NAZIONI UNITE, 29 aprile 2005 (IPS) – Allarmati dalle manovre delle multinazionali, che intendono trasformare anche l’acqua in merce di scambio, importanti gruppi della società civile sollecitano la comunità internazionale ad adottare un accordo universale per tutelare il diritto all’acqua.
“La ratifica di una simile convenzione da parte degli Stati membri delle Nazioni Unite (Onu) offrirebbe uno strumento legale affinché tutti i popoli difendano il proprio diritto all’acqua pulita e alla salute”, ha dichiarato la scorsa settimana l’ex presidente sovietico Mikhail Gorbachev, attualmente a capo della Green Cross (Croce Verde), un gruppo ambientalista internazionale.
Green Cross e altre organizzazioni non governative (Ong) – che hanno partecipato attivamente agli incontri appena conclusi della Commissione sullo sviluppo sostenibile sul tema dell’acqua e delle politiche sanitarie – sostengono che un nuovo trattato aiuterebbe a distinguere tra i diversi aspetti nell’uso dell’acqua e i relativi diritti e obblighi a livello locale, nazionale e internazionale.
L’ex leader sovietico ha sollecitato gli Stati membri dell’Onu a “prendere seriamente in considerazione” la possibile idea di una Convenzione sul diritto all’acqua.
“Se a settembre l’Assemblea generale sostenesse tale iniziativa – ha detto Gorbachev -, la comunità internazionale e milioni di milioni di persone bisognose di acqua lo apprezzerebbero molto, come un passo concreto verso la risoluzione della crisi dell’acqua”.
“Il tempo è un lusso che non può permettersi chi è condannato crudelmente a vivere una vita molto più breve a causa della mancanza di acqua pulita, mentre per di più si avvicina la scadenza degli Obiettivi di sviluppo del millennio (MDG)”, ha aggiunto. “Ma possiamo ancora onorare i nostri impegni. Oggi non abbiamo scelta per poter prevedere un fallimento, e non ci verrà data una seconda opportunità”.
Secondo l’Onu, più di un miliardo di persone non ha accesso all’acqua pulita, mentre oltre due miliardi di persone non hanno accesso alla sanità, la prima causa di malattie come il colera, che uccide più 6000 bambini al giorno nei paesi poveri.
Il diritto all’acqua è menzionato in diversi documenti legali internazionali, come il Piano d’azione adottato dalla Conferenza Onu sull’acqua del 1977, la Convenzione sulla eliminazione di ogni forma di discriminazione contro le donne (CEDAW), la Convenzione sui diritti del bambino, e la Dichiarazione di Dublino sull’acqua e lo sviluppo sostenibile.
A novembre 2002, la Commissione Onu sui diritti economici, sociali e culturali ha affermato che l’accesso ad un uso adeguato di acqua pulita per uso personale e domestico è un “diritto umano fondamentale di tutti”.
Non esiste però nessuno strumento internazionale che garantisca a ogni individuo il diritto all’acqua, che obblighi le autorità nazionali a rispettare questo diritto, e che fornisca un modello e un meccanismo per la sua attuazione.
Sebbene attualmente meno del 10 per cento delle risorse d’acqua mondiali siano controllate dal settore privato, i critici della privatizzazione avvertono che in mancanza di un trattato internazionale vincolante, nei prossimi 10 anni le imprese private controlleranno più del 70 per cento delle risorse di acqua solo in Nord America e Europa.
Al vertice Asia-Africa tenutosi a Jakarta la scorsa settimana, il Segretario generale dell’Onu Kofi Annan ha detto di aver sollecitato tutti i paesi sviluppati ad impegnarsi per contribuire con lo 0,7 per cento del proprio prodotto interno lordo (PIL) per raggiungere gli MDG, che puntano a fornire acqua potabile e pulita a 500 milioni di persone entro i prossimi 10 anni.
Tra gli altri MDG, vi sono: ridurre del 50 per cento fame e povertà; educazione di base universale; ridurre di due terzi la mortalità infantile, e di tre quarti quella materna; promuovere la parità di genere; e invertire la diffusione di Hiv/Aids, malaria e altre malattie, entro il 2015.
“È giunto il momento di agire: passi concreti e misurabili per un salto quantico nelle risorse per lo sviluppo”, ha aggiunto Annan. “I nuclei familiari non possono godere dello sviluppo senza sicurezza, e non avremo sicurezza senza sviluppo, e non possiamo avere entrambi senza il rispetto per i diritti umani”.
D’accordo con Annan, Gorbachev ha dichiarato che i lenti progressi verso il raggiungimento degli MDG sono il risultato di “una paralisi della volontà politica”, e ha sollecitato sia i paesi donatori sia le nazioni in via di sviluppo a raddoppiare la loro spesa, da 14 a 30 miliardi di dollari all’anno, per soddisfare gli obiettivi sull’acqua e la sanità.
“Non si tratta di carità, non importa quale forma assumerà”, ha detto. “Si tratta dell’uguaglianza di tutte le persone nel soddisfare i diritti basilari, e del diritto di ogni individuo ad accedere all’acqua pulita e potabile e alla salute”.
Delegati provenienti da tutto il mondo, presenti alla Commissione sullo sviluppo sostenibile – durata due settimane – erano ancora intenti a redigere una dichiarazione finale sulle possibili scelte politiche legate all’acqua e alle politiche sulla salute.
La prima bozza diffusa dai media, comunque, sottolineava che sarà necessario un “aumento sostanziale” delle risorse, se i paesi in via di sviluppo, in particolare quelli meno sviluppati, “vorranno raggiungere gli obiettivi e i traguardi concordati globalmente”.

