HELSINKI, 16 settembre 2005 (IPS) – Ai colloqui sullo sviluppo internazionale della Conferenza di Helsinki tenutasi la scorsa settimana dovrà seguire l'azione, concordano i leader dei governi e della società civile, molti dei quali si sono sentiti a disagio nel sentire parole che non portano da nessuna parte.
Il modello di sviluppo noto come “approccio multi-stakeholder” (pluri-soggetto) è già di per sé una conquista della conferenza, ha spiegato all'IPS Ilari Rantakari, ambasciatrice alla Conferenza di Helsinki del ministero degli affari esteri finlandese.
“Ci auguriamo che possa condurre all'azione dando risalto all'approccio multi-stakeholder, e che questo approccio venga portato avanti ulteriormente alle Nazioni Unite, agli incontri intergovernativi e in altre occasioni”, ha detto Rantakari.
L'approccio segna una mossa ambiziosa da parte della Finlandia per influenzare i progressi verso lo sviluppo, nel corso del Processo di Helsinki. Questo processo, alla sua seconda fase dopo gli sforzi finlandesi per la difesa dei diritti in Russia all'epoca della guerra fredda, fu lanciato nel 2002 insieme alla Tanzania.
In questa nuova fase, il Processo di Helsinki intende costruire nuovi mezzi per lo sviluppo, mediante l'uso dell'approccio multi-stakeholder, portando la società civile, i governi e le imprese al tavolo dei negoziati per prendere decisioni e poi passare all'azione, con l'obiettivo di colmare il divario tra il Sud in via di sviluppo e il Nord industrializzato.
Questo approccio punta a dare rilievo alla società civile e alla partecipazione delle imprese, con la presenza di rappresentanti governativi pronti ad ascoltare e attuare.
I governi coinvolti – noti come gli “amici del Processo di Helsinki” – comprendono: Algeria, Brasile, Canada, Egitto, Ungheria, Malaysia, Messico, Sud Africa, Spagna e Tailandia, oltre a Finlandia e Tanzania. I ministri di questi paesi hanno stabilito di mettere in atto le raccomandazioni alla conferenza, la scorsa settimana.
I ministri hanno concordato di passare all'azione in alcuni ambiti specifici, tra cui corruzione, governance globale, parità di genere, traffico di essere umani, tecnologia dell'informazione e della comunicazione, povertà e sviluppo, e migrazione.
“Ma stiamo ancora esaminando gli scambi che abbiamo avuto alla conferenza e traendone le conclusioni”, ha detto Rantakari all'IPS. “A seguito dei dibattiti, dei desideri e delle aspettative, avremo bisogno di due anni per tentare di portare a termine le proposte della tavola rotonda”.
L'idea delle tavole rotonde prosegue dopo cinque di questi incontri, tra cui la conferenza del 7-9 settembre. “Si era deciso di proseguire le tavole rotonde con gli amici del Processo di Helsinki”, ha detto Rantakari. Le proposte fatte ai colloqui di Helsinki “verranno esaminate a fondo nei prossimi mesi”.
I ministri dei paesi “amici” hanno concluso l'incontro con la speranza che, data la complementarietà delle idee emersa in questa ed altre conferenze, “dovrebbe essere possibile raggiungere il consenso su un programma comune incorporando i loro elementi chiave e gli obiettivi, purché non manchi la volontà politica”.
Ma i ministri hanno ammesso delle perplessità riguardo alla volontà politica.
“I nostri timori derivano dal fatto che la volontà politica necessaria per attuare le riforme dovute nella governance globale si deve ancora sviluppare a pieno”, affermano in una dichiarazione. “Al mondo non mancano le proposte per risolvere i problemi globali, ma è chiaro che la volontà politica e le risorse sono essenziali per l'attuazione di queste proposte”.
Mary Robinson, ex presidente dell'Irlanda e attuale presidente di Ethical Globalisation Initiative, un impegno che lei guida verso una globalizzazione più equa, ha detto alla fine della conferenza che adesso il Processo di Helsinki mobiliterà un'ampia sfera di consultazioni. Il lavoro sarà coordinato da un piccolo gruppo di una decina di persone che si incontreranno almeno ogni mese.
Robinson si dice stanca di documenti che non conducono da nessuna parte. Questo processo sarebbe una spinta all'azione, ha osservato. “Non inventiamo niente che non sia già stato inventato”.
Gran parte del lavoro successivo dopo la conferenza sarà di “mobilitare la volontà politica”, tema dell'incontro.
“In quanto amici del Processo di Helsinki – hanno dichiarato i ministri dopo la conferenza -, crediamo che per risolvere le sfide più difficili nel nostro mondo globalizzato occorra una cooperazione intensificata tra tutti i maggiori attori: governi, società civile, e settore delle imprese”.
“Riteniamo che questo approccio multi-stakeholder accresca notevolmente la credibilità, la fattibilità, e l'attuazione pratica delle proposte”, hanno detto. Ma hanno anche sottolineato che i governi “continuano a essere responsabili delle decisioni su diverse riforme e sulla loro attuazione”.
I governi che hanno aderito al Processo di Helsinki potrebbero rappresentare un'occasione di verifica per attuare ciò che hanno concordato. I gruppi della società civile potrebbero monitorare ciò che i governi faranno nei loro rispettivi paesi a seguito di ciò che è emerso alla conferenza.
Ma all'incontro non è stato concordato nessun piano formale per tenere d'occhio la fase di attuazione.

