WASHINGTON, 6 ottobre 2010 (IPS) – Mentre l’amministrazione Obama tenta di salvare i colloqui di pace israelo-palestinesi, la Siria si prepara a beneficiarne, al di là dei risultati effettivi.
La Siria, corteggiata da Washington che le chiede di riprendere i negoziati con Israele, e che sembra avere un ruolo chiave nel processo, punta sui due movimenti militanti più temuti dallo stato ebraico: Hamas e Hezbollah.
Il Segretario di Stato Hillary Clinton ha incontrato il 27 settembre a New York il ministro degli Esteri siriano Walid Muallem per un colloquio da entrambi definito “costruttivo”, e in seguito il vice ministro di Muallem, Fayssal Mekdad, durante una visita di due giorni a Washington.
Nell’incontro del 29 settembre, Mekdad ha dichiarato che la Siria non ha intenzione di ostacolare i negoziati di pace in corso.
“Noi non siamo né scettici, né oppositori”.
Tuttavia, la Siria continua ad attribuire a Israele le responsabilità della crisi in corso e considera i progressi invocati non semplici da realizzare.
Hamas, che controlla Gaza e il cui leader, Khaked Meshaal, vive a Damasco, ha messo in atto due attacchi agli insediamenti israeliani in Cisgiordania subito dopo l’inizio dei negoziati il mese scorso.
Nell’ultimo week end di settembre, la Siria ha ospitato un incontro tra Hamas e l’altro principale movimento palestinese, Fatah, che regge l’Autorità Palestinese (PA) che governa la Cisgiordania.
I due movimenti si sono divisi dopo la vittoria di Hamas alle elezioni legislative del 2006, che portarono anche all’espulsione di Fatah da Gaza nel 2007. L’impegno per una riconciliazione, mediata dall’Egitto, non ha ancora portato ai risultati sperati.
In conclusione, Meshaal ha esortato il Presidente Palestinese Mahmoud Abbas a ritirarsi dai negoziati con il Primo Ministro israeliano Benjamin Netanyahu, se Israele non prorogherà la moratoria, scaduta il 26 settembre, sulla costruzione di insediamenti israeliani in Cisgiordania.
Netanyahu, la cui coalizione di destra si oppone all'estensione della moratoria, sta negoziando con l'amministrazione Obama per una proroga di 60 giorni.
Mekdad ha inoltre sostenuto che la riconciliazione tra le fazioni palestinesi è essenziale per il successo del processo di pace.
Gli Stati Uniti e Israele preferiscono escludere Hamas, poiché non riconosce né Israele né i precedenti accordi di pace tra Israele, Autorità Palestinese e il movimento per la Liberazione della Palestina (OLP).
Mekdad, rivolgendosi agli oppositori della riunificazione palestinese, ha detto: “Devono sapere che senza la riconciliazione, non si arriverà a niente”.
La Siria sta “esercitando tutte le pressioni possibili” per realizzare la riunificazione palestinese. “Noi volevamo che la riconciliazione fosse già avvenuta”.
Eppure, il governo siriano non ha invitato Abu Mazen a ritirarsi dai negoziati con Israele.
David Schenker, esperto di Oriente presso l'Istituto di Washington di Politica del Vicino Oriente (WINEP), ha dichiarato che, nel caso della Siria, “l'assenza di una risposta negativa è certamente un fatto positivo”.
Forse tale contenimento siriano riflette una sfiducia nell'esito dei colloqui che, se falliranno, porteranno i palestinesi ad adottare una linea più dura.
Se così fosse, è possibile che Israele coinvolga anche la Siria nei negoziati di pace.
Le condizioni di un accordo tra i due paesi sono ben noti: la restituzione del Golan alla Siria presa da Israele nel 1967; l’immediato monitoraggio delle stazioni del Golan; e la fine del sostegno militare siriano a Hezbollah.
Schenker sostiene che un rinnovato accordo di pace siro-israeliano potrebbe contribuire ad alleviare la pressione internazionale sulla Siria su due fronti.
L'International Atomic Energy Agency (IAEA) dovrebbe condurre a dicembre un' indagine sul luogo di un presunto reattore nucleare in Siria bombardato da Israele nel 2007.
Damasco è anche preoccupata per le imminenti accuse per l'assassinio del 2005 dell'ex primo ministro libanese Rafiq Hariri. Se gli ufficiali siriani non fossero più perseguibili, il tribunale delle Nazioni Unite punterebbe il dito contro i membri di Hezbollah.
George Mitchell, inviato americano per il Medio Oriente, ha visitato più volte la Siria – l'ultima volta il 16 settembre – per sottolineare che l'amministrazione Obama vuole una pace regionale che comprenda la Siria. Ma secondo Mekdad, a questo punto la Siria non sarebbe interessata alla mediazione americana.
Damasco avrebbe forse preferito riprendere gli stessi colloqui mediati dalla Turchia nel 2007-2008, quando Ehud Olmert era primo ministro israeliano. I negoziati erano falliti dopo la dura offensiva di Israele contro Gaza nel dicembre 2008.
Ma la mediazione turca non è un buon punto di partenza, considerato il deterioramento delle relazioni tra Turchia e Israele in seguito agli attacchi israeliani alla flottiglia turca in rotta verso Gaza che si sono conclusi con l'uccisione di nove cittadini turchi.
Gli analisti dicono che nonostante le preoccupazioni per l'AIEA e il caso Hariri, la Siria si trova in una posizione relativamente forte. Il presidente siriano Bashar al-Assad è sopravvissuto alle accuse dell' amministrazione di George W. Bush del coinvolgimento nell'assassinio di Hariri.
David Lesch, esperto di Siria alla Trinity University di San Antonio, Texas e autore di “Il Leone Nuovo di Damasco, Bashar al-Assad e la Siria moderna”, sostiene la tesi secondo cui Assad avrebbe usato la crisi in Libano per “riorganizzare il potere Baath nel partito e nel governo e per sbarazzarsi delle minacce al regime”.
Assad ha anche beneficiato dell'impantanarsi americano nel conflitto in Iraq, e delle pressioni di Israele su Bush contro il cambiamento del regime a Damasco, preferendo “il governo siriano, noto stato canaglia” rispetto ad una soluzione meno prevedibile e più militante. Come risultato, “nel 2007-2008, Bashar era convinto di essere dalla parte giusta e che gli Stati Uniti erano da quella sbagliata”, dice Lesch. “La sua opinione è che gli Stati Uniti devono fare maggiori concessioni per migliorare le relazioni con la Siria”, non viceversa.
L'amministrazione Obama sta cercando di riportare un ambasciatore americano a Damasco per la prima volta dal 2005, nonostante la conferma di Robert Ford a quel ruolo sia sospesa al Senato.
Non si capisce al momento se l'amministrazione Obama stia cercando di alleggerire le sanzioni economiche contro la Siria, che Mekdad considera “scorrette e basate su accuse politiche”.
Mekdad, ex ambasciatore presso le Nazioni Unite che ha scritto una tesi sulle opere dello scrittore britannico Graham Greene, ritiene che le relazioni con gli Stati Uniti siano migliorate dopo “l'odio” siriano ostentato verso la precedente amministrazione statunitense.
“La Siria sta giocando un ruolo centrale negli sviluppi in Medio Oriente. Senza la sua collaborazione, nessuno saprebbe come collegare i diversi punti tra loro”.
Infatti, al-Assad è stato in viaggio a Teheran la scorsa settimana per incontrare il presidente iraniano Mahmoud Ahmadinejad e altri alti funzionari, a quanto pare per rassicurarli della loro alleanza e per ricordare all’amministrazione Obama l'importanza del ruolo siriano. © IPS