SANA,A, 26 luglio 2005 (IPS) – L’improvviso aumento del costo del carburante è più di quanto qualunque abitante povero di questo paese dissanguato avrebbe potuto sopportare.
Il governo dello Yemen ha di recente abolito i sussidi su tutti i prodotti petroliferi, provocando un rincaro del 100 per cento sul prezzo della benzina, del 200 per cento sul diesel e del 50 per cento sul prezzo del gas.
La decisione segue una massiccia pressione sul governo da parte della Banca Mondiale e del Fondo monetario internazionale (FMI), per tagliare le sovvenzioni e introdurre una tassa sulle vendite, con lo scopo di limitare la spesa pubblica.
Non sono in molti nello Yemen, paese a sud-ovest della penisola araba, a sapere dei circa 300 miliardi di dollari all’anno che i paesi occidentali pagano proprio ai loro agricoltori, e dei miliardi di dollari dati sotto varie forme come contributo alle imprese. L’FMI non ha convinto i governi occidentali ad annullare queste sovvenzioni, ma è riuscito a piegare il governo yemenita.
Gli aumenti annunciati colpiranno in modo particolare i più indigenti: si prevede una drammatica maggiorazione nel costo dei trasporti fondamentali e delle materie prime dipendenti dal trasporto.
Dopo l’annuncio, mercoledì scorso, sono scoppiati scontri spontanei nella capitale Sana'a e in altre città come Taiz, Dhamar, Mahweet, l-Jawf, Marib, Dalee e Ibb; almeno 13 persone sono rimaste uccise e molte altre ferite.
Sulle strade di Sana'a, i dimostranti hanno chiesto ”le dimissioni del governo”. ”Abbasso il governo”, gridavano, “Niente più oppressione e povertà”. Si sono riuniti di fronte al palazzo presidenziale e hanno marciato lungo le vie principali, accusando governo e istituzioni private. Molti uffici non hanno aperto per tutta la giornata o sono stati chiusi in anticipo.
I manifestanti hanno lanciato sassi sulla polizia che tentava di metterli in fuga con gas lacrimogeni. Hanno tirato pietre agli uffici del consiglio dei ministri e sulla casa del vicepresidente Abdu Rabu Mansour.
Le sedi del partito di governo, il Congresso generale del popolo, sono state saccheggiate e distrutte in diversi governatorati. A Sana'a, una filiale della Banca Al-Rafidain è stata incendiata e i dimostranti hanno cercato di bruciare il palazzo della Banca centrale dello Yemen. Durante la giornata di scontri, si poteva vedere il fumo nero da ogni punto della capitale.
A Marib, 120 km a nord di Sana'a, 11 autocisterne di benzina e gas sono state bloccate per impedirne l’ingresso in città. I proprietari delle stazioni di servizio hanno dichiarato uno sciopero nazionale.
All’inizio di quest’anno, il governo aveva annunciato la necessità di tagliare i contributi sui prodotti petroliferi per provvedere alle riforme e ridurre il disavanzo, sostenendo che l’aumento era un’esigenza globale. Aveva dichiarato che ciò non avrebbe determinato alcuna maggiorazione dei prezzi, decidendo invece all’improvviso di attuarla.
Hamid al-Ahmar, parlamentare del partito islamico Islah, ha dichiarato che la decisione di aumentare i prezzi è stata “mentalmente paralizzata” e ”non razionale”.
Il primo ministro Abdul-Qader Ba-Jamaal è apparso sulle reti nazionali dicendo che la gente è stata troppo impaziente nel protestare contro misure che non ha compreso. “Se le persone avessero aspettato una o due settimane, avrebbero visto il lato positivo di questa decisione”, ha proseguito. ”Elementi corrotti hanno incoraggiato la partecipazione a manifestazioni così distruttive“, ha aggiunto.
I partiti dell’opposizione hanno condannato le devastazioni, ma hanno accusato il governo. “Ha ignorato le richieste di uno studio più esteso della strategia delle riforme economiche”, riferisce una loro dichiarazione congiunta. “L’esecutivo sta chiudendo gli occhi di fronte al fatto che 11 milioni di yemeniti vivono sotto la soglia di povertà”. Lo Yemen ha una popolazione di 21,5 milioni di persone, e il prodotto interno lordo (PIL) pro capite è di 510 dollari. Quello degli Stati Uniti è di 40.100 dollari.
”La promessa del governo di mantenere i prezzi bassi era una grande bugia”, ha detto all’IPS l’economista Saif al-Assali. “Aveva dichiarato che l’abolizione dei contributi sarebbe stata accompagnata da un nuovo contratto salariale, ma non è stato così”.
Ali al-Sarari, membro del Partito socialista yemenita ha dichiarato che il governo sta ingannando la popolazione. “Dire che l’aumento del prezzo è una necessità globale è illogico”, ha detto all’IPS. “Le nostre condizioni miglioreranno se il governo combatterà onestamente la corruzione e sfrutterà bene le risorse naturali”.
L’agitazione arriva proprio due giorni dopo che il Presidente Ali Abdullah Saleh aveva annunciato che non avrebbe corso per un altro mandato nelle elezioni previste per il prossimo anno. Saleh guida il paese da 27 anni.

