JAKARTA, 15 giugno 2005 (IPS) – Negli ultimi due anni, la provincia indonesiana di Java ovest è stata regolarmente colpita da disastri naturali – fenomeni di erosione, violente tempeste, inondazioni, siccità prolungata – che hanno portato al collasso l’economia della provincia.
Nella provincia dall’inizio del 2005, le inondazioni hanno colpito almeno 26.000 ettari di campi di riso, in 6112 dei quali non ci sarà raccolto.
Contemporaneamente, colline e montagne – straordinari elementi del panorama – vengono fatte esplodere e trasformate in insediamenti, mentre si estendono le periferie delle città e nascono cittadine in aree rurali.
Ovunque manca una pianificazione per la gestione e lo sviluppo del territorio: le foreste vengono tagliate e rase al suolo; le fabbriche vengono installate lungo i fiumi dove è possibile scaricare i rifiuti senza adeguato trattamento; i pesci sono probabilmente scomparsi e le antiche pratiche di pesca, bagno e lavaggi al fiume vanno lentamente estinguendosi.
I tentativi del governo di fermare la distruzione ambientale non hanno attecchito e gli ecologisti cercano soluzioni alternative. Gli attivisti hanno intravisto un’opportunità nelle migliaia di scuole coraniche (“pesantrens” in indonesiano) presenti nell’area.
L’Istituto indonesiano per le Scienze (LIPI) sta istituendo un’alleanza strategica con le scuole che insegnano a studenti di tutte le età ad usare i testi classici islamici, con un corso di studi che include teologia, legge, comportamento e norme sociali.
Oggi gli studenti, con il sostegno finanziario della Banca Mondiale, vengono preparati anche alla coltivazione per favorire il rinnovamento delle risorse naturali che li circondano.
Secondo i dati del ministero delle religioni, 1311 dei “pesantrens” di Java ovest si trovano in aree montuose, 1065 in zone agricole, 87 sulla costa e 114 lungo i fiumi.
Nel corso degli anni, le scuole hanno introdotto nei corsi di studio insegnamenti che riflettono la loro stretta relazione con la terra, come agricoltura, zootecnia e conservazione dell’ambiente sociale e naturale.
Le istituzioni sono influenti anche nei “kampong”o villaggi e nelle aree circostanti, e mobilitano decine di migliaia di abitanti per riattivare i terreni aridi e depressi e le aree prostrate dall’erosione, convincendoli che salvare l’ambiente è un dovere religioso.
L’impegno dei “pesantrens” a favore della sostenibilità ambientale è innegabile. L’Islam porta con sé messaggi forti sulla conservazione e attribuisce alla questione grande valore. Molti versi del Corano e degli hadit (le massime del Profeta) affermano il significato centrale della salvaguardia dell’ambiente.
Gli studenti e le loro guide si considerano i guardiani del proprio territorio. “Proteggere l’ambiente è un dovere religioso”, dichiara KH Mansyur Ma'mun, a capo del collegio Al-Amanah di Cililin, nel distretto di Bandung.
Questo movimento di “rinverdimento” dei “pesantren” ha trasformato il villaggio collinoso di Pasir Meong, che appena tre anni fa appariva secco e spoglio, in una zona verde e fiorita, con diverse qualità di alberi da frutto, come avocado, rambutan, jengkol e suren. Gli abitanti dei villaggi lavorano con entusiasmo nelle loro fattorie, irrigando le giovani piantagioni e pulendo le erbacce intorno alle piante.
Anche i terreni più difficili lungo il Lago Saguling sono pieni di alberi da frutto, e attirano la gente a passeggiare lungo il lago per raccogliere i frutti. Al-Amanah ha avviato il progetto “verde” nel 2003, incoraggiando gli abitanti dei villaggi locali ad usare la terra abbandonata e a procurarsi così il loro stesso sostentamento.
Gli sforzi del governo per risanare l’area sono invece vaghi. Dopo aver imposto una moratoria per la rilevazione geologica di Java ovest, l’Indonesia ha lanciato la Campagna nazionale per la Reintegrazione della terra e della foresta. Nel 2004, la campagna aveva stabilito come obiettivo 500.000 ettari di terreno depresso da ricoltivare ogni anno, 219.852 ettari situati in aree forestali e 280.148 ettari sparsi su 373 distretti e città. Quest’anno, l’obiettivo è di 600.000 ettari; per il 2006, 700.000 ettari; e per il 2007, 900.000 ettari.
Ma l’attività del 2005 non è ancora iniziata e milioni di alberi piantati nel 2004 sono morti. Il quotidiano “Pikiran Rakyat” ha riferito che, nei terreni risanati, almeno 19 milioni di alberi sono andati perduti.
KH Mansyur Ma'mun è deciso a fare di Pasir Meong una storia di successo, nonostante sia ancora all’inizio di uno sforzo più ampio programmato nei prossimi cinque anni: “Siamo decisi a convertire i terreni più difficili lungo il Lago Saguling in località agrituristiche”.
Ad oggi, gli sforzi si sono spostati al di là del lago, sulle colline intorno alla diga di Saguling, divenute molto più verdi. Gli abitanti dei villaggi hanno grandi aspettative sui risultati economici dell’impresa, nonostante solo il tempo potrà dire se i vantaggi arriveranno davvero alle popolazioni rurali.
Anche la scuola di Al-Washilah nel distretto di Garut sta lottando per risanare i terreni depressi sparsi tra insediamenti, montagne, aree collinari e le stesse piantagioni che appartengono al Corpo forestale dello Stato, a Perhutani.
Orientati dal Pondok Pesantren Communication Forum delle scuole, studenti e abitanti dei villaggi contribuiscono insieme alla Campagna di conservazione e coltivazione, piantando e coltivando le semenze per rendere efficienti 35.000 ettari in aree depresse. Per ora, il loro lavoro sta rispettando i tempi.
Gli “ulema” di Garut, studiosi coranici, sono andati oltre e hanno emesso una “fatwa”, o decreto religioso, secondo cui danneggiare la natura costituisce una grave violazione della legge islamica, aggiungendo che piantare alberi e salvaguardare l’ambiente è un dovere dell’individuo, mentre compito della comunità è di proteggere e riabilitare il territorio più vasto. Coloro che provocano danni alla natura possono essere puniti secondo il codice della Shariah per aver commesso gravi peccati.
Thantowi Yahya Musaddad, capo della scuola di Al-Washilah, ha compiuto uno sforzo immane in favore dell’ambiente, componendo anche un “shalawat lingkungan”, o inno di lode al profeta Maometto, con messaggi ecologisti.
”Sento questa campagna come una missione”, ha dichiarato in un’intervista. “Oggi la gente inizia a vederla come me. È una questione di fede, niente può vincere la fede”.
In base all’accordo con il LIPI, 575 “pesantrens” nel distretto di Garut sono diventati i principali custodi dei loro boschi, per guarire le terre depresse e opporsi allo sfruttamento della foresta.
Thantowi ha dichiarato che, insieme ad altri leader religiosi, nutre qualche speranza per il movimento, “perché nel futuro prossimo la maggioranza delle persone utilizzi le terre depresse e protegga la foresta dall’abuso”.
Gruppi di agricoltori, cooperative dei villaggi e organizzazioni giovanili si sono unite alla campagna dei “pesantren” per la difesa dell’ambiente.
Non soltanto la conservazione è divenuta un fattore scatenante per avvicinare l’insegnamento islamico alla società, ma offre un vantaggio ulteriore: cancellare l’immagine dei “pesantrens” costruttori di bombe e organizzatori di attacchi suicidi sui “kefir” (infedeli).
”Abbiamo maggiori competenze e capacità in tema di agricoltura che sulla fabbricazione di ordigni esplosivi“, ha concluso KH Ma'mun Mansyur.

