BAMAKO, 22 Gennaio 2006 (IPS) – Mentre è in corso a Bamako, capitale del Mali, il sesto Forum Sociale Mondiale (FSM), il ricordo di un altro decisivo meeting è nell’aria: la Conferenza di Bandung, svoltasi nel 1955 nella città indonesiana di cui porta il nome.
Le consultazioni di Bandung riunirono 29 paesi africani e asiatici sui timori che gli Stati Uniti e la futura Unione Sovietica intendessero controllare le nazioni del Terzo Mondo. Viene oggi chiesto a Bamako di far rivivere l’iniziativa di Bandung, ricordando gli eventi dello scorso anno, quando stati africani e asiatici si sono incontrati a Bandung per celebrare il 50° anniversario della riunione del 1955, che aveva portato nel 1961 alla creazione del Movimento dei non allineati.
Gruppi civici sostengono che un resuscitato movimento di Bandung potrebbe aiutare ad affrontare le disuguaglianze nei paesi in via di sviluppo, in parte attribuibili alle politiche adottate dal Primo Mondo.
”Vediamo una nuova forma di colonizzazione, dove i paesi in via di sviluppo continuano a subire le dittature dei paesi sviluppati”, ha dichiarato Samir Amin, direttore del Forum del Terzo Mondo, una rete di comitati africani e asiatici con sede nella capitale senegalese di Dakar.
La dichiarazione è stata fatta nel corso di una conferenza tenutasi a Bamako, per celebrare anche il 50° anniversario dell’iniziativa di Bandung. Erano presenti circa 1000 persone, compresi rappresentanti di organizzazioni della società civile e di movimenti sociali di tutto il mondo.
”Quando il 75 per cento della popolazione mondiale subisce la dominazione di un gruppo molto piccolo, l’ingiustizia è maggiore. Siamo di fronte a un sistema coloniale che ci priva (le nazioni in via di sviluppo) del diritto di scegliere le nostre condizioni di vita”, ha fatto notare Amin.
”Questo è il dibattito che può essere portato avanti con lo spirito di Bandung, sulle privatizzazioni e liberalizzazioni che continuano ad affliggere le nazioni del Terzo Mondo”.
Gli stati presenti all’incontro di Bandung nel 1955 cercarono anche di promuovere la cooperazione afro-asiatica, con lo scopo di ridurre la loro dipendenza dalle nazioni ricche. Tuttavia, le pressioni della Guerra Fredda compromisero l’efficacia del successivo Movimento del non allineati, quando membri apparentemente neutrali del raggruppamento furono deportati in campi americani e sovietici. Paradossalmente, anche la fine della Guerra Fredda danneggiò il movimento, privandolo della sua ragion d’essere.
Secondo Francois Houtart, direttore esecutivo del Centre Tricontinental, con sede in Belgio, lo spirito unitario prevalso a Bandung può essere rivendicato.
”La nostra proposta è di costruire un mondo nuovo, uscendo da questa era coloniale in cui siamo stati sommersi da OMC, FMI e Banca Mondiale, che hanno imposto le loro condizioni, come costringerci alla privatizzazione e ad ingiuste politiche commerciali”, ha dichiarato Houtart al meeting di Bamako.
Gli oppositori delle regole commerciali internazionali controllate dall’Organizzazione Mondiale per il Commercio hanno ripetutamente evidenziato quanto queste indeboliscano i paesi in via di sviluppo, costringendoli a ridurre le barriere commerciali – mentre gli stati ricchi mantengono la protezione sui loro mercati. Hanno inoltre ricordato che le privatizzazioni sollecitate dal Fondo Monetario Internazionale e dalla Banca Mondiale hanno messo servizi sociali o legati a sanità e istruzione fuori dalla portata dei cittadini poveri.
”È importante che tutte le popolazioni africane e asiatiche siano ben informate su tali questioni e che si schierino unite nella resistenza. Devono valutare le riforme neoliberiste realizzate finora e i danni che hanno provocato, e rimanere unite per contrastarle”, ha detto a TerraViva Aminata Traore, ex ministro del turismo del Mali.
Questo sforzo può essere stimolato dalla Nuova Partnership strategica Asia-Africa (NAASP, New Asian-African Strategic Partnership), istituita a Bandung durante la riunione del 2005.
”Abbiamo notato con soddisfazione che dalla Conferenza del 1955, i paesi asiatici e africani hanno raggiunto notevoli progressi politici. Abbiamo combattuto con successo il flagello del colonialismo e lottato con coerenza il razzismo. In particolare, l’abolizione della apartheid rappresenta una pietra miliare della collaborazione afro-asiatica”, riporta la dichiarazione della NAASP.
”Tuttavia, malgrado questi risultati politici, siamo preoccupati per non aver ottenuto un progresso adeguato nella sfera sociale ed economica. Riconosciamo il bisogno di rafforzare continuamente il processo di costruzione di nazioni e stati, e l’integrazione sociale”.

