SVILUPPO: Per le Ong, la chiave dello sviluppo è la partnership globale

BRUXELLES, 3 maggio 2005 (IPS) – Gli Stati membri dell’Unione europea devono “compiere passi decisivi” e costruire una partnership globale per lo sviluppo, si legge nel rapporto di una rete di gruppi cattolici per lo sviluppo.

Secondo il CIDSE (Coopération Internationale pour le Développement et la Solidarité) e Caritas Europa, i governi europei devono andare “al di là dei propri interessi” per raggiungere l’Obiettivo di sviluppo del millennio (MDG) numero 8, che prevede l’attuazione di una partnership globale per lo sviluppo.

Questo obiettivo – affermano – è particolarmente indicativo, poiché esige che i paesi più ricchi riformino le proprie politiche e azioni per contribuire alla lotta contro la povertà.

“Secondo l’obiettivo 8, dai paesi ricchi ci si aspetta qualcosa. Ciò è molto importante, perché chiede alle nazioni più ricche di valutare in che modo le loro politiche e pratiche stiano contribuendo alla cooperazione allo sviluppo e al raggiungimento degli MDG, e di agire di conseguenza”, dichiara il rapporto del CIDSE, intitolato “Europa: un vero partner globale per lo sviluppo”, diffuso nel Parlamento europeo a fine aprile.

La relazione esamina gli indicatori di democrazia e partecipazione istituzionale globale, spesso omessi nei rapporti ufficiali, che secondo le organizzazioni non governative (Ong) sono fondamentali per realizzare gli MDG.

Vengono poi segnalati alcuni ambiti specifici in cui gli Stati membri dell’Ue non starebbero contribuendo agli MDG, e una serie di raccomandazioni per raggiungere l’obiettivo 8 entro la scadenza del 2015.

Gli MDG prevedono di ridurre del 50 per cento fame e povertà, l’educazione primaria universale, diminuire di due terzi la mortalità infantile e di tre quarti quella materna, promuovere l’uguaglianza di genere e fermare la diffusione di Hiv/Aids, malaria e altre malattie.

In un vertice del millennio tenutosi a settembre 2000, 189 leader mondiali hanno promesso di raggiungere tutti questi obiettivi entro il 2015. Nel corso di quest’anno si terrà un altro vertice per valutare i progressi finora compiuti e fissare l’agenda per i prossimi dieci anni.

Cinque anni dopo il vertice dell’Onu, le Ong riscontrano alcuni “progressi rilevanti” verso la realizzazione dell’obiettivo 8, ma aggiungono che gli “interessi personali” continuano a prevalere su quelli di bambini e famiglie che si vedono negare una adeguata alimentazione, educazione, assistenza sanitaria e acqua pulita, e questo è un fattore che rende i cambiamenti ancora troppo lenti.

“Esiste lo spazio politico per un cambiamento radicale all’interno dell’Ue – ha osservato il presidente del CIDSE Paul Chtnis alla presentazione del rapporto -. Ma adesso le parole e le azioni dei governi devono coincidere con la volontà della gente. Sono stati presi molti impegni e, come dimostra questo studio, ci sono stati sì alcuni progressi, ma troppo lenti e non uniformi”.

“È giunto il momento che l’Ue prenda l’iniziativa e riconosca l’importanza di una vera partnership – ha aggiunto Chtnis – che si basi sull’onorare gli impegni e gli obblighi reciproci in uno spirito di genuina solidarietà. Tali impegni sono incorporati negli Obiettivi di sviluppo del millennio, in particolare l’obiettivo 8”.

Ma il cammino verso il raggiungimento degli obiettivi è stato lento. Secondo il rapporto, solo cinque Stati membri dell’Ue – Norvegia, Svezia, Lussemburgo, Olanda e Danimarca – li hanno finora realizzati.

Il CIDSE e Caritas Europa raccomandano all’Unione europea di intraprendere “passi concreti” per attuare un “calendario vincolante” per raggiungere l’obiettivo Onu dello 0,7 per cento del PIL, al prossimo incontro dei ministri degli esteri previsto per questo mese.

Lo studio sottolinea che solo quattro donatori Ue – Portogallo, Belgio, Italia e Danimarca – stanziano più del 75 per cento dei propri aiuti allo sviluppo (APS) per i paesi a bassissimo tasso di sviluppo (LDC, Least Developed Countries), mentre la maggior parte ne assegnano poco più della metà agli LDC o ad altri paesi a basso reddito.

Questo significa che la Commissione europea, l’Austria, la Spagna e altri donatori Ue spendono una quota troppo alta dei propri APS nei paesi a medio reddito.

Le Ong insistono perchè gli Stati membri puntino le proprie risorse sui paesi più poveri del mondo.

“L’Ue e i suoi Stati membri, che hanno un impegno speciale con l’Africa, dovrebbero destinare almeno lo 0,2 per cento del PIL agli aiuti allo sviluppo rivolti ai paesi più poveri, in particolare quelli dell’Africa sub-sahariana, per permettere loro di raggiungere gli MDG”, dice il rapporto.

Secondo il CIDSE e Caritas Europa, l’obiettivo numero 8 non richiede solo progressi nei confronti di indicatori specifici, ma anche progressi nella partnership.

“Le strutture globali che mantengono la povertà ed emarginano i diritti dei più poveri devono chiaramente essere riformate, ma nell’approccio dei governi verso gli MDG c’è scarsa attenzione verso questi importanti temi strutturali”, osservano le due Ong.

A detta loro, i paesi europei dovrebbero prendere l’iniziativa e fare pressioni per riformare l’Organizzazione mondiale del commercio (OMS), il Fondo monetario internazionale (FMI) e la Banca mondiale.

E all’interno della stessa Unione europea, secondo il CIDSE e Caritas Europa, i rapporti elaborati e le decisioni prese in relazione agli MDG dovrebbero essere più attendibili, coinvolgendo in questi processi i parlamenti europei e nazionali e la società civile.

“A livello dell’Ue, la Commissione europea dovrebbe mantenere un forte ruolo di monitoraggio sull’insieme dei progressi dell’Ue circa l’obiettivo 8, e le strutture incaricate di stilare i rapporti sull’MDG 8 dovrebbero essere revisionate, includendo gli indicatori sulla governance e la partecipazione globali”, si legge.

Quanto al debito estero, il CIDSE e Caritas Europa ribadiscono che i donatori Ue devono annullarlo immediatamente per quei paesi il cui debito è “insolvibile sulla base dei bisogni per lo sviluppo umano”.

Bernard Petit, direttore della politica di sviluppo e questioni settoriali presso la Commissione europea, ha accolto positivamente il rapporto, precisando che l’esecutivo Ue condivide molte delle sue conclusioni.

“L’attuale situazione – ha dichiarato Petit – deve essere affrontata con ogni forza possibile e non può essere una faccenda come tante altre. Condividiamo molte delle conclusioni e dei contenuti del rapporto, e concordiamo sul fatto che la coerenza e l’Africa sono molto importanti”.

Ma alcune proposte sono difficili da attuare, ha aggiunto. “Per il commercio, sfortunatamente non possiamo proporre nulla”.

In definitiva, le Ong sollecitano ogni singolo Stato membro ad aumentare i propri sforzi per raggiungere l’obiettivo numero 8.

“La sfida oggi – conclude lo studio – è aumentare sostanzialmente gli sforzi: perché ogni paese europeo adotti le “migliori prassi” su ogni questione, perché lo sforzo collettivo vada al ritmo del più veloce, non al ritmo dei paesi che per motivi di interesse personale, o per non essersi impegnati, non contribuiscono alla partnership”.