MEDIORIENTE: I palestinesi hanno perso una voce

GAZA, 20 agosto 2008 (IPS) – Con la morte del poeta Mahmoud Darwish, la Palestina ha perso
una voce.


I palestinesi hanno sempre guardato con ammirazione Mahmoud Darwish. 
 Mohammed Omer/IPS


I palestinesi hanno sempre guardato con ammirazione Mahmoud Darwish. 

Mohammed Omer/IPS

Era una voce che arrivava al cuore dei palestinesi e parlava a tutto il mondo. Le sue poesie sono state tradotte in 22 lingue, tra cui l’ebraico.

Darwish, scomparso il 9 agosto, era nato nel villaggio di Birwah, nella Palestina settentrionale, sei anni prima che si formasse lo stato di Israele. Quando questo avvenne nel 1948, Darwish e la sua famiglia sfuggirono ai massacri rifugiandosi in Libano.

Ritornò dopo un anno, troppo tardi per essere incluso nel censimento israeliano dei palestinesi rimasti. Non esisteva documentazione della sua esistenza, e il suo villaggio era stato cancellato dalla nuova mappa tracciata dagli israeliani.

Fu la stessa sorte di almeno 750mila palestinesi, ma Darwish le diede voce come nessun altro.

Nel 1964 scrisse una poesia intitolata “Carta d’identità”.

Documenti! Io sono un arabo E la mia carta d’identità è la numero cinquantamila Ho otto figli E il nono arriverà dopo l’estate Si arrabbierà? Documenti! Io sono un arabo Un nome senza un titolo Paziente, in un paese Dove infuria la rabbia

Darwish scrisse spesso di identità, esilio, del suo passato e di una memoria collettiva palestinese. Scrisse dell’occupazione israeliana dei territori palestinesi, ma anche delle lotte intestine tra le fazioni palestinesi.

Quando Hamas ha preso il controllo di Gaza nel 2007, ha scritto: “Abbiamo trionfato. Gaza ha conquistato l’indipendenza dalla Cisgiordania. Ora un popolo ha due stati, due carceri che non si salutano. Siamo vittime che vestono i panni dei carnefici. Abbiamo trionfato, quando sappiamo che è l’occupante ad aver vinto davvero”.

Nonostante il dolore, spesso Darwish scriveva con amaro senso dell’umorismo. Dal suo capezzale, una volta scrisse:

Rilassati. Forse oggi sei stanca. Sfinita dalla guerra tra gli astri. Chi sono io per meritare una tua visita? Avrai tempo di tener conto della mia poesia? Ah, no. Non sono affari tuoi. Dell’uomo ti emoziona soltanto il corpo terreno, Non le parole e le gesta.

O Morte, tutte le arti t’hanno sconfitta. Tutti i canti della Mesopotamia, L’obelisco egizio, le tombe dei faraoni, Le pietre incise dei templi, Tutte t’hanno sconfitta, tutte erano vittoriose.

Inevitabilmente, Darwish non era solo un poeta ma anche un personaggio politico, a lungo militante nell’Organizzazione per la liberazione della Palestina (OLP). Nel 1988 Darwish scrisse la Dichiarazione di Indipendenza palestinese ufficiale, letta in Algeria dal defunto presidente palestinese Yasser Arafat al Consiglio Nazionale dell’OLP. Successivamente, però, Darwish uscì dall’OLP in segno di protesta contro le concessioni degli Accordi di Oslo del 1993.

Ma continuò a scrivere. Durante la seconda intifada, scrisse “Stato d’assedio”.

Durante l’assedio, il tempo si fa spazio Cristallizzato nell’eternità. Durante l’assedio, lo spazio si fa tempo, senza ieri né domani.

“Mahmoud Darwish non era soltanto un poeta, ma un messaggero che portava il messaggio di un intero progetto culturale”, ha detto l’ex ministro palestinese della cultura, il dottor Ibrahim Ibrash. Darwish “creava equilibrio e proteggeva l’identità palestinese”.

Darwish ha scritto venti libri di poesia e cinque di prosa. A 22 anni, nel 1964, aveva già pubblicato il primo libro di poesie, “Foglie d’olivi”. Ha vinto numerosi premi, tra cui il Lotus Prize, il Premio Lenin per la Pace, il Premio Stalin per la Pace, il Premio Fondazione Lannan per la libertà culturale, e la più alta onorificenza francese, il Cavalierato delle Arti e delle Lettere.

Molte poesie di Darwish sono state usate come testi per le canzoni più famose del mondo arabo, tra cui quelle del celebre Marcel Khalife.

Darwish è morto in un ospedale statunitense, dove si era sottoposto a un intervento cardochirurgico. Uno dei suoi più cari amici, il poeta palestinese Ghassan Zagtan, ha detto all’IPS che Darwish aveva dovuto attendere tre mesi per ottenere un visto di ingresso negli USA: Zagtan afferma che nonostante il sostegno del consolato americano di Gerusalemme, non si è potuto evitare il “complicato iter” che i palestinesi devono affrontare per ottenere il visto.