NAZIONI UNITE, 18 settembre 2005 (IPS) – I gruppi femminili della società civile si stanno congratulando tra loro per gli importanti progressi previsti dal documento finale del Vertice mondiale delle Nazioni Unite, relativi alla partecipazione delle donne ai processi di pace e sicurezza.
Il documento impegna gli stati membri a mettere in atto la Risoluzione 1325 del Consiglio di sicurezza dell’Onu su Donne, pace e sicurezza. Approvata nel 2000, tale risoluzione promuove il ruolo delle donne nella costruzione della pace e nella prevenzione dei conflitti.
L’obiettivo originario del vertice di tre giorni, terminato venerdì, era di analizzare i progressi compiuti dalle nazioni più povere del mondo sugli otto Obiettivi di sviluppo del millennio (MDG) decisi nel 2000, che prevedono, tra l’altro, di dimezzare fame e povertà estreme entro il 2015, promuovere l’uguaglianza di genere e dare maggior potere alle donne.
Mentre la discussione su alcuni degli MDG sembra essere stata messa da parte in questo incontro di più di 170 capi di stato e di governo, i gruppi femminili hanno riportato una vittoria sull’Obiettivo 3.
”La Risoluzione 1325 è una pietra miliare nella politica globale”, afferma Mavic Cabrera-Balleza, dell’International Women's Tribune Centre (IWTC). “Riconosce per la prima volta le differenze dell’impatto che i conflitti violenti hanno sulle donne e sugli uomini, e il ruolo chiave femminile nella costruzione della pace e nella risoluzione dei conflitti”.
Nonostante le donne spesso non siano di fatto dei combattenti, sono particolarmente vulnerabili alla violenza di genere in situazioni di guerra e di conflitto. Stupri, schiavitù sessuale e aggressioni sono armi comuni della guerra, come recentemente testimoniato nei conflitti di Balcani, Rwanda, Congo.
La risoluzione chiede inoltre ai governi nazionali e alle strutture intergovernative di coinvolgere le donne nel processo decisionale su pace e sicurezza, e include provvedimenti per proteggerle durante i conflitti.
I gruppi femminili si battono in favore di meccanismi più adeguati per riferire le violenze di genere durante i conflitti e chiedono una maggiore partecipazione delle donne a tutte le fasi del processo decisionale.
”Il documento finale del vertice mette in relazione la Risoluzione 1325 con il Vertice Mondiale, preparando così il terreno al meeting del Consiglio di sicurezza dell’Onu di ottobre”, sostiene Vina Nadjibulla, che rappresenta all’Onu la Chiesa dei metodisti uniti.
Il Vertice discuterà inoltre la creazione di una “Commissione per la costruzione della pace”, progetto approvato dal Segretario generale dell’Onu, Kofi Annan. L’organismo proposto svilupperebbe strategie per aiutare i paesi che escono da un conflitto e coordinerebbe le attività degli attori principali.
Al vertice, i gruppi femminili hanno chiesto di formalizzare la presenza delle donne in questa commissione, per lavorare a livello globale con le organizzazioni della società civile. “Molti sono i conflitti in corso”, afferma Cabrera-Balleza, “e la commissione deve contribuire a sostenere il processo di pace in questi luoghi cruciali”.
Una divergenza lampante nel documento finale del vertice riguarda il disarmo. “Il documento omette l’intera questione”, ha dichiarato Nadjibulla all’IPS. “Non si può parlare di pace e sicurezza delle donne senza parlare di disarmo, e non può esistere la pace senza il disarmo”.
Le organizzazioni femminili hanno combattuto per la partecipazione all’agenda di pace e sicurezza nel sistema dell’Onu. “Vi è stata molta collaborazione tra i gruppi femminili“, ha dichiarato June Zeitlin, direttrice dell’Organizzazione delle donne per l’ambiente e lo sviluppo. “Grazie alla nostra esperienza, siamo riuscite a portare sulla scena diverse questioni, e ciò ha contribuito ad una solida integrazione di genere in questi importanti processi globali”.
Tuttavia, le organizzazioni femminili - e in generale i gruppi della società civile - hanno espresso preoccupazione di fronte alla scarsa consultazione con i rappresentanti non governativi presenti al vertice.
Per includere le donne, l’IWTC ha agevolato una serie di ciber-dialoghi tra le attiviste per la pace in Africa e nell’area asiatica del Pacifico, collegandole online con i politici che partecipavano al Vertice Mondiale. In tal modo, durante la settimana è stato garantito ascolto alle donne nei corridoi del potere delle Nazioni Unite, nonostante siano state fisicamente escluse dai dibattiti politici in corso.
”Il Vertice Mondiale deve riconoscere la volontà delle donne di lavorare con i governi e con gli altri attori agli Obiettivi di sviluppo del millennio, per porre fine alla povertà e promuovere l’uguaglianza di genere”, ha dichiarato Cabrera-Balleza. “Le organizzazioni femminili devono essere considerate alla pari dei governi e del settore privato per partecipare in modo significativo al dialogo su queste importanti questioni”.
*Questo articolo è stato scritto per il Giornale per gli Obiettivi di sviluppo del millennio TerraViva.

