DISARMO: Assassini silenziosi nelle zone di guerra

NAZIONI UNITE, 15 novembre 2006 (IPS) – Quando i missili cadono silenziosi nelle zone di guerra in tutto il mondo, le morti non si fermano necessariamente con il cessate il fuoco o grazie ai negoziati di pace.

La ragione? Miriadi di ordigni inesplosi – tra cui le fatali bombe a grappolo, trappole esplosive e mine anti-uomo – restano sul terreno di guerra.

Secondo le Nazioni Unite, circa un milione di ordigni sono i “resti” della guerra dello scorso agosto in Libano. Ad oggi, sono state ritrovate e distrutte oltre 58.000 munizioni che compongono le bombe a grappolo.

Il tributo di morte che viene dalle munizioni a grappolo – a più di tre mesi dal conflitto – è di 22 vittime, tra cui sei bambini, mentre 134 è il numero di feriti a causa di ordigni inesplosi.

”Le guerre non sempre finiscono con lo sparo finale o il segnale di un accordo di pace”, ha detto il Segretario Generale dell’Onu Kofi Annan.

Le conseguenze umane durano molto oltre la fine delle ostilità, denuncia Annan; le persone continuano a restare uccise o ferite da ordigni inesplosi abbandonati.

”Questi resti della guerra, alcuni dei quali possono rimanere sul terreno per decenni, sono una minaccia per civili e militari, e ostacolano gli aiuti umanitari, le missioni di pace, la ricostruzione dopo il conflitto, e lo sviluppo “, ha dichiarato Annan, salutando con favore l’entrata in vigore di un nuovo accordo internazionale sugli ordigni inesplosi.

Il nuovo trattato, il Protocollo V sui residuati bellici esplosivi, chiede agli stati membri “di prendere misure riparatorie per bonificare, eliminare o distruggere ordigni e munizioni inesplose o abbandonate al più presto possibile dopo la cessazione delle ostilità”.

Allegato alla Convenzione Onu del 1980 sulle armi convenzionali, il nuovo accordo è entrato in vigore in questi giorni.

Tuttavia, Steve Goose, direttore della Divisione armamenti di Human Rights Watch, è scettico, e ritiene che il protocollo – di fatto un emendamento alla Convenzione esistente – dovrebbe rafforzare l’urgente bisogno di bonificare i resti letali delle guerre.

”Ma dato che il testo è così debole, il successo del protocollo dipenderà da un’applicazione coscienziosa e risoluta da parte dei governi”, ha aggiunto.

Il protocollo è stato adottato nel novembre del 2003, ma è entrato a far parte del diritto internazionale solo la settimana scorsa, dopo le necessarie ratifiche di 20 paesi.

Annan ha detto che l’entrata in vigore di uno strumento legale non costituisce un fine in sé, ma piuttosto l’inizio di una lunga serie di azioni specifiche.

”Sollecito quegli stati che ancora non l’hanno fatto, ad aderire a questo strumento”- ha detto – “che rappresenta una questione di sopravvivenza per milioni di civili”.

Secondo Annan, una delle “conseguenze più orribili” del conflitto armato è rappresentata dall’eredità dei “killer silenziosi”: mine anti-uomo, trappole esplosive, bombe a grappolo e altri dispositivi improvvisati.

Sia durante che dopo le ostilità, ha proseguito, questi congegni uccidono e mutilano indiscriminatamente civili vulnerabili, soprattutto donne e bambini.

Max Gaylard, direttore dell’agenzia Onu per l’azione contro le mine (UNMAS, U.N. Mine Action Service), ha spiegato che il protocollo chiede agli stati e alle diverse parti dei conflitti armati di fornire informazioni alle missioni e organizzazioni umanitarie circa la posizione dei resti esplosivi delle guerre. “Tutti noi alle Nazioni Unite accogliamo con favore questo accordo”, ha aggiunto.

Il mese scorso, Jan Egeland, Sottosegretario generale Onu per gli affari umanitari, ha denunciato l’utilizzo da parte di Israele di bombe a grappolo nell’ultimo conflitto con il Libano.

Definendo “immorale” l’uso di questi dispositivi, Egeland ha riferito che il personale Onu ha individuato circa 359 diverse postazioni bombardate con bombe a grappolo, con quasi 100.000 ordigni inesplosi lanciati dalle forze israeliane in territorio libanese.

”Quel che è scioccante e direi assolutamente immorale è che il 90 per cento delle incursioni aeree con lancio di bombe a grappolo sono avvenute nelle ultime 72 ore del conflitto, quando sapevamo che ci sarebbe stata una risoluzione (del Consiglio di Sicurezza), e che eravamo vicini al termine (del conflitto)”, ha denunciato.

Ogni giorno, ha dichiarato, ci sono persone mutilate, ferrite e uccise da questi ordigni.

”Chiedo con urgenza a tutti gli stati un blocco immediato dell’uso di bombe a grappolo. Il blocco è indispensabile finché la comunità internazionale non renderà effettivi gli strumenti legali per affrontare le questioni umanitarie urgenti che riguardano il loro utilizzo”, ha detto Egeland.

In una recente dichiarazione, Human Rights Watch ha detto che il protocollo – oltre a rendere responsabile uno stato della bonifica da tutti i resti esplosivi di guerra nei territori sotto il suo controllo – chiede alle parti di fornire informazioni, sensibilizzazione ai rischi e altre misure di protezione per la popolazione civile.

Inoltre, uno stato che utilizza armi che si lasciano dietro resti esplosivi deve fornire assistenza per la bonifica anche se il territorio non è sotto il suo controllo.

Amnesty International, che chiede una moratoria sull’utilizzo delle bombe a grappolo, ha accusato forze militari britanniche e americane di usare queste armi mortali in Iraq.

Secondo l’organizzazione per i diritti umani con sede a Londra, l’uso di bombe a grappolo su obiettivi civili è una “grave violazione del diritto umanitario internazionale”.

Le Nazioni Unite hanno di recente dichiarato che ingegneri della Forza Onu a interim in Libano (UNIFIL) hanno condotto 58 “smantellamenti controllati di parti di ordigni inesplosi”.

Allo stesso tempo, i funzionari Onu per lo sminamento si sono detti preoccupati per circa un milione di resti di questi ordigni rimasti nel Libano meridionale.

Nel frattempo, l’agenzia Onu per l’infanzia UNICEF avverte della “terribile situazione” dei bambini in Libano, causata dalla presenza di un elevato numero di ordigni inesplosi nei campi vicini alle scuole.

Human Rights Watch riferisce che gli Stati riuniti a Ginevra per la Terza conferenza di riesame della Convenzione sulle armi convenzionali (CCW) stanno discutendo la possibilità di regolamentare le munizioni a grappolo. La riunione è iniziata il 7 novembre e si concluderà il 17.

Il mese scorso, sei paesi che aderiscono al CCW (Austria, Città del Vaticano, Irlanda, Messico, Nuova Zelanda e Svezia) avevano chiesto agli stati membri di prendere in considerazione un strumento legalmente vincolante che affronti il problema umanitario posto dalle munizioni a grappolo.

La proposta è stata appoggiata da altri 12 stati (Argentina, Costa Rica, Repubblica ceca, Danimarca, Germania, Ungheria, Liechtenstein, Portogallo, Slovacchia, Slovenia, Spagna e Svizzera), “e molti altri hanno annunciato la loro intenzione di aderirvi”, ha detto Human Rights Watch.

”Abbiamo raggiunto un punto comune sulle bombe a grappolo“, assicura Goose. “Non si tratta più di un gruppo di stati isolati che chiedono un nuovo trattato. Molti paesi hanno capito che i negoziati non solo dovrebbero esserci, ma ci saranno, e vogliono parteciparvi dall’inizio”.