi l’anno, ci vorrebbe più di un secolo per portarli tutti a termine.

Per accelerare questo processo, il Ruanda ha ripristinato un sistema tradizionale locale di tribunali di villaggio, i “Gacaca”. Le corti Gacaca rappresentano un ampio esperimento giudiziario comunitario, e molti osservatori legali concordano che si tratta della principale speranza per il paese verso una conclusione possibile.

Ma secondo alcuni attivisti per i diritti, il sistema dei Gacaca sarebbe in parte difettoso: la protezione dei testimoni è limitata; le procedure di prove e sentenze sono soggettive e incongruenti; i tribunali sono concentrati nelle città, e alcune aree rurali restano perciò incontrollate. Cosa ancora peggiore, è stata scoperta la partecipazione al genocidio di alcuni degli stessi giudici dei Gacaca.

La rete ruandese di artigiani si rivela efficace dove i Gacaca falliscono. La riconciliazione faceva parte del piano sin dall’inizio. Adesso, ogni gruppo di artigiani del programma Path to Peace comprende donne sia hutu che tutsi.

Le artigiane ruandesi si riuniscono generalmente in ampi gruppi, condividendo le attrezzature e lavorando a stretto contatto. I mastri artigiani insegnano le loro tecniche a chiunque voglia impararle.

“Per il modo in cui si lavora, bisogna stare insieme, non si può lavorare da soli”, ha spiegato Marie Claudine Mukamabano, una ballerina e attivista ruandese che adesso vive a Brooklyn. “E devi essere sereno con chi ti insegna”.

Uno di questi insegnanti è Pascasie Mukamulingo, considerata il migliore maestro intrecciatore nel paese.

Questo lavoro ha salvato la vita a Mukamulingo. Quando è scoppiata la guerra in Ruanda nel 1994, Mukamulingo, una tutsi, era a Kigali per vendere i suoi cestini. Quando è tornata nel suo villaggio, ha scoperto che quasi tutta la famiglia era stata uccisa.

C’era molta tensione nel villaggio, e i suoi vicini hutu non volevano rivolgerle la parola, per timore che cercasse vendetta. Dopo essersi alleata con un’artigiana hutu, Mukamulingo avviò un gruppo di artigiani intrecciatori chiamato Dufutanye, che significa “lasciateci lavorare insieme”.

“I cestini erano il mezzo migliore per riunire le persone”, racconta Mukamulingo. “Quando la gente che era in prigione per crimini di guerra usciva, voleva sapere come partecipare nel progetto delle ceste”.

Un giorno un tribunale Gacaca accusò un uomo hutu di aver ucciso il figlio di Mukamulingo. La moglie dell’assassino faceva parte di Dufutanye, e stava imparando ad intrecciare le ceste. Per vergogna, la donna lasciò il gruppo, ma Mukamulingo la invitò a rientrare.

Mukamulingo disegnò poi una nuova cesta, un recipiente per la frutta con un disegno a scacchiera bianco e nero, per simboleggiare l’unione tra hutu e tutsi.

“Non ho mai visto una riconciliazione tanto efficace”, ha commentato Shalit. “Se l’attenzione è rivolta a qualcos’altro, che si sta condividendo, ci si riavvicina in modo più naturale”.

Shalit ha contattato diverse imprese negli Usa per vendere le ceste attraverso il programma Path to Peace, ma ha scelto Macy’s perché era l’unica che voleva le ceste così come le donne le avevano disegnate, secondo i disegni tradizionali. Macy’s si è inoltre impegnata a garantire la sostenibilità del programma.

La prima collezione di ceste vendute da Macy’s a settembre 2005 si è esaurita velocemente, e le nuove linee sono ancora molto richieste. Ora Shalit cerca nuovi mercati per vendere le ceste in Europa e in Asia.