MDG’S: Obiettivi di sviluppo del millennio, un collante politico?

CITTA’ DEL MESSICO, 28 maggio 2006 (IPS) – Durante l’amministrazione di Vicente Fox, sono fallite le iniziative mirate all’accordo politico per riformare le strutture economiche e sociali del Messico. Oggi, nel mezzo di un’aggressiva campagna elettorale, emerge un’altra proposta, che offre come esca gli Obiettivi di sviluppo del millennio dell’Onu (MDG).

La delegazione Onu in Messico ha intervistato 152 capi di diversi settori della vita nazionale per promuovere gli MDG e valutare le prospettive di un “dialogo per lo sviluppo”, sulla base di quei traguardi concreti approvati dalla comunità internazionale nel 2000.

”Abbiamo constatato che gli MDG rappresentano un potenziale collante per gli elementi attivi del paese. Il nostro lavoro potrebbe diventare il primo passo verso un dialogo nazionale”, ha detto all’ IPS Thierry Lemaresquier, coordinatore delle agenzie Onu in Messico.

In questa consultazione nazionale sugli MDG, i cui risultati sono stati di recente resi pubblici, la maggior parte degli intervistati ha dichiarato che gli obiettivi generano consenso, e potrebbero diventare il punto di partenza per un accordo nazionale in grado di determinare cambiamenti ad ampio raggio nel paese.

Nel 2000, l’Assemblea Generale Onu aveva approvato otto MDG, sulla base di 18 mete concrete, da realizzare entro il 2015. Gli obiettivi prevedono di ridurre fame e povertà estrema del 50 per cento rispetto ai livelli del 1990; assicurare l’istruzione primaria universale; ridurre la mortalità infantile di due terzi e la mortalità materna di tre quarti.

Gli altri intendono promuovere l’uguaglianza di genere, combattere la diffusione di Hiv/Aids, malaria e altre malattie, incoraggiare la sostenibilità ambientale e creare una partnership globale Nord-Sud per lo sviluppo.

In Messico, nessuno ha opposto resistenza quando questi impegni venivano firmati. Tuttavia, secondo il rapporto Onu, esistono evidenti difficoltà nel negoziare accordi specifici che favoriscano lo sviluppo del paese.

La delegazione Onu attribuisce tali complicazioni anche all’architettura istituzionale della democrazia messicana, a “una cultura politica che non è molto democratica”, e all’assenza di spazi per “dialoghi plurali e inclusivi che garantiscano la partecipazione della società civile”.

”Malgrado il clima di aperto conflitto non sia del tutto evidente, la vita nazionale sembra eccessivamente politicizzata, e la logica di vantaggi particolari (economici e politici) prevale sul bene collettivo. Ciò accade a dispetto dei numerosi interessi sottostanti alle posizioni apparentemente contraddittorie dei diversi attori politici”, riporta il documento.

Secondo Lemaresquier, “nonostante la natura in qualche modo tecnocratica degli MDG, essi potrebbero diventare dei traguardi nazionali, sostenuti dai comuni cittadini”. ”Sappiamo che le campagne elettorali non sono il momento migliore per costruire consensi”, ha riferito il funzionario. Secondo lui, tuttavia, dalle interviste realizzate in Messico emerge che gli MDG potrebbero diventare una forza trainante, in grado di riunire gli attori sociali e di raggiungere degli accordi dopo le elezioni presidenziali. Ma qualunque cosa accada, ha proseguito, dipenderà dai partecipanti, perché l’Onu agirebbe solo da facilitatore.

La Consultazione Nazionale sugli MDG, frutto della collaborazione di intervistatori e funzionari Onu, si è svolta attraverso interviste scritte realizzate con i leader che avevano accettato di partecipare.

Sono stati intervistati 36 “esperti e opinionisti”, 23 attivisti di “organizzazioni della società civile”, 16 governatori, 17 leader tra sindacati, chiese e gruppi di lavoratori rurali, 14 parlamentari, 12 membri della comunità economica, 11 sindaci, 11 funzionari del governo nazionale, 4 rappresentanti dell’informazione, 5 giudici e 3 leader di partiti politici.

Dall’inizio dell’anno, il Messico è tormentato da un’intensa campagna politica per le elezioni del 2 luglio, che designeranno il successore di Fox.

Felipe Calderón del Partito d’azione nazionale, schieramento conservatore di governo, è in vantaggio nei sondaggi, seguito con poco scarto da Andrés López Obrador, del Partito della rivoluzione democratica, di matrice progressista.

Gli altri candidati sono Roberto Madrazo, del Partito rivoluzionario istituzionale (PRI), che ha governato il paese dal 1929 al 2000, Patricia Mercato, di Alternativa sociale democratica e Roberto Campa, della Nuova Alleanza.

Quando Fox fu eletto, nel dicembre del 2000, come primo presidente – dopo settanta anni – non appartenente al PRI, promise di avviare il dialogo per lo sviluppo.

Propose riforme su lavoro, energia, tasse, giustizia e leggi elettorali, organizzò forum e meeting con politici dell’opposizione, accademici e membri della società civile. Ma nessuno di questi progetti ebbe seguito.

Iniziative di scarso successo vennero inoltre lanciate da governatori e società civile, nel tentativo di rinnovare le strutture istituzionali del paese.

Circa 300 leader del mondo economico, politico, sociale e accademico hanno firmato lo scorso anno l’Accordo di Chapultepec, una lista di buone intenzioni in cui si chiede di consolidare la democrazia e favorire lo stato di diritto, oltre a reclamare lo sviluppo attraverso giustizia sociale, occupazione e crescita economica.

L’accordo, iniziativa del milionario Carlos Slim, non ha ancora prodotto alcuna proposta concreta per avviare trattative politiche.

”La gente in Messico sente la necessità urgente di un dialogo nazionale sulle grandi sfide del paese. È fondamentale fare buon uso delle opportunità politiche per intraprendere un dialogo che sia plurale e inclusivo”, ha sottolineato Lemaresquier.

In quest’ottica, gli MDG potrebbero diventare uno dei motori principali di quel processo.