SVILUPPO: La battaglia dell’UNFPA contro la ‘norma’ della disuguaglianza di genere

NAZIONI UNITE, 14 novembre 2008 (IPS) – Nonostante il gran numero di accordi internazionali e di convenzioni delle Nazioni Unite contro la discriminazione nei confronti delle donne, la disuguaglianza di genere è ancora molto diffusa e profondamente radicata in molte culture, segnala il Fondo ONU per la popolazione (UNFPA).

William A. Ryan/UNFPA William A. Ryan/UNFPA

William A. Ryan/UNFPA
William A. Ryan/UNFPA

“Sappiamo che le tradizioni culturali e le credenze nel mondo sono spesso più forti delle leggi”, ha dichiarato la direttrice esecutiva dell’UNFPA Thoraya Obaid.

Ma avverte che sensibilità culturale non vuol dire accettazione di pratiche tradizionali dannose, o l'autorizzazione a legittimare gli abusi dei diritti umani. “È tutt’altra cosa”.

Tra queste pratiche, matrimoni tra minori, mutilazione genitale femminile, violenza sulle donne, delitti d’onore, e disuguaglianza di genere diffusa – quasi tutte sono accettate come norme culturali in alcune società.

Al lancio del rapporto annuale dell’UNFPA sullo “stato della popolazione mondiale 2008”, Obaid ha dichiarato che sono le persone che creano la cultura, e dunque le persone possono cambiarla.

”La cultura è il modo in cui pensiamo, agiamo e crediamo. Valori e pratiche di violazione dei diritti umani si ritrovano in tutte le culture”, ha sottolineato.

L’UNFPA ha ingaggiato una lunga battaglia contro due pratiche dannose che prevalgono soprattutto nel mondo in via di sviluppo: i matrimoni tra minorenni e la mutilazione genitale femminile.

”In molti paesi, queste pratiche sono illegali – vanno contro la legge – eppure persistono. E persistono perché sono profondamente radicate nella cultura”, ha aggiunto.

Tamara Kreinin, direttrice esecutiva del Programma Donne e Popolazione della Fondazione delle Nazioni Unite, riconosce che ci sono molte difficoltà nel combattere pratiche come il matrimonio tra minori, la mutilazione genitale femminile e gli ostacoli al diritto delle donne di accedere alle informazioni e ai servizi di pianificazione familiare.

Ciononostante, ha detto all’IPS, “consideriamo fondamentali le partnership tra l’UNFPA e altre agenzie e le organizzazioni non governative (Ong) che si battono per i diritti femminili e i diritti umani, per porre fine alle violazioni sistematiche dei diritti umani perpetrate mediante tali pratiche”, ha detto all’IPS.

Secondo il rapporto dell’UNFPA, il potere culturale opera attraverso la coercizione. “La coercizione può essere visibile, nascosta all’interno delle strutture di governo e delle leggi, oppure radicata nella percezione che le persone hanno di sé”.

Lo studio osserva come i progressi nella parità di genere non sono mai venuti senza una battaglia culturale. Le donne in America Latina, per esempio, sono riuscite a rendere visibile la violenza contro di loro, e a garantire una normativa al riguardo. Anche se purtroppo la sua applicazione rimane un problema.

”È rischioso generalizzare sul tema delle culture, ed è particolarmente pericoloso giudicare una cultura in base alle norme e ai valori di un’altra”, avverte il rapporto. Anche all’interno di una stessa cultura, prosegue lo studio, non tutti concordano sulle stesse norme e valori – in realtà, il cambiamento avviene quando c’è una qualche resistenza alle pressioni culturali.

Il movimento per la parità di genere è un buon esempio di questo meccanismo, si osserva.

Anche se donne e bambine rappresentano tre quinti del miliardo di persone più povere al mondo – e le donne i due terzi dei 960 milioni di adulti analfabeti, e le bambine il 70 per cento dei 130 milioni di minori che non frequentano la scuola – la disuguaglianza di genere è una realtà di vita in molte società.

Le norme culturali e le tradizioni possono perpetuare la violenza basata sul genere, e sia donne che uomini possono imparare a far finta di niente, aggiunge il dossier. Secondo lo studio, è importante allearsi con leader e opinion maker, così come con persone e organizzazioni che lavorano in questo campo.

”Alle volte, sono gli stessi ‘guardiani della cultura’ a battersi per i diritti delle donne”, osserva.

Secondo Kreinin, della Fondazione delle Nazioni Unite, l’UNFPA e altre agenzie ONU hanno ricevuto il mandato, dagli accordi globali sui diritti umani e dagli Obiettivi di sviluppo del millennio (MDG), di individuare strategie per far sì che la cultura non venga usata come una licenza per violare i diritti delle donne.

”In ogni parte del mondo, ci sono alcune Ong che stanno prendendo l’iniziativa a livello locale per delineare e attuare strategie che pongano fine a queste pratiche dannose”, ha aggiunto.

Sono partner cruciali delle agenzie ONU e di altri attori, soprattutto nel proporre ai diversi governi di adempiere ai loro obblighi internazionali per promuovere, proteggere e garantire i diritti delle donne attraverso leggi, politiche e programmi adeguati e pienamente attuati.

”C’è una vera e propria sinergia tra l’UNFPA e le Ong locali nell’affrontare queste sfide difficili, e la stretta collaborazione rafforza l’efficacia di entrambi”, ha commentato Kreinin all’IPS.

”La mia organizzazione, la Fondazione dell’ONU, fa spesso da mediatore per assicurare il buon funzionamento delle partnership, e lavoriamo anche per rafforzare la capacità delle Ong locali di ricorrere agli accordi internazionali e alle partnership con l’ONU per migliorare il proprio impatto”.

A suo parere, il risultato più importante delle forti partnership tra Nazioni Unite e Ong locali di fronte a queste sfide ambiziose è di riuscire a preservare la vita e il benessere di donne e bambine, e farlo prima piuttosto che dopo.