DADAAB, Kenya nord-orientale, 2 Luglio 2006 (IPS) – Ad Aaliya Omar Alas, il 20 marzo 2006 suscita memorie amare. Quel giorno, suo marito e suo figlio sono stati uccisi in Somalia, durante l'ondata di violenze in cui anche gli altri suoi familiari sono rimasti dispersi.
“Soffro perché ho perso mio marito e mio figlio, e non so dove siano finiti gli altri membri della famiglia, quattro figlie e un figlio: ci siamo persi mentre fuggivamo dalle violenze”, ha raccontato all’IPS nel campo profughi Ifo, dove è arrivata ad aprile. È uno dei tre campi installati nelle vicinanze della città di Dadaab, nell’arido nord-est del Kenya.
Alas adesso spera di avere notizie dei figli sopravvissuti.
“Prego perché qualche buon samaritano mi faccia riavere i miei figli. Ho sentito dire che sono arrivati a Garissa. Se vengono qui, non ho niente da dargli, ma almeno staremo insieme”. (Garissa è il distretto in cui si trovano i campi profughi).
Secondo l’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (UNHCR), tra gennaio e maggio 2006 sarebbero arrivati ai campi vicino Dadaab circa 10.000 rifugiati somali, a seguito dei recenti focolai di violenze nel paese, mentre a giugno ne sarebbero arrivati altri 500. La popolazione totale dei campi di Dadaab aveva già raggiunto le 130.000 unità prima dell’ultima ondata, e la maggior parte dei profughi sarebbe somala.
“Abbiamo bisogno di altri fondi per gestire i nuovi arrivi. Di fronte ad un eventuale forte afflusso di persone domani, potremmo non riuscire a provvedere a loro secondo gli standard previsti”, ha spiegato all’IPS Niaz Ahmad, ufficiale di campo dell’UNHCR a Dadaab.
“Abbiamo costruito latrine e ripari arrangiati, ma non abbiamo abbastanza tela per costruire altre strutture”, ha aggiunto.
Le insufficienze di cui parla Ahmad sono evidenti: capanne adattate alla meglio sono ricoperte da pezzi di polietilene, cartoni e vecchi indumenti, tutti materiali che non offrono una protezione adeguata.
“Di notte fa molto freddo. Dai buchi delle capanne entrano moltissime zanzare, ed è pericoloso per i bambini, ma cosa posso fare?”, chiede Dahira Maalim Abdi, mentre ci mostra le punture sul viso della nipotina di sei mesi, dicendo di temere i rischi della malaria.
Fino ad oggi, non si sono verificate epidemie di malaria. Ma il rappresentante dell’UNHCR Nemia Temporal afferma che le risorse insufficienti, insieme al sovraffollamento dei campi, fa aumentare il pericolo di epidemie.
L’agenzia ha chiesto 2,5 milioni di dollari per poter provvedere a servizi sanitari, rifugi adeguati, cibo e altri rifornimenti per i nuovi profughi provenienti dalla Somalia.
Secondo i dati delle Nazioni Unite, nelle ultime settimane oltre 300 persone sono state uccise in questo paese dell’Africa orientale; 1.500 sono rimaste ferite, mentre 17.000 sono state sfollate in seguito alla ripresa delle ostilità.
Le violenze sono cominciate quando i leader dell’Alleanza per il ripristino della pace e contro il terrorismo (ARPCT), che ha appoggiato gli Stati Uniti nella loro guerra al terrorismo, hanno iniziato ad opporsi alle corti islamiche istituite per riportare l’ordine nella capitale Mogadiscio.
All’inizio di giugno, i militanti islamici appartenenti all’Unione delle Corti islamiche hanno assunto il controllo della città; in precedenza, Mogadiscio era controllata dai leader della fazione, dopo che la caduta del governo di Muhammad Siad Barre nel 1991 aveva fatto precipitare nel caos la capitale e l’intero paese. I militanti islamici hanno poi conquistato la città di Jowhar, a nord-ovest di Mogadiscio, un’altra ex roccaforte dei leader della fazione.
Il governo somalo ad interim, instauratosi nel 2004, non ha ricevuto grande sostegno. L’insicurezza a Mogadiscio aveva allontanato i legislatori dalla capitale, che oggi operano dalla città centro-meridionale di Baidoa.
Lo scorso 22 giugno, i rappresentanti del governo e i leader dell’Unione delle Corti islamiche si sono incontrati nella capitale del Sudan, Khartoum, concordando la cessazione delle ostilità, e riconoscendosi reciprocamente; l’accordo è stato approvato con l’intermediazione della Lega Araba.
Un altro round di consultazioni tra i due gruppi è previsto per il 15 luglio.
Alcuni rapporti riferiscono che Hassan Dahir Aweys, oppositore del Presidente somalo Abdullahi Yusuf, sarebbe stato nominato a capo di un consiglio di consulenza dell’Unione. Sembra inoltre che ad Aweys sia stato proibito di recarsi negli Stati Uniti, per i suoi presunti legami con il terrorismo.
Gli osservatori fanno notare che i leader della fazione che non hanno preso parte all'incontro di Khartoum, potrebbero compromettere gli accordi raggiunti e creare nuovo scompiglio in Somalia. Ciò potrebbe portare ad una nuova ondata di rifugiati verso i paesi vicini, fra cui anche bambini come Said Mohamed Abdullahi, otto anni.
“Sono scappato dall’ultima guerra civile. Adesso non vado a scuola, ma quando ero in Somalia ci andavo”, ha raccontato all’IPS.
“Spero che la guerra finirà presto, così potrò tornare a scuola (e) terminare gli studi, perché voglio diventare ingegnere.”