AMBIENTE: I danni della Exxon contro la Terra

LONDRA, 13 febbraio (IPS) – Secondo uno studio di “Friends of the Earth”, un’unica compagnia petrolifera ha rilasciato nell’aria una quantità di anidride carbonica equivalente alle attuali emissioni annuali di combustibili fossili

Lo studio dei principali guardiani ambientali del globo riferisce che la Exxon Mobil ha prodotto 20,3 miliardi di tonnellate di emissioni di anidride carbonica nei suoi 120 anni di vita. Ciò corrisponde a tre volte le attuali emissioni annuali globali, e a tredici volte le emissioni annuali dei soli Stati Uniti.

La relazione di “Friends of the Earth International” (FoEI) afferma che il gigante del petrolio e i suoi predecessori, sin dalla fondazione della Standard Oil Trust nel 1882, hanno emesso tra il 4,7 e il 5,3 per cento di tutte le emissioni di anidride carbonica prodotte dall’uomo sull’intero pianeta.

La Exxon Mobil ha negato fermamente ogni accusa avanzata nel rapporto. La società opera in diversi paesi con il nome di Esso, Mobil, Imperial Oil, Tonen General ed Exxon.

Il rapporto “Exxon’s Climate Footprint” (L’impronta della Exxon sul clima) si basa su due studi in particolare, commissionati da FoEI, realizzati da esperti indipendenti di Stati Uniti e Nuova Zelanda.

“La ricerca doveva far quadrare i dati sul carburante utilizzato e quello venduto, calcolando le emissioni generate e inserendo i risultati in un programma informatico riconosciuto a livello internazionale”, ha osservato FoEI.

“Lo studio, basato sui dati pubblicati nei rapporti annuali della Exxon e su altre fonti, mostra anche l’impatto delle emissioni della Exxon sulle temperature del globo e sull’innalzamento del livello del mare”.

Secondo FoEI, questa è la prima volta che viene calcolato il contributo di un’impresa ai cambiamenti climatici del pianeta, “e può dimostrarsi vitale per spianare la strada alle richieste di risarcimento contro le imprese da parte delle vittime del surriscaldamento globale a causa dell’inquinamento provocato dall’uomo”.

Il rapporto FoEI indica che circa il 70 per cento delle emissioni da parte di imprese sono arrivate dopo il 1967, “quando gli scienziati hanno prodotto le prime ragionevoli e solide prove che il surriscaldamento terrestre poteva realmente verificarsi”.

Il cambiamento climatico a seguito del riscaldamento globale – dice il rapporto –, prodotto in gran parte dalle emissioni di anidride carbonica mette a rischio sopravvivenza centinaia di milioni di persone, a causa del cambiamento nei modelli di piovosità e tempeste violente.

FoEI afferma, citando gli studiosi, che un milione di specie rischia l’estinzione come risultato del surriscaldamento globale.

Lo studio ricorda che nel 1996 gli scienziati delle Nazioni Unite avevano avvertito che l’inquinamento operato dall’uomo cominciava ad avere effetti riscontrabili sul clima del pianeta. “Dopo quell’allerta, abbiamo avuto sette anni sui dieci peggiori quanto alle emissioni della Exxon Mobil”.

“Queste sono le migliori stime mai prodotte sul contributo della Exxon Mobil ai cambiamenti climatici”, afferma Peter Roderick, direttore del programma per la giustizia climatica di FoEI. “Dimostra che le emissioni della compagnia sono aumentate considerevolmente negli ultimi anni, come confermano gli studi sul clima. È una lettura essenziale per le presenti e future vittime dei cambiamenti climatici che volessero chiedere un risarcimento dall’impresa”.

Il rapporto sottolinea inoltre che gli azionisti istituzionali hanno già espresso preoccupazione per i rischi aziendali connessi al cambiamento del clima. Il “Carbon Disclosure Project” (Progetto di divulgazione del carbonio), che rappresenta 87 investitori istituzionali che gestiscono utili per oltre 9 mila miliardi di dollari, ha scritto alle 500 imprese più quotate nel mondo, chiedendo la divulgazione di informazioni sugli investimenti relativi alle loro emissioni di gas responsabili dell’effetto serra.

Criticando lo studio, una portavoce della Exxon Mobil ha dichiarato all’IPS che “sembra che Friends of the Earth suggerisca che è illegale essere nel commercio della fornitura di energia per i bisogni del pianeta”.

Secondo la portavoce, l’impresa dovrebbe esaminare le “basi, le metodologie e da qui l’accuratezza dei dati”, ma sostiene che in passato le relazioni del gruppo ambientalista sulla compagnia sono state “piuttosto sensazionalistiche, ma scarse nella sostanza”.

Le affermazioni che la Exxon Mobil non starebbe assumendo un atteggiamento costruttivo “sono totalmente infondate”, afferma ancora la portavoce. “L’impresa ha cominciato a conservare l’energia in raffinerie e impianti chimici, con un’efficienza del 37 per cento in più rispetto a 25 anni fa”. “E questo – ha proseguito – equivale a una riduzione delle emissioni di anidride carbonica di oltre 200 milioni di tonnellate”.

L’impresa sta anche “studiando nuovi sistemi energetici con emissioni di anidride carbonica molto ridotte e un carburante più efficace”, secondo la rappresentante della Exxon. La compagnia è “leader mondiale” nella diffusione dell’uso di gas naturale, un “modo interessante per rispondere alla crescente domanda di energia mondiale, con meno emissioni di anidride carbonica che di altri combustibili fossili”. L’impresa assicura che sta investendo “notevoli somme di denaro nello studio dei problemi climatici”.

La portavoce dice ancora che è “ridicolo” affermare che la posizione della Exxon Mobil nei confronti del clima possa influire sui suoi azionisti.

Tony Juniper, vicepresidente di FoEI, ha dichiarato all’IPS che la Exxon Mobil sta sicuramente contribuendo molto ai cambiamenti climatici, “ma lo fa finanziando le lobby che premono sull’amministrazione Bush per non farle firmare il Protocollo di Kyoto, che limita le emissioni”.

Gran parte degli studi scientifici finanziati dalla Exxon Mobil “non danno un’immagine corretta” del cambiamento del clima, assicura Juniper. “Se la società viene ritenuta responsabile in tribunale delle emissioni, è inevitabile che ci saranno conseguenze sul valore delle azioni”.

Nel frattempo, alla Exxon Mobil è stato imposto il pagamento di circa 7 miliardi di dollari a migliaia di abitanti dell’Alaska rimasti colpiti dalla perdita della petroliera Valdez (di proprietà della Exxon Mobil), nel 1989. Un giudice del tribunale federale di prima istanza ha ordinato alla compagnia di risarcire 4,5 miliardi di dollari per danni e circa 2,25 miliardi di interessi.

Il giudice ha ordinato la distribuzione del denaro tra i 32.000 abitanti dell’Alaska colpiti dal rovesciamento di 37.000 tonnellate nell’area di Prince William Sound. La Exxon Mobil ricorrerà in appello contro il provvedimento.