CITTÀ DEL MESSICO, 6 ottobre 2005 (IPS) – Il rapporto mondiale 2005 sugli investimenti, pubblicato la scorsa settimana simultaneamente a Ginevra, Nuova Delhi, New York e Città del Messico da Unctad (la Conferenza delle Nazioni Unite per il commercio e lo sviluppo), segnala che gli investimenti diretti internazionali (IDI) sono aumentati in America Latina e Caraibi del 44 per cento nel 2004, dopo quattro anni consecutivi di declino. Una crescita, secondo molti osservatori, che servirà solo ad aumentare i profitti delle multinazionali in una regione ancora segnata da povertà e disuguaglianze.
Secondo il rapporto Unctad, l’aumento degli IDI nella regione, che nel 2004 ha ricevuto 68 miliardi di dollari, è stato il secondo più importante nel Sud in via di sviluppo, dopo quello di Asia e Oceania.
È una buona notizia per le multinazionali che operano all’estero, che hanno visto così aumentare i loro profitti, ma non per i 224 milioni di poveri e i 96 milioni di indigenti della regione.
“L’investimento estero in sé non promuove niente (in materia di sviluppo sociale), ha un ruolo secondario”, ha detto all’IPS Tagi Sagafi-nejad, docente di amministrazione d’impresa all’Università internazionale del Texas, e tra i membri della commissione che ha presentato il rapporto nella capitale messicana.
Anche Cristina Casanueva, ricercatrice presso l’Università iberoamericana del Messico, e membro della commissione, ha un’opinione analoga: “Per gli investimenti esteri non conta la povertà, o che ci sia o meno democrazia in questo o quel paese”, ha segnalato all’IPS.
Brasile e Messico sono stati tra i principali beneficiari nella regione in tema di IDI nel 2004, con il 52 per cento del totale. Sono i paesi più grandi e popolosi, ma anche quelli con maggiori disuguaglianze sociali.
L’effetto redistribuivo degli IDI dipende direttamente dalle strategie e regolamentazioni di ciascun paese, ha sottolineato Casanueva. Ciononostante, l’investimento estero, “al quale ora non è più possibile rinunciare”, crea occupazione e risorse.
L’America Latina, la regione con il maggiori divario tra ricchi e poveri nel mondo, è una meta particolarmente seducente per gli IDI, e comincia ad essere anche fonte di investimenti in altre regioni.
Secondo l’Unctad, tra le imprese che investono all’estero ci sono la messicana Cementos de México e America Móvil, e il consorzio statale petrolifero Petrobras, brasiliano: compagnie che sono già tra le più grandi nel mondo in via di sviluppo.
Gli investimenti delle imprese messicane e brasiliane fuori del loro territorio nel 2004 ammontavano a 11 miliardi di dollari.
“Abbiamo molti miliardari qui e attiriamo molto denaro dall’estero, ma questo non è ancora sufficiente per abbattere la povertà, il che è paradossale”, ha commentato all’IPS il consulente finanziario internazionale Francisco Rivas.
Secondo uno studio della Banca mondiale, intitolato “Disuguaglianza in America Latina e Caraibi: una rottura con la storia?”, il 10 per cento più ricco della popolazione della regione incassa tra il 40 e il 47 per cento del reddito totale, mentre il 20 per cento più povero raccoglie appena tra il 2 e il 4 per cento.
“L’America Latina soffre di un’enorme disuguaglianza. Il paese della regione con la minore disparità di reddito è comunque più disuguale di qualunque altro paese dell’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (OCSE) o dell’Europa orientale”, segnala lo studio.
“Si tratta di un fenomeno esteso, che caratterizza ogni aspetto della vita, come l’accesso all’educazione, la salute e i servizi pubblici; l’accesso alla terra e ad altri beni; il funzionamento dei mercati del credito e dei lavori regolari, e la partecipazione e l’influenza politiche”, prosegue.
È positivo che giungano maggiori investimenti stranieri nella regione, ma ciò non implica che i paesi abbiano “risolto i loro problemi legati agli scarsi benefici derivanti dalla presenza di imprese multinazionali nel proprio territorio”, avverte la Commissione economica per America Latina e Caraibi (Cepal).
Nel suo rapporto sugli investimenti esteri 2004 pubblicato a marzo, l’agenzia delle Nazioni Unite (Onu) afferma che la regione deve aumentare gli sforzi per attrarre investimenti esteri di migliore qualità; ciò significa che i paesi della regione devono migliorare le politiche e le istituzioni che gestiscono gli IDI, in modo da beneficiare in pieno della presenza di imprese multinazionali.
Secondo Unctad, i maggiori incrementi di IDI nel 2004, confrontati con gli anni precedenti, si sono registrati in Argentina, Brasile, Colombia, Cile, Messico e Perù, mentre ci sono stati cali in Bolivia, Ecuador e Venezuela.
L’aumento degli IDI nella regione è legato ad una combinazione di fattori locali e mondiali, come la crescita economica globale, l’elevata domanda di beni primari e l’adozione di politiche favorevoli da parte di alcuni governi, segnala sempre il rapporto.
Nell’ambito mondiale, gli IDI hanno totalizzato 648 miliardi di dollari nel 2004, il due per cento in più rispetto all’anno precedente.
Per il 2005 si attendono ulteriori aumenti negli investimenti di America Latina e Caraibi, segnando così una tendenza diversa dal periodo di stagnazione registrato tra il 1999 e il 2003, aggiunge lo studio.(FINE/2005)

