MEDIA: Lotta libera contro i ‘campioni della libertà’

DOHA, 5 aprile 2007 (IPS) – La rete televisiva al-Jazeera potrebbe rivelarsi un “campione di libertà” contro le pressioni americane, secondo i maggiori esperti di media.

“Io sostengo al-Jazeera perché al-Jazeera ha fatto più di chiunque altro per diffondere la democrazia nella regione mediorientale, sicuramente più di quanto abbia fatto il governo americano”, ha detto all’IPS l'esperto dei media Hugh Miles. “Trovo strano che la gente parli di al-Jazeera come di una ‘rete terroristica’, perché questo non potrebbe essere più lontano dalla realtà”.

L’IPS ha parlato con Miles in occasione del terzo forum annuale di al-Jazeera tenutosi a Doha, Qatar, dal 31 marzo al 2 aprile. I lavori del forum hanno evidenziato la recente espansione e il successo della rete araba, ma si è anche discusso delle difficoltà che devono affrontare i giornalisti nelle zone calde del Medio Oriente.

Secondo Miles, autore di “Al-Jazeera: Come l’emittente giornalistica televisiva araba ha sfidato il mondo”, e giornalista freelance vincitore di diversi premi, l’ex segretario alla difesa Usa Donald Rumsfeld si era sbagliato su al-Jazeera.

“Al-Jazeera è stata definita ‘rete terroristica’, o ‘la voce di (Osama) bin Laden’, ma ciò dimostra soltanto la profonda ignoranza della sua storia e del canale”, ha detto Miles.

La rete al-Jazeera, nata 10 anni fa, è sopravvissuta all’attacco militare Usa contro la sua sede di Baghdad nel corso dell’invasione Usa nell’aprile 2003. Ha dovuto sostenere le accuse di Rumsfeld di fomentare il terrorismo con la messa in onda di decapitazioni e di altri attacchi.

Secondo gli editori di al-Jazeera, il canale non ha mai trasmesso nessuna decapitazione, né sostiene il terrorismo.

Altre voci autorevoli hanno parlato in favore del canale arabo, che è stata vittima di attacchi di ogni tipo. Il forum, “Media e Medio Oriente: oltre i titoli di giornale” ha riunito giornalisti, leader dei media internazionali e studiosi provenienti da tutto il mondo per discutere i temi critici che riguardano i media, con particolare attenzione al giornalismo di inchiesta.

La conferenza è seguita al lancio di al-Jazeera international, un canale di notizie in lingua inglese in onda 24 ore su 24 che ha iniziato le programmazioni a novembre 2006, seguito da più di 80 milioni di famiglie in tutto il mondo – un lancio senza precedenti nell’industria delle trasmissioni televisive.

”La campagna contro al-Jazeera è durata quattro, cinque, sei anni”, ha dichiarato Aidan White, segretario generale della Federazione internazionale dei giornalisti. “E' una forma di pregiudizio che non possiamo ignorare”.

Abdul Bari Atwan, caporedattore del quotidiano arabo al-Quds al-Arabi, con sede a Londra, ha commentato all’IPS che “i giornalisti dovrebbero unirsi e far sentire la loro voce per dire no a questo trattamento brutale da parte dei leader del mondo 'libero', da parte di persone che dovrebbero rappresentare la libertà. Dovremmo essere uniti contro questa nuova ondata di giornalismo ‘embedded’, perché questa è censura”.

”Si dice che la libertà d’espressione sia parte integrante dei valori occidentali”, ha proseguito Atwan. “L’amministrazione americana sta distruggendo i valori occidentali sparando ai giornalisti, uccidendo i messaggeri”.

”I principali responsabili dell’uccisione dei giornalisti sono i governi”, ha detto al forum Frank Smyth, rappresentante a Washington del Comitato per la protezione dei giornalisti (CPJ).

E molti altri giornalisti vengono detenuti senza giusto processo. Il cameraman di Al-Jazeera Sami al-Hajj, di nazionalità sudanese, è stato arrestato dall’esercito Usa in Afghanistan nel dicembre 2001. Le accuse contro di lui devono ancora essere dimostrate, eppure è tuttora detenuto come “nemico combattente” a Guantanamo.

Il 7 agosto 2004, il governo iracheno ad interim sostenuto dagli Usa e guidato dall’ex agente della CIA Iyad Allawi ha chiuso l’ufficio di al-Jazeera in Iraq, accusandola di presentare un’immagine negativa dell’Iraq, e di “alimentare le ostilità contro la coalizione”.

Molte delle difficoltà dei governi con al-Jazeera sono riconducibili al fatto che questo canale trasmette storie cui altri non hanno accesso.

Questo la accomuna all’agenzia giornalistica Inter Press Service (IPS), secondo il direttore generale Mario Lubetkin. Al-Jazeera ha molto in comune con l’IPS, poiché la rete araba “cerca le notizie dietro le notizie”, e “perché si occupa del sud”, ha sottolineato.

Lubetkin ha poi aggiunto “stiamo lavorando con loro, che riprendono molte delle nostre storie in arabo”.

Il forum ha affrontato diverse questioni, come il “giornalismo da paracadute”, il “giornalismo d’inchiesta” e i nuovi media. Ma il tema dominante rimane quello degli attacchi contro i giornalisti in un ambiente globale sempre più difficile.