BRUXELLES, 17 febbraio 2005 (IPS) – All’inizio di febbraio, i capi di otto paesi dell’Europa centrale e orientale hanno lanciato un programma, da realizzare nell’arco di 10 anni, per affrontare i gravi problemi sociali cui devono far fronte le comunità Rom.
Il programma, intitolato “Il decennio per l’inclusione dei Rom 2005-2015” e appena presentato nella capitale bulgara Sofia, ha l’obiettivo di aiutare milioni di Rom a sfuggire alla discriminazione, alla segregazione e alla povertà che li hanno messi ai margini della società dominante. Le popolazioni Rom sono emigrate in Europa dal subcontinente indiano sin dal XIV secolo.
I capi di governo di Bulgaria, Croazia, Repubblica Ceca, Ungheria, Macedonia, Romania, Serbia e Montenegro e Slovacchia hanno firmato una dichiarazione nella quale s’impegnano a includere i Rom come membri “uguali e (membri) a tutti gli effetti” della società europea.
“I nostri governi lavoreranno per eliminare la discriminazione e superare le differenze inaccettabili tra i Rom e gli altri membri della società”, hanno affermato i leader europei in una dichiarazione congiunta dopo il lancio del programma.
Questa iniziativa rappresenta il primo sforzo internazionale per migliorare le condizioni di vita delle comunità Rom.
Il nuovo programma punta a migliorare lo status economico e sociale dei Rom europei, che si stima siano circa 10 milioni, in tutti gli otto paesi firmatari, mediante una migliore educazione, assistenza sanitaria, alloggio e opportunità di lavoro.
Nell’ambito dell’iniziativa, ciascun governo attuerà i cosiddetti “Piani d’azione nazionale”, definendo specifici obiettivi da raggiungere entro il 2015.
I gruppi Rom e organismi internazionali come la Banca Mondiale si occuperanno di monitorare i progressi compiuti da ogni singolo paese, diffondendo regolari rapporti nel corso del decennio. Il progetto è sponsorizzato da Banca Mondiale, Commissione Europea, e dall’Open Society Institute (OSI) di New York, guidato da George Soros.
“È una delle grandi questioni morali dell’Europa oggi. Se non faremo nulla, continueremo a vedere disaffezione e sofferenza; se avremo successo, il Decennio è un’opportunità per cambiare il flusso della storia, e imbrigliare la volontà politica per includere le comunità Rom nelle società europee come cittadini a tutti gli effetti”, ha detto il presidente uscente della Banca Mondiale James D. Wolfensohn alla presentazione del programma.
“Il Decennio segna un cambiamento epocale nella politica per i Rom”, ha osservato Soros, fondatore della Soros foundations network, una rete di fondazioni e organizzazioni autonome presenti in oltre 50 paesi. “Ma questo è solo l’inizio. I problemi non si risolvono dal giorno alla notte, e dobbiamo essere pronti per lottare contro l’esclusione sociale e la discriminazione nell’arco del decennio. Lo stesso programma del Decennio è un esercizio di inclusione, e saranno benvenuti tutti i paesi, anche gli Stati membri dell’Ue, che decidano di unirsi a noi”.
Nonostante il boom che ha accompagnato l’espansione dell’Ue verso l’Europa orientale, la Banca Mondiale segnala che i Rom di questa regione hanno oltre il 10 per cento di probabilità in più di vivere al di sotto della soglia di povertà.
Decine di migliaia di comunità Rom vivono in quartieri di baracche senza strade, né elettricità, né acqua corrente, e i loro figli frequentano spesso scuole isolate o per persone con handicap mentali.
I Rom adulti devono affrontare una massiccia disoccupazione, che in alcuni insediamenti raggiunge addirittura il 100 per cento. Degli studi indicano che la loro speranza di vita è di 10-15 anni più breve che per gli altri europei.
La Banca Mondiale afferma che la popolazione Rom è stata ampiamente ignorata per una serie di ragioni.
“Non è mai esistita in passato una rappresentanza per questa minoranza, sottoposta ad enormi privazioni e spesso disprezzata. Ma questa tendenza è cambiata grazie ai primi sforzi di George Soros e del suo Open Society Institute, il cui impegno sui Rom è stato essenziale nel coinvolgere tutti noi in questo sforzo”, ha dichiarato all’IPS il portavoce della Banca Mondiale Nick van Praag.
Van Praag ha poi osservato che l’espansione della Ue ha avuto un ruolo chiave nel porre la questione nell’agenda delle politiche pubbliche.
“L’espansione della Ue verso est significa raddoppiare la popolazione Rom all’interno dell’Unione – ha aggiunto -. Nella misura in cui l’allargamento avanza, gli Stati membri si sono ritrovati coinvolti, da un punto di vista morale, circa le condizioni miserevoli in cui vive la maggior parte dei Rom”.
“La Banca considera moralmente inaccettabile la situazione delle comunità Rom“ ha proseguito van Praag – Il fulcro del nostro mandato è combattere contro la povertà, e i Rom sono il gruppo più povero, più sottoprivilegiato in Europa”.
Un sondaggio del programma di sviluppo delle Nazioni Unite (UNDP) pubblicato all’inizio di febbraio, in coincidenza con l’incontro, traccia un quadro deprimente per le comunità Rom.
Condotto in 10 paesi – Albania, Bosnia-Herzegovina, Bulgaria, Croazia, Repubblica Ceca, Ungheria, Macedonia, Romania, Serbia e Montenegro, Slovacchia, e anche in Kosovo – il sondaggio mostra che circa tre quarti della popolazione Rom non portano a termine l’istruzione primaria.
In alcuni paesi in cui è stato effettuato il sondaggio, la percentuale dei Rom che vivono al di sotto della soglia di povertà è circa sei volte maggiore di quella della popolazione totale.
In Romania, sette Rom su dieci non hanno accesso all’acqua corrente, mentre in Kosovo solo un Rom su dieci, di almeno 12 anni di età, porta a compimento la scuola primaria.
“Queste condizioni sono inaccettabili in paesi membri dell’Unione europea o che aspirano a diventarlo”, ha osservato Andrey Ivanov, consulente allo sviluppo umano presso il centro regionale dell’UNDP di Bratislava. “Abbiamo bisogno di azione ora, per porre fine al terribile divario nello sviluppo che separa i Rom dalla maggioranza della popolazione di questa regione”.

