MEDIO ORIENTE: Una banca belga finanzia gli insediamenti illegali

BRUXELLES, 14 aprile 2010 (IPS) – Il gruppo bancario franco-belga Dexia continuerebbe a finanziare le autorità israeliane nei territori palestinesi occupati, un anno dopo aver dichiarato che non avrebbe più concesso prestiti destinati alla costruzione di insediamenti illegali.

Lo scorso maggio, la banca Dexia assicurò che avrebbe negato nuovi prestiti ai Consigli dei coloni israeliani in Cisgiordania.

Pur considerandola una vittoria in seguito alla loro campagna di sensibilizzazione contro l’istituto di credito, i movimenti di solidarietà con i popoli palestinesi si sono detti delusi per la sospensione di ogni transazione con le colonie.

Intal, un’associazione per i diritti umani con sede a Bruxelles, ha annunciato che il mese prossimo protesterà pubblicamente durante la conferenza annuale degli azionisti Dexia perché molti dei prestiti che la banca aveva promesso ai coloni israeliani fino al 2017 verranno comunque erogati, nonostante l’annuncio dello scorso anno.

“Chiediamo alla società di chiudere ogni conto in sospeso con l’occupazione (della Palestina)”, ha detto il portavoce di Intal, Mario Franssen, a IPS. “Sta a loro decidere in che modo. Non stiamo chiedendo alla Dexia di boicottare Israele, ma devono ritirarsi, è l’unica soluzione”.

Il coinvolgimento della banca nell’erogazione del credito a Israele cominciò a venire alla luce nell’ottobre del 2008, proprio nel periodo in cui i governi di Belgio, Francia e Lussemburgo stavano elaborando un piano di salvataggio multimiliardario per evitarle la bancarotta.

Nelle dichiarazioni che Dexia fece al Parlamento israeliano (il Knesset), la banca confermava gli accordi sul finanziamento di sette insediamenti e di tre organismi locali controllati da Israele in Cisgiordania, tra il 2003 e il 2007.

I sostenitori di Intal sono furibondi anche per le dichiarazioni che l’ex primo ministro belga Jean-Luc Dehaene, ora presidente del Consiglio di amministrazione della Dexia, fece nel 2009: da un lato Dehaene sostenne che i prestiti finalizzati all’occupazione della Cisgiordania consistevano in 5 milioni di euro (6,7 milioni di dollari), ma dall’altro ci tenne a sottolineare che i prestiti destinati a Gerusalemme non erano inclusi nella cifra perché “secondo la società, Gerusalemme non è oggetto di controversie territoriali”.

Le dichiarazioni di Dehaene contrastano con diverse risoluzioni delle Nazioni Unite: l’Onu rifiuta di riconoscere sia l’annessione di Gerusalemme Est a Israele del 1967 sia la dichiarazione di Gerusalemme capitale d’Israele del 1980. In seguito a quest’ultimo episodio, il Consiglio di Sicurezza dell’Onu dichiarò che qualsiasi provvedimento amministrativo o legislativo preso da Israele che avesse alterato lo status della città di Gerusalemme sarebbe stato considerato nullo.

Secondo i calcoli di Intal, il valore totale dei prestiti di Dexia a Gerusalemme e a tutti gli insediamenti in Cisgiordania, supererebbe i 15 milioni di euro.

Dehaene, che è anche membro del Parlamento europeo, ha rifiutato di commentare. Shir Hever, economista presso l’organizzazione israelo-palestinese Alternative Information Centre, ha dichiarato che il tentativo di Dahene di distinguere tra le attività negli insediamenti di Gerusalemme Est e quelle in Cisgiordania costituisce una “chiara violazione del diritto europeo”.

La Dexia non ha voluto chiarire l’esatta natura della sua relazione con gli israeliani. Nel 2009, la banca vinse un appalto pubblico per finanziare diverse autorità israeliane. La prima gara d’appalto bandita da Israele includeva 80 autorità, di cui cinque con sede in insediamenti dichiarati illegali dal diritto internazionale. Al momento della concessione dell’appalto alla Dexia, il loro numero si era ridotto a 54.

Pur garantendo che gli organismi attivi negli insediamenti israeliani non avrebbero ottenuto fondi, la Dexia rifiutò di diffondere la lista delle 54 entità.

Intervistata da IPS, una portavoce della Dexia non ha voluto rispondere alle domande riguardanti la politica del gruppo bancario a Gerusalemme Est. La donna si è limitata a dichiarare che la Dexia aveva acquisito l’ente finanziario israeliano Otzar Hashilton Hamekomi nel 2001, rinominandolo Dexia Israele. “Questa banca opera nell’intero territorio israeliano e finanzia indiscriminatamente governi locali ebraici e arabi”, ha detto.

In un messaggio agli azionisti della Dexia lo scorso anno, Dehaene aveva tentato di minimizzare il significato del prestito a Israele nei territori palestinesi occupati, specificando che il Medio Oriente non era una loro regione prioritaria. “Non sorprendetevi se un giorno il gruppo Dexia venderà la Dexia Israele”, ha dichiarato.

Da allora, la Commissione europea ha approvato un piano di ristrutturazione della Dexia, dopo aver condotto un’indagine per verificare che gli aiuti pubblici alla banca fossero conformi con la normativa europea sulla concorrenza. Il piano prevede che il gruppo concentri le proprie attività sui mercati chiave di Belgio, Francia e Lussemburgo, e le sospenda in Spagna, Italia, Slovacchia e Turchia. Ma la Dexia Israele non viene neppure nominata.

“Israele non è un mercato fondamentale per la Dexia”, dice Mario Franssen, di Intal. “Ma la Dexia Israele non viene mai menzionata (nel piano di ristrutturazione), forse perché qui la Dexia sta traendo dei profitti. In un modo o nell’altro, sembra che stia approfittando dell’occupazione”. ©IPS