SVILUPPO: La povertà è un problema anche in Europa

ROMA, 8 ottobre 2007 (IPS) – I gruppi della società civile dell’Europa centrale e orientale ricorderanno ai loro governi, il 17 ottobre, che la povertà è un problema persistente anche nei loro paesi, e non solo in quelli comunemente definiti “paesi in via di sviluppo”.

White Bands GCAP

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Nella Giornata Internazionale contro la Povertà (17 ottobre), ai popoli di tutto il mondo viene chiesto di “alzarsi in piedi e parlare” (“Stand Up and Speak Out”) contro la povertà e a sostegno degli Obiettivi di sviluppo del millennio, gli otto traguardi concordati nel 2000 per ridurre la povertà e migliorare la salute e l’educazione.

L’iniziativa 'Stand Up and Speak Out Against Poverty' fa parte della campagna organizzata dalla Coalizione Globale contro la povertà (Global Call to Action Against Poverty) e dalla Campagna del millennio dell’Onu, che chiamerà a raccolta la società civile in diversi spazi pubblici nell'arco di 24 ore, a partire dalle ore 21 del 16 ottobre, per chiedere una risposta politica urgente alla crisi crescente della povertà globale.

Nella stessa giornata, lo scorso anno, circa 23 milioni e mezzo di persone si sono mobilitate per chiedere di mettere fine alla povertà, stabilendo ciò che gli organizzatori hanno definito un record mondiale. Quest’anno intendono “mandare un messaggio ancora più forte, che i politici non possano ignorare”.

La mobilitazione globale rappresenta una possibilità, per i gruppi della società civile che cercano più partecipazione nell’attuale dibattito sugli aiuti, la cancellazione del debito, gli accordi commerciali e il controllo delle responsabilità statali, di dire la loro, ma è anche l’opportunità per rafforzare il dialogo sui problemi nazionali con i governi dell’Europa centrale e orientale.

”Il punto chiave quest’anno è far capire alla gente che la GCAP non è solo una coalizione di persone che guardano ai paesi in via di sviluppo, ma anche alla povertà e alle disuguaglianze nel Nord”, ha detto all’IPS Julien Vaissier, del segretariato europeo di GCAP. ”Se guardiamo a paesi come la Romania, la povertà è un enorme problema nazionale. La GCAP è un'opportunità per aprire la mente delle persone e far capire loro che attraverso questo appello globale possono cercare di produrre un cambiamento nei loro paesi”.

In Ungheria – che si è unita alla coalizione globale nel 2005 – si è registrato un aumento della partecipazione della società civile a questo genere di iniziative.

”Non direi che la partecipazione della gente sia sufficientemente massiccia, ma sta crescendo anno dopo anno”, ha detto all’IPS Balazs Frida, della coalizione ungherese. “Prima era piuttosto difficile mobilitare le persone, perché quello dell’Europa centrale è un caso molto particolare… la gente si considera non proprio povera, ma ancora bisognosa di aiuto dall’esterno”.

Allo stesso tempo, ha segnalato, “ci siamo impegnati con l’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (OCSE, un raggruppamento di 30 nazioni ricche) e con l’Onu per sostenere i paesi stranieri che attraversano una fase difficile”.

Secondo Frida, “sensibilizzare le persone è una vera e propria sfida; devi aiutarle a capire che non sono più povere, che sono membri dell’Unione europea come gli altri”. Al tempo stesso, ha aggiunto, devono capire “che ci sono popoli ancora più poveri fuori dall’Europa, e che non dobbiamo concentrarci soltanto sulla povertà o sul problema dei senzatetto e delle regioni rurali sottosviluppate del nostro paese”.

La coalizione ungherese organizzerà conferenze, manifestazioni di piazza e un programma nell’arco dell’intera giornata, con proiezione di film, dibattiti pubblici e un seminario sulle politiche degli aiuti per il 17 ottobre.

Anche la Repubblica Ceca si è unita al gruppo globale nel 2005. “Ogni anno cerchiamo di coinvolgere nuovi raggruppamenti, nuove città, o rendere partecipi altri gruppi come gli studenti, che non sono mai stati avvicinati prima”, ha detto all’IPS Petr Lebeda, della coalizione nazionale della Repubblica Ceca.

”Benché sia difficile monitorare il coinvolgimento della popolazione, l'anno scorso abbiamo raccolto 527mila firme da consegnare al Primo ministro e all’Assemblea generale dell’Onu”.

“La capacità della popolazione di mobilitarsi per i diritti sta migliorando”, ha spiegato. “Non raggiunge il livello standard dei 15 paesi dell’Unione Europea (Ue); ma credo sia un po’ meglio che in altri stati membri, forse come in Ungheria o in Polonia”.

“Nella Repubblica Ceca c’è una certa tradizione di attivismo per i diritti umani, che risale ai movimenti dissidenti sotto il regime comunista; i diritti umani erano uno dei principi della resistenza, che ha portato all’espulsione del regime. C’è sempre stata una forte attenzione su questo tema, sia nei circoli ufficiali che nella società civile, anche se ci si concentrava soprattutto sui diritti politici, libertà di espressione, libertà di riunirsi, ecc.”.

Adesso, ha aggiunto Lebeda, ci sono anche “moltissime attività in difesa dei dissidenti di Cuba, Nord Corea, e un altro regime che vive una situazione critica, la Bielorussia”.

Gli attivisti stanno scoprendo un’altra generazione di diritti umani, come il diritto al cibo “che è ancora un concetto, direi, non molto familiare per la società civile e le persone in generale, come diritto”, ha spiegato.

Anche l’atteggiamento del governo verso i problemi della povertà “sta diventando più responsabile”, ha osservato. “La Repubblica Ceca comincia a prendere atto delle sue responsabilità globali, del fatto che è entrata a far parte del gruppo più elitario del mondo, l’UE”.