STOCCOLMA, 1 settembre 2006 (IPS) – Il Programma delle Nazioni Unite per l’Ambiente (UNEP) fa sapere che il crescente degrado ambientale dell’Africa potrebbe essere visto più chiaramente grazie alle immagini satellitari che ci giungono dallo spazio.
In occasione di una conferenza internazionale sull’acqua tenutasi nella capitale keniana, l’agenzia dell’Onu con sede a Nairobi ha presentato un nuovo atlante che mostra i cambiamenti ambientali “drammatici e dannosi” che attraversano il continente africano già allo stremo.
“Mi auguro che le immagini (satellitari) possano lanciare un monito al mondo. Se vogliamo sconfiggere la povertà e raggiungere gli obiettivi concordati globalmente entro il 2015, bisognerà far rientrare nell’equazione la gestione sostenibile dei laghi dell’Africa”, ha detto Achim Steiner, da poco nominato direttore esecutivo dell’UNEP.
“Altrimenti”, ha ammonito, “dovremo affrontare crescenti tensioni e instabilità nella misura in cui le popolazioni in aumento dovranno competere per le risorse più preziose per la vita umana”.
Queste risorse – quasi tutte già a rischio – comprendono i bacini fluviali dell’Africa, i laghi d'acqua dolce, le foreste, le lagune costiere e le riserve di specie protette.
L’atlante, diffuso durante la “settimana mondiale dell’acqua”, presenta le immagini satellitari di un’Africa che appare immacolata fino a qualche decennio fa, in contrasto con l’ambiente già degradato del continente come è oggi.
“Il rapido ritirarsi del lago Songor in Ghana, in parte come risultato della produzione intensiva di sale, e i cambiamenti anomali nel sistema fluviale dello Zambezi, in seguito alla costruzione della diga di Cabora Bassa, ricordano le immagini più familiari del prosciugamento di quasi il 90 per cento del lago Ciad”, riferisce l’UNEP.
Secondo l’agenzia Onu, il lago Songor risalta “nell’atlante come uno dei cambiamenti visivi più drammatici”. Descritto come una laguna costiera salmastra, questo lago del Ghana ospita pesci e tartarughe a rischio di estinzione, oltre ad una vasta popolazione di uccelli.
Nel dicembre 1990, il lago appare come una massa compatta d’acqua blu che si estende su 74 chilometri quadrati, mentre a dicembre 2000, il corpo acquoso si è ridotto ad un “pallido riflesso di ciò che era prima”.
La pubblicazione, intitolata “I laghi africani: Atlante del nostro ambiente che cambia”, include immagini satellitari che riportano il calo del livello dell’acqua del lago Vittoria, il più vasto dell’Africa, che oggi si trova a circa un metro sotto il livello dei primi anni ’90.
Con 30 milioni di persone che vivono intorno alle sue coste, il lago Vittoria sostiene una delle popolazioni a maggiore densità e tra le più povere al mondo.
Ma secondo l’UNEP, ben 150.000 chilometri quadrati, equivalenti a 25.000 campi di calcio, sarebbero rimasti colpiti dal degrado del suolo, di cui il 13 per cento in modo grave.
L’atlante mostra poi la deforestazione intensiva intorno al lago Nakuru, in Kenya, “in parte naturale, in parte per mano dell’uomo, (essa) risulta ben visibile dallo spazio”. L’UNEP registra un abbassamento del lago, da 43 a 40 chilometri quadrati nel 2000.
E le statistiche allarmanti proseguono: il Niger ha perso più dell’80 per cento delle sue terre bagnate da acque dolci negli ultimi 20 anni.
Circa il 90 per cento dell’acqua in Africa viene usata per l’agricoltura, di cui, secondo l’UNEP, dal 40 al 60 per cento viene dispersa a seguito di infiltrazioni ed evaporazione.
Inoltre, le immagini satellitari dal 1995 al 2001 mostrano la scomparsa delle verdi distese di giacinti prima presenti in molte baie dell’Uganda.
Un altro studio, “Vulnerabilità idropolitica e resilienza lungo le acque internazionali in Africa”, indica che le piogge e i flussi fluviali in Africa sono diminuiti progressivamente negli ultimi 30 anni. Ciò sarebbe in parte dovuto ai maggiori tassi di evaporazione causati dal cambiamento climatico.
“Gli attuali ritmi del consumo dell’acqua nel bacino del Volta (nell’Africa occidentale) hanno già ridotto al limite le risorse disponibili, e sarà sempre più difficile soddisfare nuove domande”, si legge nel rapporto redatto dall’UNEP insieme all’Università dell’Oregon (Usa).
Dal momento che la sostenibilità del bacino del Volta è a rischio, c’è urgente bisogno di una più stretta collaborazione tra gli Stati del bacino, per gestire congiuntamente le risorse acquifere dell’area. Il bacino è diviso tra sei paesi: Benin, Burkina Faso, Costa d’Avorio, Ghana, Mali e Togo.
Secondo lo studio, bisogna fare di più per rafforzare trattati e accordi giuridici tra le nazioni africane, in modo da ridurre le tensioni e prevenire l’instabilità nel futuro.
Un altro studio sulla “gestione dell’acqua oltreconfine”, del “Centro internazionale di Bonn per la conversione”, afferma che anche diversi bacini fluviali internazionali nell’Africa meridionale si troverebbero praticamente all’ultimo stadio, “il che significa che non rimane più acqua da destinare al consumo umano, che tutta l’acqua del sistema viene già utilizzata”.
Anche le quattro nazioni più sviluppate della regione – Botswana, Namibia, Sud Africa e Zimbabwe – “si trovano a dover affrontare una enorme penuria d’acqua”.
“Tutte hanno in comune bacini fluviali internazionali con altri Stati, e tutte devono affrontare importanti limitazioni alle loro prospettive economiche future, come risultato della incombente scarsità d’acqua”.

