KUALA LUMPUR, 14 maggio 2005 (IPS) – La maggior parte delle donne afgane non riescono a diventare anziane, ha dichiarato Massouda Jalal agli eleganti delegati presenti all’apertura del vertice dei ministri del Movimento dei non allineati (NAM, Non-Aligned Movement) su Donna e potere, conclusosi martedì scorso a Kuala Lumpur. “Molte di loro muoiono prima di raggiungere l’età anziana”, ha aggiunto.
Massouda, ministra afgana degli affari femminili, ha sconvolto i partecipanti con la disperata descrizione della condizione femminile nel paese umiliato dalla guerra dopo che gli Usa hanno rovesciato il governo talebano alla fine del 2001 e instaurato una “democrazia”.
“La durata media della vita delle donne afgane è di soli 44 anni; le donne muoiono giovani per la mancanza di cure mediche, soprattutto durante il parto”, ha dichiarato Massouda, aggiungendo che molte sono state uccise nei numerosi conflitti locali, e che anche la povertà estrema ha portato via diverse vite.
“In media, 1900 madri su 100.000 muoiono dando alla luce un figlio, e la mortalità dei bambini alla nascita è di circa 6500 ogni 100.000 neonati”, ha proseguito.
“Ogni giorno perdiamo 70 madri e 700 bambini a causa dell’insufficienza dei servizi sanitari”, ha detto Massouda ai delegati turbati provenienti da più di 114 paesi.
A più di tre anni dalla caduta del regime talebano, circa il 60 per cento delle ragazze non va ancora a scuola, e il 70 per cento delle famiglie è sprofondato nella povertà estrema.
“Speriamo che i paesi del NAM ci aiuteranno”, è stato l’appello della ministra afgana. “La nostra gente ha bisogno di aiuto: per favore, aiutateci con i programmi di sviluppo”.
Lo stesso NAM, in realtà, sta diventando un forum per gli appelli di ministri come Massouda.
Il meeting di Kuala Lumpur ha dimostrato che, per la prima volta nei suoi 44 anni di vita, il Movimento dei non allineati ha spostato la propria attenzione dalla mera politica alle questioni sociali.
Il NAM era nato nel 1961 – all’apice della guerra fredda – dalla paura di un olocausto nucleare presagito come l’esito possibile del conflitto tra il blocco occidentale guidato dagli Usa e il blocco sovietico. La fine della guerra fredda ha lasciato il NAM con un grande punto interrogativo sui propri obiettivi.
Il tema della conferenza, “Potenziare le donne per affrontare le sfide della globalizzazione”, riflette la spinta del NAM a cercare nuove motivazioni.
Ministri e rappresentanti di circa 80 stati membri del NAM hanno partecipato all’incontro aperto dal primo ministro malese Abdullah Badawi, che ha sollecitato il mondo a concentrarsi sui danni dell’Hiv/Aids per donne e bambini, e sulla condizione delle donne musulmane, il cui stato di oppressione e sfruttamento, ha detto, è rimasto invariato o è peggiorato a causa di ignoranza, fondamentalismo islamico e forze della globalizzazione.
Abdullah è attualmente presidente del NAM e dell’Organizzazione della conferenza islamica, un organismo intergovernativo che raggruppa 56 stati.
Al termine dell’incontro, i partecipanti hanno approvato la Dichiarazione di Putrajaya (il complesso, sede del governo malese, in cui si è svolto il meeting): un progetto per potenziare le donne che include azioni concrete e programmi per il sostegno alle donne nei paesi membri.
La Malesia ha proposto anche la realizzazione di un Centro NAM su genere e sviluppo per favorire il potenziamento femminile, che potrebbe funzionare a stretto contatto con politici, studiosi, centri di ricerca e altri gruppi interessati a stimolare la discussione intellettuale, promuovere lo scambio di idee e diventare un nucleo per le potenzialità costruttive delle donne.
La discussione sull’Hiv/Aids è apparsa rilevante durante l’incontro dei ministri, con i delegati asiatici che interrogavano gli africani sulla loro esperienza nella lotta al virus.
“Abbiamo prestato molta attenzione all’Hiv/Aids: noi malesi, insieme ad altri asiatici, abbiamo tanto da imparare dalle nostre controparti africane”, ha dichiarato Shahrizat Jalil, ministra malese per lo sviluppo di donne, famiglia e comunità. “Il legame tra Hiv/Aids e potenziamento delle donne è un tema molto importante, basti pensare alle cifre allarmanti”.
L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) stima che più di 20 milioni di donne nel mondo vivono con l’Hiv/Aids.
La presidentessa del Malaysian AIDS Council, Marina Mahathir, ha sollecitato i membri NAM a lavorare “concretamente e seriamente”, per dare alle donne – nelle loro società – la forza per combattere la malattia mortale.
“Il potenziamento delle donne non è semplicemente un sostegno contro Hiv e Aids; il potenziamento reale dovrebbe assicurare alle donne la possibilità di compiere le loro scelte di vita in maniera autonoma e sicura, dando loro il diritto di proteggersi dall’epidemia”, ha dichiarato.
“Il tempo per l’azione non è domani o il prossimo anno, ma adesso”, ha detto Marina. “Ogni istante di esitazione può significare morte per i nostri cittadini, soprattutto per le nostre donne”.
L’Indonesia, primo paese musulmano del mondo e fonte di lavoratori migranti, ha richiesto piani nazionali e strategie multi-settoriali per combattere il traffico di esseri umani.
Timor Est, il paese NAM più piccolo e meno sviluppato, ha chiesto un aiuto in diversi settori.
Un rapporto presentato all’incontro dei ministri ha rivelato che, nella nazione più recente del mondo, le conoscenze relative all’Hiv/Aids sono scarse.
“I dati disponibili suggeriscono inoltre che la violenza basata sul genere, in particolare la violenza domestica, è allarmante e frequente, e colpisce donne e bambini”, prosegue il rapporto.
Altra sfida fondamentale per le donne di Timor Est è il sistema sociale tradizionalmente patriarcale, che limita agli uomini più anziani il potere decisionale.
Il rapporto riferisce anche che le donne del piccolo stato insulare, indipendente dall’Indonesia dal maggio 2002, sono discriminate a causa di leggi interne ereditate. “Impediscono alle donne l’accesso e il controllo sulle risorse”, dichiara il rapporto.
I problemi affrontati dal gigante indonesiano, dall’Afghanistan umiliato dalla guerra e dalla piccola Timor Est sono diversi. Tuttavia, il filo comune è che tutti sperano nell’aiuto del NAM.

