CAMBIAMENTO CLIMATICO: Testimoni del futuro

BUENOS AIRES, 22 dicembre 2004 (IPS) – Per Penina Moce, abitante di Kabara, una delle più piccole tra le isole Fiji, il cambiamento climatico è evidente per come l’oceano Pacifico divora le spiagge del suo villaggio.

Norbu Sherpa, del Nepal, ha conosciuto il riscaldamento globale molto prima che si realizzasse una riunione internazionale sull’argomento: diciannove anni fa, il ghiacciaio si è sciolto e un’enorme massa d’acqua è caduta dalla montagna a due chilometri dal suo villaggio, vicino al monte Everest.

La pressione brutale dell’acqua non è stata contenuta dagli argini, fatti per resistere a disgelamenti meno intensi, e ha raso al suolo alberi, animali e case del villaggio, tra cui quella di Sherpa. Lui dice di essere scampato alla morte con la sua famiglia perché era giorno e non erano in casa.

Osvaldo Bonino è argentino e vive in un villaggio di 300 abitanti, e sa per esperienza personale che il cambiamento del clima è un dato di fatto e che molti dei suoi effetti sono irreversibili.

Bonino vive ad Aarón Castellanos, a sud della provincia orientale di Santa Fe, una zona tradizionalmente agricola che si è dovuta convertire alla pesca dopo che la superficie della laguna più vicina, La Picasa, è cresciuta da 3.000 a 50.000 ettari in poco tempo a causa dell’aumento delle piogge.

Nessuno dei tre aveva mai partecipato a una riunione internazionale come quella tenutasi dal 6 al 17 dicembre a Buenos Aires, la decima Conferenza delle Parti della Convenzione Onu sui cambiamenti climatici (COP–10), per cercare un modo per ridurre i gas serra, responsabili di queste drammatiche modifiche.

Insieme ad altri rappresentanti di comunità colpite dalle alterazioni climatiche, i tre sono stati invitati dal Fondo mondiale per la natura (WWF), che ha appena lanciato la campagna “Testimoni del clima”.

Moce ha un marito e cinque figli, e si dedica alla pesca e all’artigianato. A Kabara, come in altre isole vicine, si lavora molto per poter sopravvivere, in particolare per procurarsi l’acqua potabile, che si raccoglie quando piove.

“Quando ero bambina prendevamo molte cose dall’oceano e dalla terra, ma oggi non più”, ha detto Moce all’IPS.

“Il mare sta mangiando le nostre spiagge e ogni giorno è più vicino alle case”, afferma. L’isola a prima vista potrebbe sembrare il paradiso, ma in quel posto non è facile sopravvivere. “L’interno è molto roccioso, possiamo costruire le nostre case solo sulla costa”; e questo – ha spiegato – le espone all’avanzamento del mare.

Gli abitanti cercano di vincere la battaglia contro il mare piantando vegetazione lungo la costa, cosicché la barriera possa fronteggiare le onde sempre più forti. Ma non possono fare molto. “I soldi che arrivano alle Fiji rimangono nelle grandi isole”, ha detto all’IPS un’attivista della Fondazione argentina Vita Silvestre, che partecipa alla campagna.

Sherpa, che abita in un villaggio prossimo alla vetta più alta del mondo, è arrivato da Khumbu, la regione nepalese colpita dallo scioglimento dei ghiacciai che inonda e fa straripare i laghi della zona.

Gli scienziati avvertono che il fenomeno aumenterà se il riscaldamento dell’atmosfera continua, e ciò si verifica principalmente a causa dei gas liberati dalla combustione di petrolio, gas e carbone.

Da quindici anni Sherpa lavora come guida, e durante le spedizioni osserva come i ghiacciai si stiano sciogliendo e i laghi siano sempre più estesi. “E’ difficile vivere in montagna, ma è molto peggio se per di più si vive sotto la minaccia di un’inondazione come quella che c’è già stata”, ha detto all’IPS.

“Sono un uomo di montagna. Di solito non ho accesso a una riunione internazionale come questa, perciò voglio approfittarne e chiedere che il cambiamento del clima venga preso molto sul serio, perché ha a che vedere con la vita delle persone in tutto il mondo, da Buenos Aires all’Himalaya”, ha detto alla presentazione.

In Argentina, la laguna La Picasa era solita cambiare dimensioni tra i 3000 e i 10.000 ettari, a seconda delle piogge. Nel 2001, le precipitazioni annuali sono passate da 800 a 1200 millimetri cubi e lo specchio d’acqua è straripato fino ad occupare 50.000 ettari.

Adesso misura 30.000 ettari. La strada nazionale più vicina al villaggio è rimasta inutilizzabile dopo le prime piogge violente, nel 1998, e una sorte analoga è toccata alla ferrovia, da allora sommersa dall’acqua.

Il villaggio di Aarón Castellanos era una stazione di sosta lungo la strada e per la ferrovia che collega Buenos Aires con l’ovest del paese e con il Cile.

“Ho ancora una foto in cui si vede l’ultimo treno che cammina su uno specchio d’acqua”, dice Bonino.

Circa 200 produttori agricoli (grandi, medi e piccoli), reclamano da allora indennizzi per la terra che è stata portata via dall’inondazione, e richiedono infrastrutture per evitare che il problema si aggravi.

Ma si è ottenuto ben poco. Bonino è un commerciante del villaggio; la sua attività è rimasta colpita, dopo che la popolazione locale è diminuita da 600 a 300 abitanti.

La famiglia della sorella viveva a due chilometri dalla laguna, e si guadagnava il pane lavorando una terra vicina a quella di un grande possidente. Nel 2001 l’acqua è arrivata fino alla loro casa; hanno resistito diverso tempo, ma alla fine hanno dovuto traslocare.

“Per mesi mio cognato è uscito con i due figli in braccio e con l’acqua all’altezza della vita: camminava così per 100 metri fino alla strada perché i figli potessero andare a scuola”, ha detto all’IPS.

La famiglia e altri abitanti hanno provato a dedicarsi alla pesca, ma le risorse sono state sovra-sfruttate dai pescatori che arrivavano da altre province, e si sono rapidamente esaurite.

Gli abitanti di Aarón Castellanos ci hanno messo molto a capire che l’espansione della laguna era irreversibile e che aveva a che fare con l’attività dell’uomo.

“Il cambio del clima sembra un tema del futuro, ma non è così. Purtroppo, lo si comprende solo quando si vive una tragedia come la nostra”, ha detto Bonino.