BRUXELLES, 18 luglio 2005 (IPS) – Lo sradicamento della povertà in tutti i paesi in via di sviluppo, in linea con gli Obiettivi di sviluppo del millennio, sarà al centro della politica di sviluppo dell’Unione europea, secondo le proposte annunciate dalla Commissione lo scorso mercoledì.
Nei progetti per la nuova politica di sviluppo del blocco, l’Unione europea evidenzia l’importanza del partenariato con i paesi in via di sviluppo e la promozione del buon governo, dei diritti umani e della democrazia. Sottolinea inoltre il ruolo della società civile e affronta le situazioni di conflitto e il fallimento degli stati.
La Commissione europea, braccio esecutivo dell’Unione europea (Ue), definisce lo sviluppo l’elemento chiave dell’azione esterna dell’Ue, unita alla politica comunitaria estera, per la sicurezza e per il commercio, esplorando i legami con queste ed altre politiche correlate, come le migrazioni, l’ambiente e l’occupazione.
Secondo la Commissione, le proposte riconoscono inoltre che i rapporti dell’Ue con ogni partner esterno sono “unici” e richiedono singoli “mix di politiche” di aiuti, scambi e altri sistemi “adeguati alle necessità di ciascun partenariato”.
Nel presentarle ai rappresentanti dei media, Louis Michel, commissario Ue per lo sviluppo e gli affari umanitari, ha dichiarato che le proposte riflettono “le mutate circostanze” rispetto alla precedente strategia di sviluppo lanciata nel 2000, dati il maggiore consenso sugli Obiettivi di sviluppo del millennio (MDG), il quadro della sicurezza dopo gli attacchi terroristici dell’11 settembre e l’accresciuto impatto della globalizzazione.
La Commissione ritiene inoltre che il nuovo “consenso europeo” fornirà una struttura comune di obiettivi, valori e principi che il blocco “sostiene e promuove in quanto attore globale”, e come partner globale per la prima volta dopo 50 anni di cooperazione allo sviluppo.
“Il mese scorso, il Consiglio europeo ha raggiunto un importante accordo sulle proposte della Commissione di aumentare i nostri aiuti allo sviluppo. È essenziale fare di più, ma dobbiamo anche fare meglio. Dal momento che lo sviluppo è un settore le cui competenze si suddividono tra l’Unione e i suoi 25 Stati membri, ciò richiede una strategia basata sul coordinamento e l’armonia. Se vogliamo davvero che la povertà diventi storia, dobbiamo agire insieme”, ha detto Michel.
Michel predilige inoltre un sistema che consentirebbe di combinare le attività di cooperazione dei diversi Stati membri, ponendone uno al comando.
La Gran Bretagna, ha suggerito, potrebbe essere incaricata di attuare i programmi educativi per conto dell’intera Ue, poiché ha molti anni di esperienza nel finanziamento di scuole nei paesi poveri.
La dichiarazione serve anche ad aiutare i dieci nuovi paesi, entrati nell’Unione lo scorso anno, a delineare politiche di aiuti allo sviluppo che tengano conto delle lezioni apprese da precedenti esperienze. Molti dei nuovi Stati sono ancora all’inizio nel tracciare le strategie di sviluppo.
Benita Ferrero-Waldner, commissaria per le relazioni estere e la politica europea di vicinato ha detto che la politica di sviluppo dell’Ue è una strategia per “un’equa” globalizzazione.
“Rivolgendosi ai legami tra sviluppo e sicurezza, sviluppo e migrazione, sviluppo e commercio, sviluppo e ambiente, la Commissione vuole dare la migliore risposta possibile ad un ampio ventaglio di situazioni e bisogni nei paesi nostri partner”, ha detto.
I gruppi impegnati per lo sviluppo hanno accolto le proposte, sia pure con cautela, ma hanno sollecitato l’Unione ad attuare le sue proposte.
“Sfidiamo i leader delle istituzioni europee e gli Stati membri ad esprimere un forte sostegno politico per lo sviluppo, attraverso una Dichiarazione sulla politica di sviluppo congiunta e rafforzata, che affermi principi ed impegni chiari, perseguiti sia a livello delle scelte politiche e della pratica, sia con i finanziamenti”, ha detto mercoledì scorso Frans Polman, presidente di CONCORD, una rete europea di gruppi di soccorso e sviluppo.
Rein Antonissen, funzionario Ue della piattaforma belga di CONCORD, ha dichiarato che il piano per lo sviluppo del blocco avrà implicazioni enormi.
“Rispondendo ai recenti impegni presi nell’ambito degli aiuti, del debito e degli scambi, seguiremo da vicino gli sforzi dell’Ue nel presentare un forte progetto per lo sviluppo. Ciò interesserà la vita di milioni di persone povere ed è una cosa che tutti dobbiamo fare bene”, ha commentato.
Le proposte della Commissione sono il risultato di un processo consultativo sulla politica di sviluppo del blocco avvenuto all’inizio di quest’anno.
La Commissione ha ricevuto 529 contributi da diverse parti: membri del Parlamento europeo, rappresentanti degli Stati membri, autorità locali e regionali, organizzazioni non-governative (Ong), sindacati e singoli individui.
La consultazione era volta ad avviare un dibattito su come l’Unione deve affrontare le sfide della cooperazione allo sviluppo. La maggioranza dei partecipanti ha stabilito che lo sradicamento della povertà deve rimanere il principale obiettivo di ogni nuova dichiarazione politica, e che l’Ue dovrebbe concordare una piattaforma comune per la cooperazione allo sviluppo.
Molti hanno anche sottolineato il bisogno di coerenza tra i diversi elementi dell’azione esterna dell’Ue, evidenziando che la politica di sviluppo non deve essere subordinata ad altre politiche Ue, come la Politica estera comune e per la sicurezza del blocco (CFSP, Common Foreign and Security Policy), o la politica delle migrazioni.
Invece, alcune repliche sollecitavano il blocco a considerare gli obiettivi per lo sviluppo nell’ambito di altre sfere politiche, come il commercio.
Secondo la Commissione, il processo di consultazione, e ciò che ne è emerso, ha fornito un “consiglio valido” ed è stato preso in considerazione nel delineare la nuova politica per lo sviluppo.
Le proposte presentate all’incontro di questa settimana sono le prime di una dichiarazione in due parti sulla politica di sviluppo del blocco. La prima parte si rivolge in particolare agli obiettivi, ai principi e ai valori di tale politica, mentre la seconda, che verrà annunciata verso la fine dell’anno, fornirà delle linee guida per la sua attuazione a livello comunitario.
Prima di entrare in vigore, le proposte dovranno ora essere approvate dal Consiglio europeo, che riunisce i capi di 25 Stati membri Ue, e dal Parlamento europeo.

