RIO DE JANEIRO, 22 gennaio 2010 (IPS) – Le iniziative già esistevano, sotto forma di cooperative e di diverse altre attività associative. Ma l’economia solidale le ha unite, aprendo nuovi orizzonti per espandere il loro modello di produzione e di relazioni sociali.
Quindici anni fa, Idalina Boni cominciò con il suo gruppo a creare la Cooperativa Fio Nobre, che dall’artigianato si è evoluta verso la tessitura e il cucito, passando a confezionare camicie, camicette, borse e articoli regalo a Itajai, una città portuale nello stato brasiliano meridionale di Santa Catarina.
L’esportazione costituisce ora un nuovo canale, dopo essere riusciti a migliorare la qualità dei prodotti grazie ai disegni di uno specialista della moda. A febbraio, Boni andrà in Spagna a promuovere i suoi prodotti, ampliando i contatti già esistenti con l’Italia e la Francia. Per Boni è il culmine della sua lunga esperienza come attivista sociale di organizzazioni cattoliche e solidali e movimenti comunitari, di contadini, di sanità popolare e diritti umani, tutte iniziative promosse dalla Teologia della liberazione, la dottrina creata negli anni ’60 in America Latina da alcuni sacerdoti progressisti che trasformarono in pratica la scelta in favore dei poveri.
“Da giovane, si crede di poter cambiare il mondo”, ha detto all’IPS.
Ma poi la forte disoccupazione ha costretto a cercare nuovi progetti che conciliassero un minimo introito per sopravvivere con un attivismo dedicato a “migliorare il mondo, almeno”, ha osservato. Questo ha portato a Fio Nobre e all’organizzazione della catena produttiva del cotone alla confezione, con l’etichetta Justa Trama.
Diverse iniziative collettive, già sperimentate nell’ambito della cooperazione e dell’autogestione, senza la dicotomia padrone-impiegato, si riunirono nel Forum Sociale Mondiale, alle sue prime edizioni annuali tra il 2001 e il 2003, nella città dello stato brasiliano meridionale di Porto Alegre, Brasile.
Nacque così il movimento che sfociò nel Forum brasiliano dell’economia solidale (FBES), creato nel 2003, agli esordi del primo governo di sinistra di Luiz Inácio Lula da Silva, che incorporò al Ministero del lavoro una Segreteria nazionale per l’economia solidale (Senaes).
In Brasile, questo movimento si distingue da quello di altri paesi per il fatto di combinare tre dimensioni, ha spiegato Daniel Tygel, segretario esecutivo del FBES.
Oltre alla dimensione economica, che prevede l’autogestione e la formazione di reti e cooperative, include l’aspetto culturale, legato al consumo, relazioni di genere e ambiti come il software libero e la politica di trasformazione sociale.
Sul lungo periodo, “intendiamo cambiare il modello di produzione e il percorso dello sviluppo, verso una direzione in cui non sia dannoso per la vita”, ha affermato Tygel, laureato in fisica.
L’economia solidale brasiliana va dalla produzione agricola, rappresentata dal 60 per cento dei gruppi del FBES, all’artigianato, confezione di capi di abbigliamento, cooperative di microcredito, imprese recuperate in forma cooperativa dopo l’abbandono da parte dei proprietari che le avevano lasciate fallire, progetti comunitari di chiese e incubatori universitari di ditte solidali.
Il suo contributo all’economia nazionale è ancora “irrisorio”, ha ammesso Tygel, ma è in rapida espansione, nonostante le scarse risorse istituzionali di sostegno al settore. La Senaes conta su un bilancio insignificante, ma le attività solidali ricevono in parte contributi finanziari da alcuni organi di governo, come i ministeri per lo sviluppo agricolo e per lo sviluppo sociale.
Articolare le tante piccole iniziative locali e aprire nuovi canali di commercializzazione sono le gradi sfide dell’economia solidale, la cui organizzazione è appena agli inizi nei forum regionali.
Ma ci sono anche esempi importanti di reti e catene già produttive, come la Justa Trama. Gli incontri e la necessità di assicurare materie prime prodotte secondo i principi di relazioni di lavoro orizzontali e di sostenibilità ambientale, hanno riunito nella catena produttiva sei cooperative tessili e un’associazione di produttori di cotone, che insieme contano più di 700 soci.
Justa Trama e il movimento di economia solidale hanno dato impulso “alla quantità e, in modo particolare, alla qualità della produzione di Fio Nobre”, ha ammesso Boni. Delle 1,5 tonnellate prodotte nel 2005, la sua cooperativa ha raggiunto le otto tonnellate nel 2008.
La catena comincia con il “cotone biologico” prodotto dall’agricoltura familiare di nove municipi dello stato nordorientale di Ceará; passa per una cooperativa tessile che fabbrica fili e tessuti nella regione centrale di Mina Gerais, e finisce in tre cooperative di confezioni del sud.
Si fabbricano bottoni, collane e altri accessori con i semi raccolti da cooperative di Rondonia, uno stato dell’Amazzonia brasiliana.
Per gli agricoltori solidali, che coltivano con metodi agro-ecologici, principale ostacolo è la commercializzazione. Perciò è in questo settore che si sono concentrate le più importanti iniziative di economia solidale.
Nel nordest del paese, la regione più povera e arida del Brasile, la Red Xique Xique de Comercialización Solidaria, che prende il nome da una specie locale di cactus, aiuta il commercio di agricoltura familiare dello stato di Río Grande del Norte, organizzata in centinaia di gruppi e nove nuclei principali.
Agroecologia, femminismo e economia solidale sono i “tre punti chiave” dell’azione della rete, che vive una crescita accelerata, articolando produzione e commercio, spiega Viviana Mesquita, aiuto esperta locale di Seanes.
“Le donne hanno una maggiore vocazione per l’economia solidale”, ma la loro forte presenza nella rete Xique Xique è anche dovuta alla forte attività locale della Marcia mondiale delle donne, ha spiegato la sociologa, anch’essa partecipante attiva dell’attivismo non governativo, comunitario e ambientale. ©IPS

