TOKYO, 26 marzo 2009 (IPS) – Muhammad Yunus, vincitore del Premio Nobel per la pace 2006 e fondatore della Grameen Bank, che ha concesso prestiti per oltre sei miliardi di dollari in particolare alle donne povere, spiega che la recessione globale è un’opportunità storica per il cambiamento.

Muhammad Yunus, fondatore della Grameen Bank
Catherine Makino/IPS
Catherine Makina ha parlato con Yunus, considerato il guru della microfinanza, durante la sua visita in Giappone la scorsa settimana.
D: Come faranno i paesi più poveri a fronteggiare questa lunga fase di recessione?
Muhammad Yunus: Non hanno nessun controllo della situazione, perché loro sono le vittime. Dobbiamo fare in modo che il mondo risolva questo caos utilizzando il G-20, le Nazioni Unite, la Banca mondiale e il Fondo monetario internazionale. Ma non esistono soluzioni semplici.
D: Pensa che la crisi peggiorerà?
MY: Forse sarà sempre più profonda e continuerà a peggiorare. Ma vorrei richiamare l’attenzione sul fatto che sebbene la crisi finanziaria abbia occupato tutte le pagine dei giornali e tutti i programmi televisivi, non è l’unica crisi: ce ne sono altre, e non dovremmo dimenticarlo.
D: Quali sono le altre crisi e quando sono cominciate?
MY: Nel 2008 è cominciata la crisi finanziaria, ma prima che cominciasse ce n’è stata un’altra che dominava le prime pagine di tutti giornali, seminando il terrore in tantissime persone: la crisi alimentare. Questa non è mai finita, è stata solo offuscata e poteva andare peggio. Il 2008 è stato anche l’anno in cui la crisi del petrolio ha raggiunto i massimi storici, e neanche questa crisi si è conclusa. La tengono solo sotto silenzio, ma alla prossima occasione potrebbe ritornare a galla. Poi c’è il riscaldamento globale, e la situazione continua a peggiorare.
D: Perché pensa che queste crisi siano arrivate tutte insieme proprio adesso?
MY: Sono arrivate tutte insieme, nel 2008. Il motivo per cui lo sottolineo è perché i giornali non ne parlano. Credo che tutte queste crisi abbiano fattori comuni, e non siano l’espressione separata di diverse parti della società o di differenti aspetti dell’economia. Sono tutte emerse dagli stessi difetti fondamentali insiti nelle strutture che noi stessi abbiamo costruito, e dobbiamo affrontarli adesso prima di poter risolvere qualsiasi altra cosa.
D: Lei la considera un’opportunità per riparare un sistema che non funziona per tutti?
MY: Questa è l’occasione migliore, perché la crisi ha aperto nuove opportunità. Se le cose vanno bene, nonostante gli scossoni, nessuno tocca niente perché funziona. Adesso che le cose non funzionano, tutti sono agitati, tutti sono preoccupati, e allora è il momento giusto per affrontare questi problemi. È un buon momento per andare a toccare cose che pensavamo fossero sacre. Dobbiamo cogliere quest’opportunità, concentrare tutte le nostre energie e le nostre menti su come far fruttare questa occasione utile e utilizzarla adesso. Non vogliamo perdere questa grande opportunità nella storia dell’umanità.
D: Come crede che sia cominciata la crisi?
MY: Non siamo noi ad averla provocata. È stato un piccolissimo gruppo di persone in un solo paese (gli Stati Uniti). Se un gruppo così ristretto può produrre una situazione tanto disastrosa per tutti i popoli del mondo, allora proprio qui bisogna capire cosa è successo, e da qui imparare la lezione. Hanno scosso tutte le fondamenta del nostro sistema e fatto precipitare nella miseria tantissime persone. Il capitalismo di oggi non sta in piedi.
D: E cosa pensa delle persone ricche che sono rimaste colpite dalla crisi economica?
MY: Coloro che perderanno miliardi di dollari sono preoccupati, ma alla fine dei conti, avranno ancora miliardi dollari, e anche chi possiede milioni avrà ancora milioni di dollari. La loro vita non cambierà. Le vere vittime sono i tre miliardi di persone in fondo alla scala sociale, che non hanno contribuito in alcun modo alla crisi. Loro perderanno il lavoro, il reddito e il cibo, e le cose andranno sempre peggio. Sono diventate le vittime del sistema bancario, ed è questo che dobbiamo cambiare.
D: Il pacchetto di salvataggio servirà a qualcosa?
MY: Si parla dei pacchetti di salvataggio finanziario che rimetteranno in moto la macchina dell’economia, ma nessuno parla della metà della popolazione più svantaggiata. Non potrebbero stanziare almeno il 10 per cento dei pacchetti per le persone che sono le principali vittime di questa situazione? È un punto fondamentale che non dobbiamo dimenticare, e ribadisco che non torneremo indietro alla stessa situazione di “normalità” da cui veniamo. Dovrà essere una nuova situazione di normalità rivolta in una nuova direzione. Sarà un salvataggio per le persone che oggi sono vittime.
D: Quali sono gli effetti della crisi sul programma di microcredito della Grameen Bank?
MY: Non siamo stati toccati dalla crisi finanziaria. Le grandi banche se la sono passata male, ma noi no. Oggi abbiamo otto milioni di destinatari dei prestiti che ritirano 100 milioni di dollari Usa ogni mese, e li restituiscono nel 99 per cento dei casi. Il nostro modello può essere esportato in tutto il mondo, anche nei paesi sviluppati. A New York City, la Grameen America concede prestiti alle donne per circa 2.200 dollari.
Stiamo anche parlando con la Cina e con l’India. Ci sono tantissimi lavoratori migranti in Cina che stanno perdendo il lavoro. Pechino è molto interessata all’imprenditoria sociale, e l’India vuole cominciare ad occuparsene.
D: Come cambierebbe il sistema finanziario?
MY: Io propongo di ridisegnare completamente il sistema economico. Ha funzionato per le grandi imprese e per i ricchi, ma non ha funzionato per i due terzi della popolazione mondiale, perché ne sono rimasti esclusi. Nessuno riuscirà a sfuggire nel nuovo sistema. Il sistema finanziario dovrebbe essere ben radicato a terra, non producendo un’economia fantasiosa, costruita sui castelli in aria, che è stata la causa alla radice dei problemi attuali.
Oggi l’economia si basa sul profitto ma noi siamo esseri umani, non rapinatori. Oggi le imprese si basano sull’egoismo, che è all’origine della crisi, ma noi siamo anche esseri umani altruisti.
Il nuovo sistema dovrebbe includere i due terzi del mondo. Per esempio, la maggior parte della popolazione americana non può neanche permettersi un prestito bancario; possono ricorrere soltanto al “payday loan”, un piccolo prestito concesso su garanzia del giorno di paga ma che ha tassi di interesse altissimi, tra il 100 e il 500 per cento. Questo è il fallimento del sistema bancario: tutti dovrebbero avere il diritto di accedere al prestito. La Grameen concede prestiti anche ai mendicanti, che li utilizzano per comprare frutta o dolciumi che poi rivendono.
D: La sua impresa è coinvolta nell’imprenditoria sociale.
MY: Il principio di base dell’impresa sociale è quello di un’impresa creata per risolvere un problema sociale. Grameen Danone ha utilizzato questo sistema per fronteggiare la malnutrizione in Bangladesh. Produciamo yogurt con l’aggiunta di tutti i micronutrienti e lo vendiamo ai bambini malnutriti, che in questo modo possono curarsi. L’impresa sta cercando di risolvere il problema della malnutrizione dei bambini facendo impresa, non beneficenza.
D: Con quali altre joint venture e multinazionali lavorate?
MY: Abbiamo da poco sviluppato l’imprenditoria sociale in collaborazione con alcune multinazionali per rivolgerci alle comunità e convincere la popolazione che siamo esseri umani, non rapinatori. Abbiamo Bangladesh Intel (che è NASDAQ, tecnologia Internet per le aree rurali); Verolia Water (produce acqua pulita in Bangladesh) INTC, Groups Dabibe (yogurt per combattere la malnutrizione infantile) e stiamo discutendo nuovi progetti con Volkswagen, Adidas e Alliance.

