GINEVRA, 16 novembre 2006 (IPS) – L’unico risultato concreto emerso dalla conferenza ministeriale dell’Organizzazione mondiale del commercio del 2001 a Doha, Qatar, sembrò essere la Dichiarazione sulla proprietà intellettuale e la sanità pubblica, visto che oggi tutte le altre decisioni su un nuovo round negoziale sono a un punto fermo.
Nel quinto anniversario dell’accordo che mette la salute pubblica al di sopra degli interessi commerciali, tuttavia, le principali Ong internazionali hanno denunciato i mancati risultati di quella dichiarazione.
“I paesi ricchi hanno tradito lo spirito della dichiarazione di Doha”, ha dichiarato Céline Charveriat, responsabile della campagna per il commercio equo “Make Trade Fair” di Oxfam International.
“La dichiarazione sosteneva principi giusti ma aveva bisogno di innescare un’azione politica, e questo non è successo. In realtà, siamo tornati indietro. Molte persone muoiono o soffrono senza motivo”, ha aggiunto.
Cinque anni dopo la “storica dichiarazione”, i prezzi dei farmaci continuano a impennarsi, ha detto Tido von Schoen-Angerer, a capo della campagna di Medici senza frontiere (MSF) per l’accesso ai farmaci essenziali.
Per ridurre i prezzi dei farmaci, le nazioni devono fare maggiore uso di misure flessibili per la tutela della sanità pubblica nei paesi in via di sviluppo, prevista dall’accordo dell’OMC sui diritti di proprietà intellettuale attinenti al commercio (TRIPS), ha sostenuto l’attivista di MSF.
Una delle clausole della Dichiarazione sulla proprietà intellettuale e la sanità pubblica, prevede l’impegno a interpretare e ad applicare i TRIPS in modo tale da sostenere il diritto dei paesi membri dell’OMC a tutelare la salute pubblica e, in particolare, a promuovere l’accesso universale alle medicine.
La dichiarazione di Doha afferma che i paesi in via di sviluppo possono applicare le misure di tutela della salute pubblica consentendo l’introduzione di farmaci generici a basso costo che farebbero scendere i prezzi, osserva Oxfam in un nuovo rapporto appena pubblicato.
(La Dichiarazione) obbliga inoltre i membri dell’OMC a favorire l’esportazione di farmaci generici verso tutti i paesi poveri con scarse capacità di produzione nazionale.
Ma questo non è accaduto, aggiunge lo studio “Brevetti vs. brevetti: cinque anni dopo la Dichiarazione di Doha”, nel quale si ricorda che, nel 2000, i leader mondiali hanno definito la salute una delle cinque priorità degli otto Obiettivi del millennio (MDGs).
Tra gli otto MDGs, tre si riferiscono ai progressi nella salute, come la riduzione della mortalità infantile, il miglioramento della salute materna e la definizione di target specifici nella lotta contro Aids, malaria e altre malattie.
Le crisi sanitarie che affliggono i paesi in via di sviluppo, tuttavia, non mostrano segni di miglioramento, sostiene Oxfam, segnalando che le malattie infettive, per esempio, continuano ad uccidere milioni di bambini e adolescenti.
Dopo l’adozione della Dichiarazione sulla proprietà intellettuale e la sanità pubblica del 14 novembre 2001, più di 20 milioni di persone sono state colpite dall’Hiv, il virus dell’Aids, portando a 38,6 milioni il numero totale delle persone affette da Hiv/Aids.
Intanto, i TRIPS, approvati nel corso dell’Uruguay Round (1986-1994), predecessore dell’OMC, hanno obbligato le nazioni ad adottare un regime di proprietà intellettuale sul modello di quello Usa, che prevede un’estensione di 20 anni sui brevetti sulle medicine, segnala il rapporto di Oxfam.
Secondo Charveriat, l’argomentazione secondo cui la tutela della proprietà intellettuale e i benefici che deriverebbero dal conseguente monopolio favoriscano l’innovazione scientifica è discutibile.
Invece, ha aggiunto l’attivista, la tutela della proprietà intellettuale, impedendo la concorrenza con i farmaci generici a basso costo, porterebbe ad un’impennata nei prezzi delle medicine, con conseguenze disastrose per milioni di persone povere in tutto il mondo.
MSF spiega poi che nel caso della concorrenza con i farmaci generici, i prezzi dei farmaci antiretrovirali di prima linea usati per la cura dell’Hiv/Aids sono scesi da circa 10.000 dollari a brevetto all’anno del 2000, all’attuale media di 130 dollari.
Tuttavia, il costo dei farmaci antiretrovirali di seconda linea, necessari per i pazienti che hanno sviluppato una resistenza alle terapie di prima linea, è ancora esorbitante, a causa delle barriere sui brevetti poste in alcuni paesi importanti produttori di farmaci generici, come l’India, ha detto von Schoen-Angerer.
Charveriat ha fatto notare che secondo l’Organizzazione mondiale della sanità (OMS), il 74 per cento dei farmaci antiretrovirali è ancora in regime di protezione monopolistica, mentre il 77 per cento delle persone affette da Hiv in Africa non ha accesso alle cure, e il 30 per cento della popolazione non ha un regolare accesso ai farmaci essenziali.
Questa situazione si spiega in parte perché i paesi ricchi, in particolare gli USA, “tiranneggiano” le nazioni in via di sviluppo perché adottino standard sulla proprietà intellettuale più rigidi, così da preservare i monopoli nelle mani dei giganti farmaceutici, limitando la concorrenza con i farmaci generici e mantenendo così i prezzi alti, sostiene Charveriat.
“Le statistiche sulla salute globale sono pessime, ma gli USA continuano a negoziare accordi commerciali con regole ancora più rigide, che limitano le possibilità di un paese di utilizzare le misure di salvaguardia della sanità pubblica”, ha aggiunto.
Per esempio, un accordo di libero scambio che la Colombia sta negoziando con gli Stati Uniti, costringerebbe il paese sudamericano a spendere 940 milioni di dollari extra ogni anno entro il 2020 per coprire i crescenti costi dei prodotti farmaceutici, a spese di circa sei milioni di pazienti.
E anche in Perù, firmatario di un altro accordo di libero commercio con gli USA, i prezzi delle medicine potrebbero aumentare del 100 per cento in 10 anni, e del 162 per cento in 18 anni, calcola Charveriat.
Secondo Oxfam, la dichiarazione di Doha potrebbe riacquistare efficacia, se l’OMC rivedesse gli effetti degli accordi TRIPS in modo tale che i suoi stati membri mantengano la capacità di tutelare la sanità pubblica.
Un’altra formula sarebbe che gli Stati Uniti smettano di fare pressioni su altri paesi per far adottare leggi sulla proprietà intellettuali più rigide, in particolare attraverso il patteggiamento di accordi di libero scambio.
Anche le organizzazioni umanitarie sollecitano i paesi ricchi ad accordare un sostegno politico e tecnico ai paesi in via di sviluppo, in modo che questi ultimi possano utilizzare le tutele previste dai TRIPS e garantire l’accesso universale ai farmaci a basso costo.
“I paesi ricchi devono rispettare i loro impegni e smettere di pregiudicare la Dichiarazione di Doha con comportamenti egoisti”, ha avvertito Charveriat. “Oggi più che mai, abbiamo bisogno di un sistema commerciale globale che metta la salute davanti ai profitti e faccia sì che i farmaci siano accessibili a tutti”.

