DURBAN, 30 Maggio 2006 (IPS) – Secondo i ricercatori, il Sud Africa dovrà prepararsi ad un netto aumento dei costi dei servizi per la salute pubblica nei prossimi anni, a causa dell’Hiv/Aids. Gli studiosi avvertono che se il governo non aumenterà in modo sostanziale il budget del ministero della sanità, questo potrebbe non essere in grado di affrontare le sue crescenti responsabilità.
Si prevede che un gran numero di cittadini sudafricani positivi al virus dell’Hiv svilupperanno malattie ad esso legate, visto che gli alti tassi di incidenza del paese cominciano a manifestarsi con malattie e decessi, secondo quanto dichiarato dalla Health Economics & Hiv/Aids Research Division (HEARD) dell’Università di KwaZulu-Natal, nella città costiera di Durban.
“I pazienti affetti da Hiv potrebbero presto arrivare a rappresentare il 60-70 per cento delle spese ospedaliere complessive”, segnala la ricercatrice di HEARD Nina Veenstra.
Oggi, circa metà dei pazienti degli ospedali sudafricani necessitano di cure per malattie connesse all’Hiv, e il numero di pazienti positivi al virus nei reparti pediatrici è ancora più alto, ha aggiunto Veenstra. Secondo i dati pubblicati sul sito web del Programma congiunto delle Nazioni Unite per l’Hiv/Aids, l’incidenza di Hiv tra gli adulti in Sud Africa è del 21,5 per cento.
Con l’aumento dei malati di Aids, ci sarà una crescente domanda di operatori sanitari qualificati, di attrezzature mediche e ospedaliere.
Secondo i ricercatori del Consiglio di ricerca di scienze umane (HSRC), un’organizzazione no-profit finanziata in parte dal governo con sede a Città del Capo, i malati di Aids restano in ospedale più a lungo rispetto agli altri malati, poiché impiegano molto più tempo per guarire da malattie comuni.
“Il ricovero in ospedale delle persone affette da Hiv dura in media quattro volte di più rispetto agli altri malati”, spiega il presidente di HSRC Olive Shisana.
Le crescenti pressioni sui servizi sanitari aumenteranno l’onere finanziario sulla sanità pubblica, ed anche gli operatori sanitari saranno sottoposti a un maggiore stress per l’aumento di lavoro. Ciò potrebbe provocare un maggiore assenteismo, un calo nel morale del personale, e l’abbandono del posto di lavoro da parte di moltissimi operatori sanitari.
Il Sud Africa soffre già di una carenza di operatori sanitari, dovuta in gran parte a condizioni di lavoro poco allettanti. Molti posti rimangono vacanti, secondo lo studio di un’organizzazione nazionale di ricerca, la Health System Trust (HST) con sede a Durban, finanziata da diversi donatori nazionali e internazionali.
Secondo HSRC, queste pressioni comprometteranno la qualità delle cure disponibili per i malati di Hiv/Aids.
L’HST ha rilevato che alcuni punti di distribuzione di farmaci anti-retrovirali (ARV) hanno già raggiunto livelli di saturazione per la carenza di personale.
I ricercatori dell’HST stimano che al momento appena il 12-13 per cento del totale dei pazienti che richiedono terapie ARV le stanno effettivamente ricevendo. “Una limitata capacità di risorse umane è il principale fattore responsabile della estensione così limitata del programma ARV; un problema che deve essere risolto al più presto”, avvertono Rob Stewart e Marian Loveday nel resoconto sanitario 2005 dell’organizzazione.
Inoltre, il numero già limitato di operatori sanitari sarà ulteriormente ridotto a causa delle infezioni da Hiv: secondo uno studio dell’HSRC, il 13 per cento degli operatori sanitari morti tra il 1997 e il 2001 è deceduto per malattie legate all’Aids.
Di tutti questi dati si dovrebbe discutere nell’ambito delle Sessioni speciali dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite (UNGASS) sull’Hiv/Aids, previste per la prossima settimana.
Nel 2001 si è tenuta la prima sessione straordinaria dell’Assemblea sull’Hiv/Aids, in riconoscimento del fatto che nonostante alcuni progressi in termini di maggiore accesso alle iniziative di prevenzione e cura dell’Hiv, i programmi non sono ancora in grado di raggiungere le persone più vulnerabili al virus.
Nel corso del primo incontro UNGASS, i partecipanti hanno concordato alcuni obiettivi, definiti nella “Dichiarazione d’intenti sull’Hiv/Aids”, adottata dai leader di 189 paesi. La dichiarazione ha stabilito precisi traguardi per fermare e invertire la diffusione della pandemia entro il 2010, mediante l’azione di governi e società civile.
Il Sud Africa si è impegnato, insieme ad altri paesi, a migliorare le condizioni dei lavoratori sanitari e a promuovere sistemi di fornitura e piani di finanziamento per l’accesso agli ARV, oltre che a sottoporre servizi e terapie ad una verifica entro il 2005.
Le delegazioni del Sud Africa dovranno riferire i progressi nel raggiungimento di questi obiettivi al meeting di UNGASS+5, che si terrà a New York dal 31 maggio al 2 giugno, cinque anni dopo la prima sessione speciale dell’Assemblea generale sull’Hiv/Aids.
Impegnandosi a migliorare la risposta del Sud Africa alla pandemia, gli ospedali dovranno offrire maggiori gratificazioni professionali agli operatori sanitari, con migliori salari e condizioni di lavoro, ha spiegato Elsje Hall, ricercatrice presso l’Indipendent Research Services di Pretoria.
I dati dell’HST mostrano che per gestire i programmi ARV nel paese, saranno necessari entro il 2009 3.200 medici, 2.400 infermieri e 765 operatori sociali, il che si tradurrà in un sostanziale aumento nei costi del personale.
Sarà poi necessario, secondo Hall, aumentare anche la fornitura di ARV e di farmaci per curare le infezioni comuni.
Secondo le stime di HST il costo di una terapia completa ARV dovrebbe essere di circa 996 milioni di dollari nel 2008/2009, rispetto ai 179 milioni di dollari del biennio 2005/2006.
*Kristin Palitza è editore di “Agenda”: un progetto editoriale sulle questioni di genere e i diritti delle donne con sede a Durban, Sud Africa.