VERTICE G8: La privatizzazione pesa sulla riduzione del debito

LONDRA, 14 giugno 2005 (IPS) – I ministri delle finanze del G7 hanno concordato lo scorso sabato l’annullamento del debito dei 18 paesi più poveri nel mondo, ma le rigide prescrizioni della privatizzazione pesano sull’offerta di riduzione del debito.
I ministri delle finanze del Gruppo delle sette nazioni più industrializzate – Stati Uniti, Canada, Giappone, Gran Bretagna, Francia, Germania e Italia (il G8, meno la Russia) – hanno concordato di cancellare il 100 per cento del debito dei 18 paesi più poveri, in particolare nell’Africa sub-sahariana. Il che corrisponde a un annullamento del debito di circa due miliardi di dollari all’anno.

Gli attivisti che si battono per la riduzione del debito hanno apprezzato l’iniziativa. Ma l’accordo dei ministri contiene un provvedimento sulla privatizzazione che potrebbe far rientrare ai loro paesi più denaro di quello condonato.

I ministri hanno ribadito in una dichiarazione alla chiusura dell’incontro, che “per fare progressi nello sviluppo sociale ed economico, è fondamentale che i paesi in via di sviluppo attuino politiche per la crescita economica”. Ad esempio, devono “migliorare lo sviluppo del settore privato, attirare gli investimenti”, e assicurare “l’eliminazione degli impedimenti al finanziamento privato, sia nazionale che estero”.

I ministri si sono impegnati a portare a buon fine l’Agenda per lo sviluppo di Doha, concordata all’incontro ministeriale dell’Organizzazione mondiale del commercio (OMC/WTO) nella capitale del Qatar nel 2001.

Questo – dicono – “porta a un sostanziale miglioramento dell’accesso al mercato per i paesi in via di sviluppo, fissa un’agenda per eliminare ogni supporto all’esportazione agricola che alteri gli scambi, e offre efficaci terapie specifiche e peculiari per i paesi in via di sviluppo”.

L’impegno ad “eliminare ogni supporto all’esportazione agricola che alteri gli scambi” è molto poco, tuttavia, rispetto ad un accordo per rimuovere i sussidi agli agricoltori nei paesi ricchi, stimati intorno ai 300 miliardi di dollari all’anno. Sono proprio questi sussidi, e non programmi specifici per sostenere le esportazioni, che hanno creato artificialmente i bassi prezzi dei prodotti occidentali, che strangolano le esportazioni dei paesi in via di sviluppo.

I ministri hanno detto di riconoscere che “non tutti i paesi beneficeranno in tempi brevi delle riduzioni nelle barriere commerciali”, e si sono impegnati a “fornire supporto per dare la possibilità ai paesi in via di sviluppo di beneficiare delle opportunità di scambio”.

Hanno poi citato l’esempio della Nigeria, per sottolineare che il metodo raccomandato per le riforme è nell’adesione alle politiche del Fondo monetario internazionale (FMI).

“La Nigeria è essenziale per la prosperità dell’intero continente africano”, hanno dichiarato. “Abbiamo apprezzato i progressi della Nigeria nella riforma economica valutati nel quadro dell’intensificata vigilanza del FMI…e li abbiamo incoraggiati a proseguire nelle riforme”. Da parte nostra, hanno aggiunto, “siamo pronti ad offrire una soluzione equa e sostenibile per i problemi del debito della Nigeria nel 2005”.

È emerso chiaramente che l’Agevolazione finanziaria internazionale (International Finance Facility, IFF) sostenuta dal ministro delle finanze britannico Gordon Brown, non ha ottenuto sufficiente appoggio da parte degli altri paesi del G7.

L’IFF – un programma per procurare fondi dai bond statali, da rimborsare mediante successive garanzie di aiuti – è stata concordata come una possibile scelta. Il Conto per la sfida del millennio (Millennium Challenge Account, MCA) degli Stati Uniti, che vincola le concessioni degli aiuti alle promesse di buon governo, e comprende la battaglia Usa contro il terrorismo, resta la scelta preferita dagli Usa.

Francia e Germania assicurano il loro appoggio ad alcune raccomandazioni contenute nel Rapporto Landau (dal nome dell’ispettore delle finanze francese, Jean-Pierre Landau), in particolare la sua proposta di una tassa sui biglietti aerei, per sostenere specifici progetti di sviluppo e per rifinanziare l’IFF.

I ministri delle finanze del G7 non sono chiaramente riusciti a concordare un patto unico di azione verso gli Obiettivi di sviluppo del millennio (MDG), stabiliti dalle Nazioni Unite nel 2000. Si attendono scarsi progressi ulteriori su questo piano, prima del prossimo incontro dei leader del G8 a Gleneagles, Scozia (6-8 luglio).

Parere unanime si è avuto solo sulla cancellazione del debito per i cosiddetti paesi poveri fortemente indebitati (Heavily Indebted Poor Countries , HIPC). Ma anche qui, è chiaramente mancata l’unanimità sul supporto incondizionato.

Ai paesi HIPC è stato detto che ogni contributo supplementare dei donatori dipenderà da “sistemi di stanziamento basati sulle prestazioni”, e che tale iniziativa garantirà che “gli aiuti siano fondati sulle prestazioni di un paese”.

La Banca mondiale ha monitorato le azioni di questi paesi rispetto a “buon governo, affidabilità e trasparenza”; tali obiettivi dichiarati sono inevitabilmente aperti a infinite interpretazioni.

Il 100 per cento della cancellazione del debito vale poi soltanto per quei paesi HIPC “che abbiano già avviato programmi sugli obblighi di restituzione e stiano adeguando gli interi flussi di aiuti secondo gli importi esonerati”. In sostanza, il debito sarà “perdonato” solo per quei paesi in grado di dimostrare di aver già avviato il processo di restituzione.

Se anche l’annullamento del debito porterà un’assistenza immediata, dalle dichiarazioni rimangono aperte diverse questioni su che cosa dovranno fare questi paesi in seguito.

I ministri delle finanze hanno stabilito che useranno le concessioni dei finanziamenti per “assicurare che quei paesi non tornino ad accumulare immediatamente debiti esteri insostenibili, scivolando progressivamente in nuove richieste di prestito”.

Per quanto stabilito finora, i paesi HIPC non hanno altra scelta che seguire il cammino indicato dalla Banca mondiale e dal Fondo monetario internazionale.(FINE/2005)