COMMERCIO: EPA, l’Africa a confronto con ‘governi miopi’

HARARE, 12 novembre 2008 (IPS) – I governi africani sono sotto accusa per aver portato avanti in modo “miope” le trattative sui controversi accordi di partnership economica (EPA), senza informare “la gente comune” sul vero oggetto dei negoziati.

Stanley Kwenda/IPS Stanley Kwenda/IPS

Stanley Kwenda/IPS
Stanley Kwenda/IPS

I politici, riuniti a Ginevra per gli incontri dell’Organizzazione mondiale del commercio (OMC) e a Bruxelles per i colloqui sugli EPA, devono prendere atto che sono lì per conto dei loro cittadini e non per sé, sostiene Rangarirai Machemedze, direttore del Southern and Eastern African Trade Information and Negotiations Institute (SEATINI). Obiettivo dell’organizzazione, aiutare a costruire le capacità dell’Africa nell’ambito dei negoziati mondiali sul commercio.

L’IPS lo ha intervistato in occasione di un “incontro sullo stato dell’economia e sulle alternative sostenibili”, promosso la scorsa settimana dalla Coalizione dello Zimbabwe sul debito e lo sviluppo (Zimbabwe Coalition on Debt and Development, ZIMCODD), nella capitale Harare.

”Risorse permettendo, dobbiamo informare la popolazione su ciò che i loro governi stanno negoziando per loro”, ha detto Machemedze all’IPS.

ZIMCODD sta organizzando diversi incontri per cercare di sopperire a questa mancanza di informazione. “L’obiettivo dell’incontro è cercare di offrire ai partecipanti un’immagine chiara sul modo in cui l’economia del paese opera nel quadro dell’economia globale. Vogliamo aiutarli a capire e a farsi un’idea precisa del mondo del mercato globale”, ha spiegato all’IPS il direttore di ZIMCODD Dakarayi Matanga.

Tra i partecipanti, Sarah Mwandiyambira, rappresentante del commercio transfrontaliero dello Zimbabwe, ha già sentito parlare degli EPA ma non è riuscita a trovare informazioni esaurienti per capire di cosa si tratta esattamente.

Ad un certo punto è quasi scoppiata in lacrime, dopo aver capito come funzioneranno davvero gli EPA, che una volta firmati da Unione europea e paesi africani diventeranno strumenti vincolanti.

”È preoccupante. Bisogna fare qualcosa per fermare gli EPA. Io sono una donna sola che vive del commercio di frontiera per poter mandare i propri figli a scuola”.

Secondo le critiche, gli EPA aprirebbero troppo velocemente i mercati africani ai prodotti provenienti dall’Ue, distruggendo così la produzione locale – agricola o industriale. Hanno poi suscitato proteste i tentativi dell’Unione europea di imporre nuove condizioni, come un trattamento equo per le imprese nazionali e straniere sugli appalti pubblici, liberalizzazione dei servizi ed altre questioni.

“Non posso credere – osserva Mwandiyambira – che questo sia ciò che i nostri governi stanno negoziando per noi. Credo che se tutti i cittadini dello Zimbabwe sapessero cosa sono esattamente gli EPA, li disapproverebbero. Servono solo a privarci delle nostre risorse economiche. Dopo questi dibattiti posso dire che si tratta di un tema molto serio che noi africani stiamo prendendo troppo alla leggera”.

Un altro partecipante, Sekai Saungweme, consulente legale e ricercatore ad Harare, è infuriato con il governo dello Zimbabwe, dopo aver capito bene cosa sono gli accordi: “È uno scenario molto triste, e mi chiedo in che situazione si stanno mettendo i nostri governi. A cosa stavano pensando quando hanno siglato gli EPA? Perché hanno sottoscritto un accordo così sconveniente?”.

Machemedze ha sollecitato i governi a trovare una linea comune in vista dei negoziati, che sono stati firmati in via provvisoria ma devono ancora essere conclusi.

I governi africani non stanno facendo ciò che dovrebbero, ha ribadito Machemedze, che ha anche accusato i governi europei e gli altri poteri occidentali di attuare strategie per creare divisioni, e di utilizzare la tattica “del bastone e della carota” nei colloqui commerciali.

”È un problema coloniale. Le nazioni forti usano la tattica del “dividi e impera”. Per esempio, se un paese africano cerca fondi per costruire una diga, gli viene detto che per ottenerli deve sostenere gli EPA”, sostiene Machemedze, che ha partecipato ai negoziati commerciali negli ultimi quattro anni.

”In questi incontri, le ‘chiamate di mezzanotte’ sono all’ordine del giorno. Sono negoziati scorretti: i negoziatori africani ricevono visite notturne nelle loro stanze di albergo in cui vengono promessi aiuti di ogni tipo”.

Machemedze ritiene che nonostante la presenza di una corte di arbitraggio al WTO, le nazioni africane non riusciranno ad imporsi sui paesi europei, per l’evidente quantità di risorse che questo richiederebbe.

Secondo lui, lo Zimbabwe “dovrebbe svincolarsi dagli scambi internazionali. Qualcuno potrebbe ribattere che siamo in un villaggio globale, ma quali sono stati i benefici per l’Africa? Dobbiamo prima costruire i nostri mercati nazionali, e poi avviare il commercio secondo parametri sostenibili per noi”.

Secondo Machemedze, i paesi africani dovrebbero rafforzare i loro mercati locali e poi cercare di stabilire legami commerciali con i giganti dell’economia emergente come Brasile, Argentina e India. “Almeno potranno identificarsi con queste economie emergenti e imparare da questi paesi”, ha osservato.