LONDRA, 22 novembre 2004 (IPS) – L’ultimo rapporto dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) sottolinea l’importanza di investire nella ricerca: se da un lato c'è la ricerca di nuovi farmaci, è arrivato invece il momento di investire affinché questi farmaci possano essere effettivamente utilizzati nelle terapie.
Secondo il rapporto dell'OMS, di 143 pagine, presentato all'inizio di novembre a Londra, “Sapere e sanità: come migliorare i sistemi sanitari”, una ricerca efficace potrebbe ridurre del 50 per cento l'attuale numero di morti per cause comuni nel mondo con interventi semplici ed economici.
Il sistema sanitario si definisce come l’insieme di tutti gli attori, le organizzazioni, le istituzioni e le risorse il cui scopo primario è migliorare la sanità.
Il rapporto dell'OMS è il frutto del lavoro di 12 eminenti ricercatori, provenienti da paesi sviluppati e in via di sviluppo; è stato elaborato con un processo consultativo ad ampio raggio e comprende precedenti studi sulla sanità mondiale.
“Al momento, il sapere non ha riscontro in azioni concrete atte a migliorare la sanità”, ha detto all'IPS Tikki Pang, direttore della politica e cooperazione di ricerca dell’OMS e coordinatore del rapporto.
La ricerca in campo sanitario è sempre stata finalizzata a trovare nuovi farmaci e vaccini, ha detto Pang. “Il passo successivo è assicurare che questi prodotti così importanti raggiungano effettivamente le persone che più ne hanno bisogno”.
La ricerca diretta a rafforzare il sistema sanitario è tuttora “sottovalutata e scarsamente finanziata”, ha affermato Pang. “Ora, abbiamo anche bisogno di sviluppare una ricerca totalmente differente, quella sulle cellule”.
Questo tipo di ricerca dovrà coinvolgere in modo più diretto i paesi in via di sviluppo. La ricerca medica è infatti ancora concentrata nei tradizionali “centri accademici dei paesi ricchi”, ha detto Pang.
Per esempio – ha aggiunto- “si potrebbe sviluppare un sistema di finanziamento del sistema sanitario per distribuire le cure in modo uniforme. Ricordiamo che in molti paesi dell’Africa subsahariana, molte persone pagano l’assistenza sanitaria di tasca propria”.
Il rapporto è stato prodotto per il meeting sulla ricerca nei sistemi sanitari che si è tenuto in Messico dal 16 al 20 novembre. Al convegno, hanno preso parte i ministri della sanità e i rappresentanti di istituti di ricerca, università, Ong e case farmaceutiche, provenienti da più di 30 nazioni.
I partecipanti al meeting hanno affrontato il tema del “divario di sapere applicato”, discutendo sulle forme di ricerca necessarie per raggiungere gli Obiettivi del Millennio (MDGs) del 2015, relativi alla sanità.
Il rapporto rivolge raccomandazioni specifiche. Di centrale importanza – ha detto Pang – è la raccomandazione ai governi di convogliare il 2 per cento dei budget per la sanità al rafforzamento dei sistemi sanitari. Al momento attuale, nei paesi a basso reddito, i fondi stanziati a questo scopo rappresentano meno di un decimo dell’1 per cento.
Il rapporto raccomanda la creazione di ”scambi di sapere” come nuova forma di relazione tra ricercatori e utenti. Suggerisce inoltre interventi su base locale che rendano partecipi le comunità – reali fruitrici della ricerca – nel processo di ricerca stessa affinché questa migliori e sia sempre più efficace.
Il rapporto sottolinea che in Africa, nel 2001, solo tra il 2-15 per cento dei bambini hanno dormito protetti da zanzariere, un metodo semplice ed efficace di prevenzione della malaria.
I ricercatori hanno scoperto che in due quartieri della Tanzania, la sola malaria è stata responsabile del 30 per cento dell’insieme degli “anni di vita sana persi” a causa dei decessi avvenuti tra il 1996 e il 1997. In risposta, dal 1997 al 2001, il governo ha aumentato il budget per la prevenzione della malaria e per i programmi di cura dal 10 al 26 per cento.
La ricerca ha prodotto un rapporto migliore tra quota di patologie e budget assegnato alla sanità e – dalla fine degli anni ’90 – il tasso di mortalità infantile è diminuito del 40 per cento.
Come indice di priorità della ricerca, il rapporto rileva che solo lo 0,7 per cento degli studi scientifici pubblicati nel 2000 a livello mondiale riguardavano la ricerca nei sistemi sanitari.
Si calcola che solo il 10 per cento degli oltre 70 miliardi di dollari spesi ogni anno nella ricerca sulla sanità da istituti pubblici e privati venga realmente impiegato nella ricerca, sul 90 per cento dei problemi sanitari mondiali.
L’Africa – che ha il 25 per cento di “quota di patologia” mondiale – assorbe il 2 per cento del budget mondiale per la sanità, mentre i paesi sviluppati – che rappresentano il 20 per cento della popolazione mondiale – concentrano il 90 per cento delle spese.
“La scienza può fare di più, soprattutto in campo sanitario”, ha dichiarato Lee Jong-wook, direttore generale dell’OMS. “Vi è sicuramente un divario tra gli attuali avanzamenti scientifici e la loro applicazione – tra ciò che sappiamo e ciò che realmente viene fatto. I sistemi sanitari subiscono pressioni molto forti ed è di fondamentale importanza generare un sapere che li rafforzi e li migliori”.

