ASUNCION, 5 ottobre 2007 (IPS) – Carenza di cibo e fame sono arrivate nelle province paraguaiane settentrionali di Concepción e San Pedro, dopo che i peggiori incendi nella storia del paese hanno distrutto oltre un milione di ettari di raccolti e foresta, provocando otto morti e circa 50 mila senza tetto.
Gli incendi, esplosi circa due mesi fa, hanno raggiunto il culmine a metà settembre. Lo stato di emergenza dichiarato dal governo è tuttora in vigore, e molti degli oltre 5 mila fuochi sparsi si sono nuovamente accesi questa settimana.
I più colpiti sono i piccoli agricoltori e gli indigeni, che adesso subiscono le carestie di cibo e sementi con cui ripiantare le loro produzioni, problemi che – secondo gli esperti – potrebbero durare ancora sei mesi.
Gli aiuti stanziati dal Segretariato per l’emergenza nazionale (SEN) sono insufficienti, e hanno suscitato le proteste delle associazioni di piccoli agricoltori che chiedono maggior sostegno e accusano il governo per la sua reazione tardiva a quella che hanno descritto come una crisi umanitaria.
”Quando i raccolti vanno in fiamme, i prodotti alimentari vengono distrutti. Siamo stati lasciati senza cibo, la popolazione è alla fame”, ha detto all’IPS Luis Aguayo, segretario dell’ente di coordinamento nazionale delle organizzazioni contadine (MCNOC, Mesa Coordinadora Nacional de Organizaciones Campesinas).
La settimana scorsa, MCNOC ha bloccato le strade nei distretti di Horqueta e San Estanislao, rispettivamente a 400 e 350 chilometri dalla capitale.
I campesinos (piccoli agricoltori) denunciano la scarsa organizzazione nella distribuzione dei generi alimentari di base, che procede molto a rilento.
”Il nostro paese eccelle nel fare le cose senza pianificazione”; ha dichiarato Aguayo. “Le operazioni dovrebbero essere gestite in maniera responsabile, attraverso le istituzioni e i governi locali, e in coordinamento con la comunità del luogo, invece non procedono così“.
Diverse organizzazioni locali e internazionali stanno raccogliendo donazioni di cibo, abiti e medicine per chi ha perso raccolto, bestiame e casa.
La settimana scorsa, la Chiesa Cattolica e varie organizzazioni della società civile hanno lanciato la campagna “Uniti contro la fame”, con l’obiettivo di raccogliere donazioni per le comunità più duramente colpite dal fuoco.
L’ufficio della Croce Rossa in Paraguay ha annunciato la distribuzione di cibo, medicine e acqua potabile, mentre l’organizzazione spagnola Intermón Oxfam ha chiesto alla comunità internazionale un aiuto urgente per contrastare la grave crisi alimentare.
Tuttavia, l’assistenza sembra insufficiente di fronte alla catastrofe, le cui ripercussioni si faranno sentire per mesi.
”Il panorama è desolante. Dovrebbe essere garantita la distribuzione di cibo per almeno tre o quattro mesi, perché gli effetti del disastro e della fame si faranno sentire sempre più, e con il passare del tempo i bisogni potranno solo aumentare”, ha detto all’IPS il Vescovo cattolico di San Pedro, Adalberto Martínez.
Jorge Céspedes, Governatore di San Pedro, una delle province più povere del Paraguay, ha detto che l’80 per cento del territorio è bruciato, e ha definito “critica” la situazione.
Le razioni alimentari distribuite dal governo consistono in 50 chili di riso, fagioli, pasta, farina, olio e yerba mate (erba locale tradizionalmente usata per le infusioni) – “un kit completo di generi alimentari di base per la famiglia”, sono le parole del capo delle operazioni di SEN, Aldo Zaldívar. ”In base numero dei membri della famiglia, i kit dovrebbero durare circa 22 giorni”, ha detto Zaldívar all’IPS. “Per le famiglie rurali è più facile avere accesso a carne e latte, alimenti che nelle aree urbane rappresentano la nostra sfida più difficile”.
Gli incendi hanno causato anche problemi sanitari, e “l’assistenza garantita dal Ministero della salute è stata insufficiente”; denuncia il Vescovo Martínez.
”In molte delle postazioni sanitarie le scorte scarseggiano, e ci sono stati casi di inalazione da fumo e problemi respiratori tra bambini e anziani. Le cure devono essere potenziate, perché San Pedro è una provincia grande, e molte delle sue comunità remote sono state colpite dagli incendi”.
Altro problema è la mancanza di fondi; malgrado i governi stranieri abbiano disposto delle donazioni, il denaro non è ancora disponibile per questioni burocratiche.
Ci sono 1,5 milioni di euro (2,1 milioni di dollari) dell’Unione Europea in attesa di approvazione parlamentare, un milione di dollari dal Venezuela, 100.000 dollari dalla Corporazione andina di sviluppo (il braccio finanziario dell’area di libero scambio della Comunità andina), e 100.000 dollari rispettivamente dal Sud Corea e dalla Cina.
”Anche se avessimo i mezzi di trasporto, l’aiuto non arriverebbe velocemente alla popolazione, perché i fornitori non sono in grado di soddisfare una domanda così vasta”, ha detto all’IPS il capo di SEN, il generale in pensione José Key Kanazawa. “Non appena risponderanno i fornitori – sui quali stiamo facendo pressione continua – l’aiuto raggiungerà la popolazione”.
”Purtroppo i fornitori sono disperati perché non c’è cibo a sufficienza per soddisfare le esigenze. Sappiamo benissimo che tutti hanno bisogno di cibo e che dobbiamo aiutarli, e stiamo facendo il possibile”, ha aggiunto Kanazawa. La grave siccità che si sta abbattendo sul nord del Paraguay – dove di fatto non piove da cinque mesi – insieme al terribile caldo e ai forti venti, hanno creato una polveriera in quella regione dove viene comunemente praticata un’agricoltura “slash-and-burn”.
Otto persone sono rimaste uccise e secondo le stime del governo, gli incendi – che hanno distrutto raccolti, abitazioni e bestiame – hanno provocato perdite per 30 milioni di dollari.
Il capo dei pompieri volontari, Carlos Torres, parlando con l’IPS ha definito gli incendi come la più grande catastrofe nazionale nella storia del Paraguay.
Gli allevatori insistono sull’utilizzo della tecnica “slash-and-burn” per pulire i loro pascoli e consentire la nuova crescita, ma secondo Torres si tratterebbe di una procedura “obsoleta”, che oltre a provocare la perdita delle qualità nutritive, potrebbe portare ad una catastrofe quando associata a siccità e venti forti dal nord, come in questa occasione.
Il fuoco, che ha distrutto la vegetazione indigena, è devastante anche per la biodiversità delle province colpite.
Secondo il Segretariato per l’ambiente, è difficile calcolare il danno per le risorse naturali, ed ha aggiunto che il manto della foresta impiegherà 30 anni per ricrescere.

