DISARMO: Un nuovo trattato vieta le armi contro i civili

NAZIONI UNITE, 5 dicembre 2008 (IPS) – Quando le Nazioni Unite parlano di “territori occupati da Israele”, secondo la definizione comune queste terre contese comprendono la West Bank, la striscia di Gaza, Gerusalemme est e le Alture del Golan – tutte annesse dopo la guerra arabo-israeliana del 1967.

Sottomunizioni PTAB accatastate vicino Bagram, Afghanistan. Fanno parte di un deposito munizioni contenente 60mila tonnellate di ordigni inesplosi John Rodsted

Sottomunizioni PTAB accatastate vicino Bagram, Afghanistan. Fanno parte di un deposito munizioni contenente 60mila tonnellate di ordigni inesplosi
John Rodsted

Ma per la maggior parte dei libanesi, alcuni villaggi di confine del Libano meridionale sono “terra di nessuno”, per la miriade di bombe a grappolo sganciate dagli aerei israeliani durante il conflitto durato circa un mese con l’organizzazione militante islamica di Hezbollah, nel 2006.

A tutti gli effetti, spiega un diplomatico arabo riprendendo ed ampliando la definizione delle Nazioni Unite, anche questi villaggi di frontiera altamente minati sono “territori occupati da Israele”.

“La devastante eredità militare lasciata da Israele sopravvive in questi villaggi libanesi, che in parte restano disabitati proprio per la presenza delle munizioni cluster e degli ordigni inesplosi”, aggiunge il diplomatico.

Ma non è sicuro se il nuovo trattato che mette al bando le bombe a grappolo, firmato giovedì da 94 nazioni nella capitale norvegese Oslo, aiuterà a risolvere il problema dei “territori occupati” in Libano.

Secondo le Nazioni Unite, tra luglio e agosto 2006 sarebbero state sganciate “milioni” di munizioni a grappolo – che al loro interno contengono centinaia di piccole sottomunizioni – su oltre 48 milioni di metri quadrati di territorio libanese, uccidendo e ferendo oltre 300 civili.

E centinaia di migliaia di munizioni non sono esplose nell’impatto, rimanendo a terra, sui tetti delle case e nelle aree agricole, e uccidendo soprattutto civili.

Nel Laos, le operazioni di bonifica sono andate avanti per oltre 30 anni, dopo che un conflitto nella regione aveva lasciato 75 milioni di sottomunizioni cluster inesplose sparse per tutto il paese, secondo il Programma Onu per lo sviluppo (UNDP).

Il segretario generale Ban Ki-moon ha ricordato che esattamente 11 anni fa, governi, organizzazioni internazionali, parlamentari e società civile si erano incontrati per la storica firma della convenzione sulle mine terrestri, che bandiva le armi anti-persona.

“Quel trattato ha aggiunto un nuovo capitolo al diritto internazionale umanitario, su disarmo e non proliferazione, ed è un classico esempio di come una convinzione comune può tradursi in misure concrete per salvare la vita e la sussistenza delle popolazioni”, ha affermato in una dichiarazione, letta alla cerimonia della firma da Sergio Duarte, Alto rappresentante delle Nazioni Unite per il disarmo.

La nuova Convenzione sulle munizioni cluster (CCM), ha aggiunto, non solo proibirà in futuro l’uso e la proliferazione delle bombe a grappolo, ma le dichiarerà obsolete.

“Per di più, i provvedimenti di vasta portata contenuti nella Convenzione sull’assistenza alle vittime e sulle operazioni di bonifica miglioreranno la vita dei sopravvissuti, famiglie e comunità colpite dalle munizioni cluster”, ha aggiunto.

La firma della CCM è anche una vittoria storica per i governi progressisti e le organizzazioni non governative (Ong) che l’hanno resa possibile, osserva William D. Hartung, direttore della Arms and Security Initiative presso la New America Foundation, con sede a Washington.

“Anche se c’è ancora molto lavoro da fare – ad esempio coinvolgere attori importanti come Stati Uniti, Russia e Cina – il trattato stabilisce una normativa contro la vendita e l’uso di queste armi, da cui sarà difficile tornare indietro”, ha sostenuto.

Ma è già un segnale di speranza, ha detto Hartung all’IPS, “che il presidente eletto Barack Obama abbia accettato di riconsiderare l’attuale politica degli Stati Uniti, ammettendo la possibilità di aderire al divieto sulle bombe a grappolo”.

“E anche senza la loro firma, gli Stati Uniti possono fare molto, dal fermare le esportazioni a limitare l’impiego di queste armi, ad aumentare i fondi per contribuire alla bonifica delle sottomunizioni inesplose, come segnali di un sostegno de facto del divieto”, ha osservato.

Adesso, la cosa più importante è che attivisti e leader politici lo considerino un primo passo storico cui dovrà seguire uno sforzo energico per coinvolgere i grandi poteri, ha aggiunto Hartung.

La CCM è stata adottata da 107 paesi alla conferenza di Dublino, Irlanda, nel maggio di quest’anno, ed entrerà in vigore sei mesi dopo la sua ratifica da parte di 30 Stati. Il trattato, legalmente vincolante, proibisce l’uso, la produzione, lo stoccaggio e il trasferimento delle munizioni a grappolo.

Secondo le Nazioni Unite, almeno 15 paesi, insieme ad altri attori, in gran parte gruppi militanti, avrebbero fatto uso delle bombe cluster in almeno 32 paesi o territori. In totale, 34 paesi hanno prodotto più di 200 tipi di munizioni cluster, mentre sembra che miliardi di altre armi siano ancora in magazzino in ben 75 paesi.

Jayantha Dhanapala, ex sottosegretario generale per il disarmo, ha spiegato all’IPS che la Convenzione, firmata da moltissimi Stati, elimina un’intera categoria di armi ed “è un altro grande successo per il disarmo, ottenuto grazie ad una coalizione senza precedenti tra società civile e Stati nazione”.

“È una condanna dell’attuale struttura dei negoziati sui trattati internazionali per il disarmo, e dei poteri forti, il cui ostruzionismo non è riuscito a fermare la forza dell’opinione pubblica mondiale”, ha chiarito.

“Dovremo ancora scalare montagne, soprattutto per l’eliminazione delle armi nucleari, ma questa vittoria, che comprende l’assistenza alle vittime come principio fondamentale, può essere un incoraggiamento importante”, ha aggiunto Dhanapala.