COMMERCIO-AFRICA MERIDIONALE: L’accordo è firmato, ma dove sono i fatti?

HARARE, 15 settembre 2008 (IPS) – Florence Tjani, commerciante di frontiera, si dice scettica sull’accordo di libero scambio firmato di recente dagli stati dell’Africa meridionale.

Stanley Kwenda/IPS Stanley Kwenda/IPS

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“Il problema è che i nostri leader si limitano a firmare questi accordi ma poi tutto finisce lì. I soli paesi che stanno effettivamente attuando gli accordi di libero commercio sono Zambia e Mozambico. Almeno loro permettono ai commercianti di agire liberamente”.

“In Zimbabwe e Sud Africa ti servono un sacco di documenti solo per lavorare. Perché non possiamo essere come l'Ecowas (Comunità economica degli Stati dell’Africa occidentale), che permette ai suoi cittadini di fare affari senza tante complicazioni?”, chiede Tjani, che è originaria del Ghana, Africa occidentale, ed ha un negozio di abbigliamento e cura personale ad Harare.

La Comunità per lo sviluppo dell’Africa meridionale (SADC) ha firmato gli accordi il mese scorso. Nonostante i tempi lunghi richiesti dall’intero processo, i firmatari sembrano non avere ancora attuato i meccanismi necessari perché l'accordo diventasse subito una realtà.

Molti commercianti informali, di cui la maggior parte sono donne, non si sono accorti di questi ultimi sviluppi. Tjani ha saputi dai giornali della firma, ma deve ancora vedere i benefici di questo accordo, ha spiegato all’IPS.

“E' un accordo puramente nominale, perché abbiamo ancora gli stessi problemi di sempre quando viaggiamo oltre i confini della regione per avere i prodotti da rivendere nel nostro paese. I leader della SADC dovrebbero fare qualcosa perché questi accordi commerciali funzionino, perché adesso come adesso non è cambiato nulla”.

Secondo Tjani, i governi non dovrebbero firmare accordi solo per il gusto di farlo, ma dovrebbero avere la volontà di attuarli.

Il lancio degli accordi potrebbe creare tensioni nella comunità imprenditoriale dello Zimbabwe. La contrazione della base manifatturiera ha svuotato gli scaffali di molti supermercati locali.

C’è una grave penuria di valuta straniera e un divieto totale sull’esportazione di alcuni prodotti specifici. Qualsiasi possibilità di programmazione è diventata un incubo a causa del continuo aumento dei tassi di inflazione.

La Confederazione delle industrie dello Zimbabwe (CZI), un ente di rappresentanza delle imprese, ha pubblicato di recente un’inchiesta sull’industria manifatturiera dello Zimbabwe, da cui emerge che la produzione industriale è precipitata del 27 per cento nel 2007. Il livello di capacità produttiva media del settore era del 18,9 per cento, contro il 33,8 per cento del 2006.

Il sondaggio ha poi evidenziato che il numero di imprese che operano al di sotto del 50 per cento di capacità è aumentato dal 49 per cento nel 2006 al 75 per cento nel 2007.

Gli esportatori dello Zimbabwe non avrebbero voluto che l'accordo venisse firmato proprio adesso, vista la loro situazione di lotta per la sopravvivenza. E hanno organizzato una conferenza, tenutasi due settimane fa ad Harare, per tentare di replicare e delineare una possibile via d’uscita per la industria manifatturiera, ormai moribonda, del paese.

La conferenza, organizzata dall’ente governativo per il commercio dello Zimbabwe (ZimTrade) si proponeva di individuare possibili soluzioni per rianimare il settore delle esportazioni del paese, per renderlo competitivo e adeguato agli accordi commerciali.

Col titolo “Abbattere le barriere – prepararsi al successo nel campo delle esportazioni”, la conferenza ha riunito Banca centrale dello Zimbabwe, ministri dell’industria, del commercio internazionale e dell’agricoltura, Banca per il commercio e lo sviluppo dell’Africa orientale e meridionale, Mercato comune per l’Africa orientale e meridionale (Comesa) e la SADC.

Nonostante il consenso sul fatto che le imprese locali debbano assicurarsi sostegno reciproco di fronte alla concorrenza esterna, il CEO di ZimTrade Herbert Chakanyuka ha tentato di placare i timori, sostenendo che il paese non avrebbe niente di cui preoccuparsi.

“Stiamo operando secondo accordi di libero scambio con alcuni paesi della regione. La chiave per migliorare la posizione del paese è ottimizzare la produzione”, ha affermato Chakanyuka.

Il capo della banca centrale dello Zimbabwe Gideon Gono ha dichiarato ai delegati che “ogni ambiente politico nazionale crea il contesto per aspettative aziendali che a loro volta trovano espressione nelle decisioni degli investitori. È fondamentale che tutte le formazioni politiche del paese facciano la loro parte creando un ambiente positivo per le imprese e gli investimenti”.

Ha poi invitato il settore delle esportazioni dello Zimbabwe a moltiplicare i propri sforzi, poiché, ha sostenuto, un settore delle esportazioni vitale è la chiave per la ripresa economica del paese.