ELEZIONI-ITALIA: Alta affluenza alle urne nel primo giorno di voto

ROMA, 9 Aprile 2006 (IPS) – Il primo dei due giorni di elezioni in Italia ha registrato una forte affluenza che si somma alla risposta positiva degli italiani all’estero chiamati a decidere chi governerà il paese nei prossimi cinque anni.

Sono circa 47 milioni gli elettori iscritti nelle liste elettorali, e 60.798 i seggi presenti su tutto il territorio nazionale, che sono rimasti aperti domenica dalle 8 alle 22 e lunedì 10 aprile dalle 7 alle 15.

Per la prima volta, sono stati chiamati a votare anche 2,6 milioni di cittadini italiani residenti all’estero. Il loro voto per corrispondenza deciderà il colore politico di sei su 315 membri del Senato, e 12 su 360 membri della Camera dei Deputati.

Il ministro degli Esteri Gianfranco Fini ha dichiarato sabato scorso che ha votato il 42 per cento degli elettori italiani all’estero. La più alta partecipazione è stata registrata in America Latina (il 51,8 per cento), che doveva eleggere tre deputati e due senatori. Ma i risultati saranno disponibili solo alla conclusione degli scrutini.

Gli ultimi sondaggi, effettuati il 24 marzo, prima del blackout di due settimane che precede le elezioni, attribuivano alla coalizione di centro-sinistra di Romano Prodi da 3,5 a 5 punti percentuali in più rispetto alla coalizione di centro-destra del primo ministro Silvio Berlusconi.

Il primo giorno di elezioni si è concluso con una forte affluenza alle urne: domenica sera alle 22, aveva votato il 66,5 per cento dell’elettorato. Alle ultime elezioni del 2001 la partecipazione era stata dell’81,4 per cento, ma in sola giornata di voto.

La campagna elettorale si è ufficialmente chiusa venerdì, ultimo giorno concesso alle coalizioni prima del voto di domenica e lunedì.

Entrambe le coalizioni comprendono partiti molto diversi fra loro: nell’Unione di Prodi si va dai moderati cattolici a rifondazione comunista; mentre la Casa delle Libertà di Berlusconi comprende i cristiano democratici, partiti ex neo-fascisti e la Lega Nord, partito notoriamente contrario all'immigrazione.

Alcuni si sono lamentati del fatto che le polemiche tra i due leader abbiano impedito qualsiasi discussione seria sui temi della campagna elettorale. “Prodi e Berlusconi non sono stati capaci di parlarci dei loro programmi e del modo in cui affronteranno i problemi del paese”, ha detto all’IPS Mauro Nobile, libero professionista di 41 anni all’uscita di un seggio romano.

Al termine di una campagna elettorale particolarmente rissosa, il primo ministro ha cercato di colmare il divario dato dai sondaggi tra il blocco conservatore e l’opposizione, annunciando l’intenzione di eliminare l'ICI sulla prima casa, oltre all’imposta sui rifiuti, che rappresentano il 75 per cento delle entrate comunali.

I due candidati hanno tentato di convincere gli indecisi, una percentuale dell’elettorato – che pare sia di due cifre – cruciale per stabilire l’esito delle elezioni.

I risultati dipenderanno in parte dall’affluenza degli elettori, in parte dall’impatto del nuovo sistema elettorale proporzionale stabilito dal governo Berlusconi per queste elezioni. Secondo gli esperti, una maggiore partecipazione aumenterebbe le possibilità di rielezione per il primo ministro.

Alle elezioni italiane di maggio 2001, con un’affluenza dell’81,2 per cento, il partito Forza Italia di Berlusconi aveva vinto con un'ampia maggioranza.

Un’alta percentuale di indecisi sembra essere rappresentata dalle casalinghe, che cinque anni fa si precipitarono a votare per Berlusconi, ma che sembrano questa volta meno entusiaste, anche se non pienamente convinte dal centro-sinistra di Prodi.

“Se molte persone decidessero di rimanere a casa, ci sarebbero maggiori probabilità… di una vittoria della sinistra”, ha detto il primo ministro in un’intervista radiofonica lo scorso venerdì. Secondo la sua coalizione, un’affluenza di più dell’80 per cento assicurerebbe loro la vittoria.

All’opposizione il legame tra la vittoria di Berlusconi e un’affluenza significativa è letto come una vana speranza, una scusa preconfezionata in caso di sconfitta.

Lapo Pistelli, responsabile della politica estera della Margherita, un pilastro nella coalizione dell’Unione di Prodi, ha detto all’IPS che “un’alta affluenza inciderebbe senz’altro sui risultati, ma è difficile prevedere a favore di chi”.

“Come democratici, ci auguriamo la maggiore affluenza possibile, il che significherebbe che la gente ha compreso il valore del proprio voto e si preoccupa del proprio paese”, ha aggiunto.

Una posizione che non sorprende, per una coalizione che ha sperimentato una vera lezione di democrazia lo scorso ottobre, alle elezioni “primarie”, senza precedenti in Italia, per eleggere il candidato che avrebbe guidato la piattaforma di centro-sinistra. Con un'altissima partecipazione di più di quattro milioni di votanti – molto al di sopra delle aspettative – Romano Prodi vinse con il 74 per cento dei voti.

Secondo Pistelli, “la maggior parte di coloro che hanno deciso di non votare prendono le distanze dai toni urlati di questa campagna, non dalla politica in sé”.

Chiunque sia il vincitore, erediterà un paese con un debito pubblico altissimo, dovendo al tempo stesso ridare respiro ad un’economia in difficoltà, che con l’attuale governo è cresciuta a una media di appena lo 0,6 per cento all’anno.

Anche se il 52 per cento dell’elettorato è rappresentato dalle donne, la loro rappresentatività politica è in gioco in queste elezioni, dove permane un forte squilibrio tra uomini e donne.

Entrambe le coalizioni hanno presentato una lista povera di candidate donne, riflettendo la realtà di un paese con la più bassa percentuale di rappresentanti donne in Europa, davanti solo alla Lituania e alla Grecia.

Nell’ultima legislatura, le donne avevano ottenuto appena l’11,5 per cento dei seggi alla Camera, e l’8,1 per cento al Senato; e solo due dei 24 ministri uscenti sono donne.

Le donne hanno conquistato posizioni politiche di spicco in diversi paesi — come il presidente del Cile Michelle Bachelet e il suo gabinetto, il primo nella storia dell’America Latina composto da un uguale numero di uomini e donne; il cancelliere Angela Merkel in Germania e il presidente Ellen Johnson-Sirleaf in Liberia — ma manca ancora, nel sistema politico italiano, una presenza femminile significativa.

“La vera sfida è cambiare le regole di ciò che rimane un gioco fra uomini, dove il potere viene sempre negoziato dallo stesso gruppo di uomini. Nel nostro paese non c’è ancora posto per nuove entrate, come donne e immigrati”, ha dichiarato in una recente intervista Emma Bonino, ex commissaria europea e leader della Rosa nel Pugno, schierata in queste elezioni con la coalizione di centro-sinistra.

Il sistema politico italiano rimane fortemente conservatore e controllato da partiti con maggioranza maschile; un aspetto che emerge con più evidenza centro-destra. I partiti del centro-sinistra sono tendenzialmente più sensibili alle tematiche di genere, come dimostra il 30 per cento delle candidate donne presenti nell’Unione. Prodi promette di promuovere l’uguaglianza delle donne in politica come nella società.

In un dibattito televisivo il mese scorso, il primo ministro ha detto che la sua coalizione di centro-destra aveva poche candidate perché “non è facile trovare delle donne disposte a lasciare lavoro e famiglia per trascorrere cinque giorni alla settimana a Roma… Preferiscono dedicarsi ai loro figli e mariti”, ha concluso.

Tuttavia, nel tentativo di recuperare terreno negli ultimi giorni di campagna elettorale, Berlusconi ha promesso, se verrà rieletto, di nominare otto ministri donne e un vice primo ministro donna.

Francesca Barbieri, 53enne insegnante di matematica in un liceo romano, ha detto all’IPS che vorrebbe vedere più donne in Parlamento: “Il nostro sistema politico ci considera ancora una minoranza”, ha detto subito dopo aver votato. “Lo scarso numero di donne potrebbe spiegare il perché, dopo tanti anni di lotta politica, il governo voglia ancora porre dei limiti all’aborto e alle unioni civili. Per questo ho votato per il centro-sinistra, una coalizione con una mentalità più aperta”.

Prodi ha affermato che, se eletta, la sua coalizione stabilirà delle quote per garantire una percentuale minima di candidate donne: “La mia esperienza personale come presidente dell’Unione europea dice che questo è l’unico modo di raggiungere la giusta equità di genere in Parlamento”.

Secondo una recente inchiesta effettuata dal quotidiano La Repubblica, il 41 per cento delle elettrici pensa che le donne italiane non abbiano gli strumenti per combinare politica, lavoro e famiglia. Il sondaggio tratteggia il quadro di uno dei paesi più sessisti in Europa.

Con l’attuale sistema elettorale e l’attuale lista di candidati, il Parlamento italiano avrà al massimo il 15 per cento di donne, a prescindere da chi vincerà le elezioni.