SVILUPPO: Il mondo di fronte alla prospettiva di mega-baraccopoli brulicanti

NAZIONI UNITE, 17 settembre 2005 (IPS) – Secondo un nuovo rapporto del Programma delle Nazioni Unite per gli insediamenti umani (UN-HABITAT), i governi dovranno procedere alla costruzione di circa 96.150 unità abitative al giorno, se vorranno combattere l’imponente crisi urbana del prossimo futuro.

Il rapporto, intitolato “Finanziare l’alloggio urbano”, esplora le sfide dello sviluppo urbano nel più ampio contesto degli Obiettivi di sviluppo del millennio (MDG, Millennium Development Goals), che comprendono un miglioramento significativo per almeno 100 milioni di abitanti delle baraccopoli entro il 2020.

Circa la metà dei sei miliardi di abitanti del mondo vive già nelle città. Di questi, un terzo abita in baraccopoli. ”La crisi è già arrivata”, riferisce il rapporto. “Gli sfratti massicci dalle aree urbane di Zimbabwe, Mumbai, India, Malawi sono parte di un problema più esteso di finanziamento dell’alloggio urbano”.

Anna Tibaijuka, direttrice esecutiva di UN-HABITAT, ha dichiarato che, secondo stime recenti, entro il 2030 più di due miliardi di persone si sommeranno al numero di abitanti delle città nei paesi in via di sviluppo. Per soddisfare i bisogni di questa popolazione aggiuntiva, ogni anno, per i prossimi 25 anni, dovrebbero essere costruite circa 35 milioni di nuove unità abitative.

Tibaijuka ha sottolineato l’attuale contraddizione di “alloggio accessibile ma inadeguato e alloggio adeguato ma inaccessibile”, aggiungendo che la soluzione per prevenire la nascita di nuove baraccopoli sarebbe l’edilizia sovvenzionata dallo stato.

Tuttavia, se non verranno stanziate adeguate risorse finanziarie per lo sviluppo dell’alloggio e dei servizi urbani, tra cui acqua pulita e sistemi fognari, miliardi di persone rimarranno nella trappola della povertà, in condizioni abitative deplorevoli, salute scarsa e bassa produttività, aumentando significativamente la minaccia delle enormi baraccopoli odierne.

La funzionaria ha dichiarato che una delle sfide chiave degli MDG in questo ambito è “mobilitare le risorse finanziarie necessarie sia per migliorare le baraccopoli, sia per prevenirne la formazione, fornendo abitazioni nuove ed economicamente accessibili su larga scala ai gruppi di reddito inferiore”. Questi sforzi porterebbero anche a comprendere la centralità della progettazione urbana, elusa in molte parti del mondo.

Il rapporto evidenzia inoltre i punti di forza e i limiti delle attuali tendenze nei tradizionali finanziamenti ipotecari. Negli ultimi dieci anni, tali finanziamenti si sono estesi diventando sempre più accessibili in molti paesi, ma solo famiglie con reddito medio o alto vi hanno accesso, mentre i poveri ne vengono generalmente esclusi. UN-HABITAT sottolinea che è nell’interesse dei governi aprire il mercato ipotecario ai gradini più bassi della scala del reddito, poiché estendere la proprietà immobiliare è vantaggioso per l’economia, per la società e per la politica.

”Se non puoi dare casa a coloro che sono relativamente ricchi, non potrai mai essere d’aiuto ai poveri”, ha detto Tibaijuka ai giornalisti.

La maggioranza delle famiglie povere urbane può solo permettersi di costruire le proprie abitazioni per gradi, quando le risorse finanziarie sono disponibili, ha dichiarato. In risposta, negli ultimi anni sono emerse istituzioni di microfinanziamento per la casa e iniziative nell’ambito della comunità.

Secondo il rapporto, i piccoli prestiti a breve termine da uno a otto anni per somme che vanno dai 500 ai 5000 dollari sono più utili per l’edilizia di recupero, rispetto ai grossi prestiti a lungo termine promossi dal mercato ipotecario.

È inoltre fondamentale, prosegue il rapporto, che aumenti il numero delle istituzioni che erogano i prestiti nel settore del microfinanziamento immobiliare. Le garanzie sono un meccanismo importante per estendere le istituzioni di microfinanza ad altri erogatori e dedicarsi all’attuale problema di insufficienza di capitale.

Naison Mutizwa-Mangiza, capo della Divisione per l’analisi politica e il dialogo di UN-HABITAT e autore del rapporto, ha dichiarato che la sfida del credito sta nel fatto che il costo di una casa era tipicamente da 2,5 a sei volte il salario annuale medio, indice che è cresciuto di circa 10 volte nei paesi in via di sviluppo.

Il rapporto analizza i sussidi con tasso di interesse, le ipoteche tradizionali, le ipoteche secondarie e la crescente diversificazione di chi può offrire l’ipoteca. Una delle sfide fondamentali, soprattutto nei paesi in via di sviluppo e con economie di transizione, è costituita dai bassi margini di risparmio interno, sia privato che pubblico. Una delle conclusioni del rapporto si riferisce alla necessità di impiego rapido e di generazione di reddito, ha rivelato Mutizwa-Mangiza, facendo notare che il divario tra reddito e prezzi delle case sta aumentando in molti paesi, rendendo ai giovani impossibile l’acquisto della prima casa.

Dal 1997 al 2004, ad esempio, i prezzi delle case sono cresciuti del 112 per cento in Australia, del 139 per cento in Gran Bretagna, e del 227 per cento in Sud Africa. Questo richiede uno spostamento nel settore pubblico dalla costruzione diretta verso l’aiuto all’acquisto con sovvenzioni dirette, ha dichiarato Mutizwa-Mangiza.

Circa il 70 per cento degli investimenti immobiliari nei paesi in via di sviluppo avviene attraverso l’edilizia di recupero, che naturalmente non è accettata dalle istituzioni tradizionali per il finanziamento ipotecario. Per affrontare tale necessità, è nata recentemente la microfinanza per l’alloggio, ma in molti paesi la sua diffusione è ancora ridotta. Vi è inoltre una crescente preferenza a concedere prestiti alle donne.

Secondo Tibaijuka, serve un investimento massiccio che coinvolga realmente i governi, perché gli alloggi adeguati non nasceranno da soli. Le amministrazioni devono aderire al principio fondamentale dell’agenda UN-HABITAT, “alloggio adeguato per tutti”.

Mentre la microfinanza ha offerto opportunità interessanti, l’aiuto pubblico e la cooperazione internazionale sono ancora carenti. In particolare, sarebbe necessario l’aiuto internazionale per un sistema globale di assistenza ai poveri.

Tibaijuka ha rivelato che in Brasile, che vanta tra le migliori pratiche al riguardo, sono in corso molti programmi per il miglioramento delle baraccopoli e la risistemazione dei poveri urbani.