ELEZIONI-MALI: Smentite le peggiori aspettative

BAMAKO, 21 agosto 2007 (IPS) – “In politica”, ha detto una volta l’ex primo ministro britannico Harold Wilson, “una settimana è un tempo molto lungo”. Secondo lo stesso principio, il panorama politico può cambiare ancora di più in un mese, e i recenti sviluppi in Mali ne sono un esempio.

Circa un mese fa, l’IPS sottolineava il timore che in questo paese dell’Africa occidentale il numero delle parlamentari donne avrebbe potuto risultare più che dimezzato nelle ultime elezioni legislative (si veda: http://www.ipsnotizie.it/nota.php?idnews=967).

Korotoumou Mariko-Thera, portavoce dell’organizzazione ” per la cooperazione delle donne nei partiti politici”, aveva spiegato all’IPS che nella legislatura 2007-2012 poteva addirittura non essere eletto neanche un rappresentante donna. Nel precedente parlamento, su 147 legislatori 14 erano donne. Questi timori si sono rivelati infondati con l’annuncio, il 12 agosto, dei risultati finali delle elezioni, tenutesi in due turni il mese scorso. Mentre al primo turno non è stata eletta nessuna donna, al secondo ne sono state nominate 15. In totale, si erano presentati 1.408 candidati, di cui 227 donne (circa il 16 per cento del totale); mentre all’ultimo turno erano rimaste in corsa 26 donne. “È un successo che ci consola, visto che al secondo turno speravamo nel migliore dei casi di avere 13 donne (elette)”, ha detto Mariko-Thera in un’intervista con l’IPS.

La notizia sull’esito delle elezioni è arrivata una settimana dopo i 15 giorni a disposizione della Corte costituzionale per annunciare i risultati finali – un ritardo che il presidente della corte Salif Kanouté ha attribuito agli sforzi dell’istituzione di emettere un giudizio sensato in una disputa elettorale complessa. Erano state presentate ben 250 richieste di annullamento dei risultati provvisori.

I risultati del collegio di Koulikoro, nel Mali meridionale, e di Timbuktu e Goundam, nel nord, sono stati rovesciati.

“Per fortuna, questo cambiamento non ha colpito le donne”, ha detto Oumou Traoré-Touré, segretaria esecutiva del Coordinamento delle Organizzazioni non governative e delle Associazioni delle donne del Mali.

Le donne, tuttavia, costituiscono ancora appena il 10,2 per cento del nuovo parlamento, pur rappresentando circa la metà della popolazione del Mali. Generalmente si ritiene che le rappresentanti donne debbano controllare circa un terzo dei seggi legislativi per esercitare un’influenza reale in parlamento.

Nonostante il sollievo per il fatto che le elezioni di luglio non abbiano spostato indietro l’orologio quanto alla rappresentatività delle donne in parlamento, restano le perplessità sul modo in cui alcune candidate donne hanno condotto la loro campagna elettorale.

L’analista politico Bassaro Touré racconta che in alcuni casi le donne hanno utilizzato denaro di dubbia provenienza, imbrogliando per ottenere il sostegno degli elettori: “Hanno distribuito macine, pentole, vasche da bagno, mortai e pestelli, sacchi di grano, di sale, di denaro, di sapone. Hanno cospirato con i rappresentanti dell’amministrazione per farsi strada”. Le candidate donne, ha aggiunto Touré, hanno di fatto adottato le stesse tattiche usate dai candidati uomini – abbandonando alcune tematiche care alle donne, come la promozione della parità di genere o la lotta contro la mutilazione genitale femminile.

La sociologa Astan Diallo è dello stesso parere: “Credo si siano comportate come gli uomini; non c’era nessuna differenza tra uomini e donne: gli stessi discorsi, la stessa confusione; le campagne erano identiche”.

Il denaro ha avuto un ruolo determinante nel successo elettorale delle donne che hanno vinto al secondo turno – più il denaro che la forza delle loro argomentazioni, ha spiegato Diallo all’IPS. “Dobbiamo richiamarle all’ordine, senza il timore di criticarle ove necessario, o di sostenerle”.

Mariko-Thera riconosce che i finanziamenti sono stati fondamentali per le campagne elettorali, ma sostiene che le donne abbiano anche dimostrato un certo intuito politico nelle ultime fasi della corsa alla legislatura: “Per il secondo turno, hanno saputo costruire alleanze strategiche con i diversi settori della società, e orientarsi su una campagna rivolta alla base”.

Alle elezioni legislative in Mali, gli elettori devono scegliere tra le diverse liste di candidati che i partiti politici presentano per i singoli collegi elettorali. Se nessuna lista ottiene la maggioranza dei voti, è previsto un secondo turno, e i votanti devono scegliere tra le due liste che hanno ottenuto più voti al primo turno. Il partito la cui lista ottiene la maggioranza dei voti al secondo turno può occupare tutti i seggi del rispettivo collegio con i candidati della propria lista.

I candidati indipendenti possono presentarsi nei seggi dei collegi con un solo parlamentare. “Delle 15 donne elette, 14 sono sulle liste dei partiti politici, mentre una sola candidata donna indipendente è stata eletta nel Bourem, nel nord del paese”, ha segnalato Boukary Daou, giornalista e analista politico della capitale Bamako.

Secondo Daou, le donne hanno più possibilità di essere elette attraverso le liste di partito, piuttosto che come candidate indipendenti; questo rispecchia il fatto che è generalmente più facile convincere i partiti ad avanzare gli interessi politici delle donne, piuttosto che persuadere le comunità a superare la visione tradizionale delle donne che tende a vederle confinate in casa.

Nelle prime elezioni democratiche tenutesi in Mali circa 15 anni fa, dopo un lungo periodo con un solo partito al governo, solo due donne erano state elette in parlamento. Il loro numero è salito a 18 nelle successive elezioni del 1997, tornando a scendere a 14 nelle votazioni del 2002.

Alle ultime elezioni parlamentari di luglio, sono stati registrati oltre sei milioni di votanti su una popolazione di 13,8 milioni di abitanti. Ma solo un terzo degli elettori registrati ha effettivamente votato – sia al primo che al secondo turno.