SPAGNA: L’uomo che ha riaperto le fosse comuni del franchismo

SAN SEBASTIÁN, Spagna, 14 maggio 2010 (IPS) – Il lavoro di Francisco Etxeberria è al centro di controversi dibattiti, suscitando un misto di ostilità e ammirazione. Dal 2000, lui e il suo team composto da medici legali, antropologi, archeologi e altri hanno riportato alla luce in Spagna duecento fosse comuni, riesumando i resti di 4800 persone.

Íñigo Royo/IPS Íñigo Royo/IPS

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Una parte del lavoro è frutto della stretta collaborazione con il famoso giudice spagnolo Baltasar Garzón.

“Finché le famiglie delle vittime ce lo chiederanno, continueremo a fare ricerche”, ha detto Etxeberria durante la conferenza tenuta in occasione dell’ottavo Festival cinematografico per i Diritti Umani a San Sebastián, in cui è stato proiettato “Los caminos de la memoria”: un documentario che racconta il destino dimenticato di coloro che persero la vita tra il 1936 e il 1939, durante la guerra civile spagnola.

“I tre diritti delle vittime sono: verità, giustizia e risarcimento, cose che non hanno ancora ottenuto. Si parla di circa 200mila vittime di uccisioni e sparizioni forzate durante la guerra civile e durante la dittatura del 1939-75 del generale Francisco Franco” ha detto Etxeberria, aggiungendo: “Non penso che li troveremo tutti, è impossibile” .

Con l’approvazione della legge sulla memoria storica, nel 2000, e dopo la causa intentata dal figlio di una delle vittime, Etxeberria ha cominciato a scavare a Priaranza del Bierzo, nella provincia settentrionale di León, riesumando i corpi di 13 civili uccisi dal plotone d’esecuzione all’inizio della guerra. È stato il primo scavo scientifico di fosse comuni in Spagna, avvenuto circa 70 anni dopo l’inizio della guerra.

Senza alcun supporto politico né finanziario, la squadra di esperti guidata dal professore di medicina forense dell’Università dei Paesi Baschi nel nord della Spagna, ha reclutato decine di volontari da tutto il mondo.

Secondo Etxeberria, la legge sulla memoria è stata un tentativo di “passare dalla verità al risarcimento, ma nessuno vuole restare invischiato nelle questioni legali”. Nessuno, tranne il giudice Garzón, che sulla base di queste ricerche, nel 2008 ha dato inizio a un’indagine investigativa senza precedenti sul destino delle vittime dei crimini di Franco. Un’inchiesta che adesso lo ha portato sul banco degli imputati.

Il “supergiudice”, come è stato soprannominato, è stato accusato da alcuni gruppi di destra di andare oltre i propri poteri giudiziari, ordinando l’indagine sulle fosse comuni. Questa, sostengono, violerebbe la legge sull’amnistia approvata dal parlamento spagnolo nel 1977, due anni dopo la morte di Franco.

Etxeberria ha parlato con l’IPS delle sfide che ha dovuto affrontare durante il processo di scavo.

D: Come funziona il vostro lavoro?

R: Agiamo sempre su richiesta delle famiglie o, in casi eccezionali, delle amministrazioni comunali. In ogni caso, comunichiamo alle autorità la volontà dei parenti delle vittime di indagare”. Ma in generale, le autorità respingono le richieste sulla base della presunta prescrizione.

Nonostante ciò, nel corso delle indagini seguiamo i principi universali della criminologia, e stiliamo rapporti formali secondo le procedure standard.

Che tipo di ostacoli avete incontrato?

R: La cosa peggiore è stato il comportamento di alcune autorità locali nei confronti delle famiglie delle vittime. Soprattutto all’inizio sono state ignorate, a causa di paure e dubbi che poi si sono gradualmente dissipati. In alcuni casi c’erano motivazioni ideologiche, contrarie a difendere la memoria dei Repubblicani (sostenitori del governo di sinistra del Fronte Popolare).

Avete riportato alla luce ben duecento fosse comuni. Sono risultati straordinari, considerando lo scarso sostegno politico e finanziario che avete ricevuto…

R: Finora non c’è stato nessun interesse da parte della magistratura, e pochissimo anche dalle altre istituzioni. I nostri sforzi sono stati il risultato della forte dedizione personale di esperti che hanno partecipato per un senso di impegno etico.

Solo negli ultimi tre anni il governo ci ha in parte finanziato, aiutandoci a coprire i costi sostenuti per la riesumazione dei corpi e per la ricerca.

Chi sono le persone che lavorano con lei?

R: Sono storici che avevano già studiato il tema della repressione e delle sofferenze sotto la dittatura di Franco; antropologi sociali, che hanno raccolto testimonianze orali che gettavano luce su ciò che accadde in quel periodo.

Archeologi, antropologi forensi, medici legali e psicologi partecipano alla riesumazione, e l’indagine termina con il lavoro di laboratorio, dove si identificano i resti e si determinano le cause della morte.

Cosa pensa del fatto che Garzón sia stato messo sul banco degli imputati perché voleva colmare il vuoto legislativo lasciato dalla legge sulla memoria storica?

R: Sembra significare un passo indietro. In Spagna non corriamo il rischio di un ritorno della dittatura, ma questo è un triste segnale, che ci ricorda epoche precostituzionali.

In realtà, le famiglie delle vittime avevano perso il sostegno e la tutela legale che offrisse garanzie al processo di ricerca avviato.

Lei ha detto che non immaginava che ‘così tante persone fossero state uccise” nelle zone in cui non ci furono combattimenti. Può spiegarci meglio?

R: In una delle fosse abbiamo trovato undici donne sepolte in mezzo a diciassette persone. Erano infermiere che lavoravano in un ospedale psichiatrico, uccise dalle forze di Franco.

Ci sono fosse ovunque, ed è sorprendente quante se ne trovino nelle aree rurali, abitate da contadini e lavoratori stagionali che non si sono neanche mai accorti della guerra, perché sono stati uccisi nei primi giorni della rivolta militare di Franco (contro il governo eletto del Fronte Popolare nel luglio 1936).

Gli storici hanno messo insieme i nomi di oltre 130mila persone uccise in zone lontane dalle linee di combattimento. Crimini come le sparizioni forzate, che non cadono in prescrizione.

Nel 1998, la diocesi di Barcellona le chiese di riesumare il corpo di un vescovo che la Chiesa voleva beatificare. Ricevete altre richieste di questo tipo?

R: Prima che fosse scavata la prima fossa contenente corpi di Repubblicani, nel 2000, la diocesi di Barcellona ci chiese di indagare sui resti del vescovo Manuel Irurita, che era stato assassinato e gettato in una fossa comune a Montcada, e successivamente spostato nella cattedrale.

Ci è stato chiesto anche di indagare su persone fedeli alla destra, uccise dai Repubblicani.

Ma restano pochi di questi casi ancora da studiare, poiché il regime di Franco se ne occupò subito dopo la fine della guerra. Inoltre, non c’è nessun paragone tra le vittime delle due parti, sia in termini qualitativi che quantitativi.

È vero che presto lavorerete alla riesumazione dei resti dei Repubblicani interrati nella Valle de los Caídos (Valle dei Caduti), il monumento costruito dal regime di Franco?

R: Al termine del conflitto, i militari filo-franchisti scoprirono che le vittime tra i loro ranghi erano molti di meno di quanto la propaganda di guerra gli avesse fatto credere. Perciò portarono i corpi della parte repubblicana nella Valle de los Caídos.

A quel tempo le famiglie dei caduti ignoravano tutto ciò, per questo oggi ci hanno chiesto di recuperare i corpi sepolti in un luogo della parte di Franco fortemente simbolico.

Ci sono due possibilità: rimuovere i resti o trasformare quell’area in qualcosa che rifletta realmente le idee di entrambi gli schieramenti e la realtà storica dei fatti. © IPS