BANGKOK, 30 gennaio 2007 (IPS) – Gli esperti sanitari internazionali stanno allertando le nazioni confinanti con la Birmania sulla crescente minaccia dell’Hiv, lungo le permeabili frontiere che le dividono dal paese governato dalla giunta militare.
La cifra record di casi di Hiv in due delle province a nord-est dell’India che confinano con la Birmania, è un segnale preoccupante di ciò che sta accadendo, secondo Tom Lee, co-direttore del Global Health Access Programme (GHAP), con sede a Los Angeles. “Gli stati del Nagaland e di Manipur presentano i più alti tassi di incidenza di Hiv in India. Tra le donne esaminate presso le cliniche lungo il confine si registra l’8 per cento, mentre il tasso è normalmente dell’1 o 2 per cento nel resto della regione”.
Anche la Cina sta affrontando una crisi analoga, lungo la linea di confine con la zona nord-orientale della Birmania. “Il tasso di incidenza dell’Hiv varia tra l’1,5 e il 2 per cento. I cinesi hanno capito di avere un grave problema dal punto di vista della salute pubblica”, ha detto Andrew Moss, un epidemiologo che collabora con il Centro per i diritti umani dell’Università di Berkley, California. “Il confine è completamente permeabile. Adesso starà ai cinesi far fronte alla situazione”.
Secondo il rapporto 2006 del Programma Onu sull’Hiv/Aids (Unaids), in Birmania si è diffusa una delle “epidemie più gravi” in Asia. Si stima che 360.000 persone vivano con questa malattia mortale, e il tasso nazionale di incidenza tra gli adulti è stato dell’1,3 per cento in un anno, ha aggiunto Moss. La Birmania è tra le tre nazioni con i più alti tassi annuali di incidenza di Hiv, insieme a Cambogia (1,6 per cento) e Tailandia (1,4 per cento).
L’allarme sugli alti tassi di Hiv lungo le frontiere internazionali della Birmania è stato lanciato dagli esperti della salute pubblica alla fine di un seminario di due giorni, tenutosi a Bangkok, sulle malattie infettive nelle regioni di confine dell’Asia meridionale e sud-orientale. Gli altri paesi vicini della Birmania sono Tailandia, Laos e Bangladesh.
Questo allarme è l’ultimo di una serie di avvertimenti sulla crescente diffusione delle malattie mortali dalla Birmania verso altre parti dell’Asia come una minaccia alla sicurezza internazionale.
La svolta diplomatica è stata annunciata all’inizio di gennaio, quando i timori sulla diffusione dell’Hiv dalla Birmania sono stati espressi in una risoluzione presentata dal governo Usa presso il Consiglio di sicurezza dell’Onu. I generali birmani ne sono usciti indenni, visto che Cina e Russia si sono schierate in loro difesa, ponendo il veto di fronte alle pressioni di Washington per mettere fine agli abusi dei diritti umani in questo paese del sud-est asiatico.
“Anche riguardo alle minacce alla sicurezza meno tradizionali, come quelle dei narcotici e la salute, la risoluzione del Consiglio di sicurezza fa capire quanto sia grave il problema”, ha detto Chris Beyrer, direttore del Centro per la salute pubblica e i diritti umani presso la John Hopkins University, Baltimora. “Queste minacce suscitano preoccupazioni sulla sicurezza locale e regionale, che i paesi dell’Asia meridionale e sud-orientale dovrebbero prendere in considerazione”.
Questo forte attacco contro la Birmania avrebbe preso le mosse da un precedente rapporto, presentato nel settembre 2005 e intitolato “Una minaccia per la pace: appello al Consiglio di sicurezza dell’Onu per un’azione concreta in Birmania”, commissionato dall’ex presidente ceco Vaclav Havel e dall’arcivescovo sudafricano e premio Nobel Desmond Tutu.
”La Birmania è tra i paesi che hanno maggiormente contribuito alla diffusione dell’Hiv/Aids nel Sud-est asiatico. Poiché la Birmania è il fornitore di eroina della regione, e i ceppi di Hiv che sono nati qui si stanno diffondendo ora ai paesi vicini lungo le rotte dell’eroina”, si legge nelle 80 pagine del rapporto.
In realtà, prosegue il dossier, l’aver incluso la questione dell’Hiv/Aids all’esame del Consiglio di sicurezza in Birmania, ha fatto sì che questo paese venisse considerato come un caso a parte rispetto ad altri paesi di cui l’Onu si occupava, come la Cambogia, l’Afghanistan o il Ruanda, dove a preoccupare il Consiglio erano gli scontri tra le diverse fazioni e le violazioni dei diritti umani. I problemi causati dalle droghe e dalla diffusione dell’Hiv in arrivo dalla Birmania erano tanto critici quanto altri fattori che richiedevano l’intervento dell’Onu, come la distruzione di un governo democratico, i conflitti tra le fazioni, le violazioni dei diritti umani e i flussi di rifugiati in uscita dal paese.
Le condizioni della Birmania dopo la pubblicazione di quel rapporto non sono cambiate, ha segnalato Beyrer, evidenziando la trascuratezza dei sistemi sanitario e educativo del paese, “pesantemente sottofinanziati”, e il fatto che le risorse siano “concentrate nel centro e non nella periferia”.
L’Organizzazione mondiale della sanità (OMS) ha definito il sistema sanitario della Birmania come tra i peggiori al mondo, migliore soltanto di quello della Sierra Leone, che figura al 191esimo posto nell’elenco delle nazioni esaminate. Circa tre quarti della popolazione vivono sotto la soglia della povertà, nonostante la ricchezza del paese in risorse naturali. Un’ampia fetta delle spese, dal 40 al 50 per cento del bilancio nazionale, va a finanziare le 400.000 unità delle forze armate.
Perciò, sono molto scarsi l’assistenza sanitaria e i programmi educativi disponibili per le persone con Hiv o per i gruppi vulnerabili che vivono lungo il confine con la Birmania, sede delle minoranze etniche del paese, alcune delle quali hanno gruppi ribelli impegnati in lotte separatiste con l’esercito birmano.
Altrettanto sconvolgente, sostiene Lee, è l’assenza di un qualsiasi sistema di controllo per raccogliere dati credibili sulla situazione sanitaria lungo il confine. “Sono zone d’ombra vietate alle Ong internazionali, e dove neanche il governo birmano raccoglie dati”.
Le rotte della droga lungo queste aree, e i comportamenti ad alto rischio, come il dilagante commercio del sesso, sostiene Moss, rendono i 10 milioni di persone – che si stima attraversino ogni anno il confine Birmania-Cina – vulnerabili alle epidemie. “La Birmania ha generato moltissime persone dipendenti dalle droghe su entrambi i lati della frontiera. Qui manca qualsiasi informazione in grado di aiutarle”.
“È necessario un maggiore controllo lungo le frontiere, per poter registrare i casi di Hiv. Servirebbero delle postazioni specifiche sul posto per raccogliere i dati”, ha affermato J.V.R. Prasada Rao, responsabile dell’ufficio regionale Asia-Pacifico di Unaids. “Per questo le comunità di migranti figurano tra i gruppi più vulnerabili”.