BOGOTÁ, 26 giugno 2009 (IPS) – Mentre il mondo aspettava l'investitura ufficiale di Barack Obama alla presidenza degli Stati Uniti, tra il 19 e il 21 gennaio si svolgeva un’operazione segreta nella sede del Dipartimento amministrativo della sicurezza (DAS), la principale agenzia di intelligence della Colombia.
Presidencia de Colombia
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Decine di casse di archivi, hard disk, registrazioni e trascrizioni, con i risultati delle intercettazioni a magistrati della Corte Suprema, pubblici ministeri, difensori dei diritti umani, politici dell’opposizione e giornalisti, sono stati distrutti per ordini arrivati dall’alto.
Un mese dopo, il 21 febbraio, la rivista Semana di Bogotá e il notiziario TV Noticias Uno hanno pubblicato la notizia.
Il 16 gennaio, tre giorni prima che, secondo Semana, il governo desse l’ordine di raccogliere registrazioni e documenti, era stata annunciata la nomina del nuovo direttore del DAS, Felipe Muñoz, entrato in carica dal 22 gennaio, il giorno dopo la distruzione degli archivi.
“Di tutte le scatole portate via dal controspionaggio (del DAS, incaricato di verificare la lealtà dei membri dell’organismo), con documenti, registrazioni e altro, ne è rimasta solo una, che è stata portata via dal piano 11 mercoledì 21 nel tardo pomeriggio. Non so cosa ci fosse in quello scatolone, né dove l’abbiano portato. So solo che il resto è stato tutto distrutto”, ha detto a Semana un funzionario dell’intelligence rimasto anonimo.
Come reazione alle pubblicazioni dei giornali, il Cuerpo Técnico de Investigaciones (CTI), la polizia giudiziaria della Procura generale, domenica 22 febbraio fece irruzione nelle strutture del DAS, previo avviso al direttore dell’organismo.
Lunedì 23, entrò al DAS una commissione ad hoc di procuratori per unirsi all’unità del CTI e portare avanti il blitz. Il CTI eseguì il 1 e il 19 marzo altre ispezioni “significative” per le informazioni raccolte, secondo un rapporto di 228 pagine della polizia giudiziaria, cui abbiamo avuto accesso.
Il CTI inviò il rapporto ai procuratori che presero in mano il caso, in primo luogo per determinare la provenienza delle infiltrazioni alla stampa sulle operazioni del DAS, a quanto pare fuori dalla legalità.
Dalle indagini di informatica forense del CTI sono emerse tracce elettroniche di apparecchiature “ripulite” dal controspionaggio del DAS al piano 11 della sede, così come impianti di monitoraggio delle comunicazioni collocati su altri due piani dell’edificio. I contenuti di questo rapporto non sono stati ancora resi noti.
Del materiale che non è andato distrutto, e che dal 2007 si trovava negli archivi dell’istituzione con la dicitura “top secret”, la nuova direzione del DAS consegnò al CTI lunghi incartamenti divisi in 104 file in ordine alfabetico A-Z, datati tra il 2004 e il 2005 e che contengono una serie di atti dell’organismo di intelligence e altri documenti e foto.
Nel rapporto di 228 pagine del CTI, le prime 46 riassumono il contenuto dei file A-Z, ritenuti di estremo interesse giudiziario.
L’ottanta per cento dei file si riferiva all’operazione “Transmilenio”, una serie di pedinamenti e azioni contro il non governativo Collettivo di Avvocati José Alvear Restrepo, e in particolare contro il suo direttore, il difensore dei diritti umani Alirio Uribe Muñoz.
Il DAS stava anche pedinando l’attivista per i diritti umani Gustavo Gallón, direttore della non governativa Commissione colombiana dei giuristi, con status consultivo presso le Nazioni Unite. “Cascabel” coinvolse il DAS nell’operazione, che includeva tutta la famiglia dell’avvocato. C’erano poi dei dossier contro il sacerdote gesuita Javier Giraldo, direttore della Banca dati del gesuita Centro di ricerca e di educazione popolare, incaricato di registrare tutte le vittime della lunga guerra interna colombiana.
Si sono poi trovati incartamenti contro la Comunidad de Paz de San José de Apartadó, nella regione di produzione di banane di Urabá, nel dipartimento nordoccidentale di Antioquia.
La comunità, che Giraldo difende in prima linea, è un’associazione di contadini che rifiuta l’utilizzo delle armi e rivendica il proprio diritto a non coinvolgersi con nessun gruppo armato.
Il presidente colombiano Alvaro Uribe non accetta la posizione di neutralità in guerra, e accusa la comunità di essere alleata del gruppo di sinistra FARC (Fuerzas Armadas Revolucionarias de Colombia), nate 45 anni fa.
Un’altra iniziativa pacifista, la Red Nacional de Iniciativas por la Paz y contra la Guerra, è finita tra i sospettati dal governo di Uribe, il cui motto è la sicurezza democratica, cercando il monopolio statale delle armi e la partecipazione della popolazione nel combattimento contro le FARC.
Due file intitolati “Puerto Asís” erano dedicati, secondo il rapporto del CTI, al giornalista Hollman Morris, direttore del programma TV “Contravía”.
Si sa poi di altri giornalisti pedinati dal DAS: il direttore del settimanale comunista Voz, Carlos Lozano; Daniel Coronell, direttore del notiziario TV Noticias Uno; Félix de Bedout, dell’emittente W Radio, e il giornalista svedese Dick Emanuelsson, corrispondente di diversi media del suo paese, tra gli altri.
Altri file rivelavano attività di spionaggio di politici dell’opposizione e magistrati della Corte suprema, in quello che rappresenta il più grave scandalo in corso nel paese andino.
Il file intitolato “Blancos políticos”, di 541 pagine, registra pedinamenti di candidati alla presidenza nelle elezioni del 2006, di Carlos Gaviria, del Polo Democrático Alternativo (PDA) di sinistra, di Horacio Serpa, del Partido Liberal all’opposizione, e Álvaro Leyva Durán, ex ministro conservatore che si presentò come indipendente, per poi ritirarsi.
“Blancos políticos” erano stati anche Luis Eduardo Garzón, allora sindaco di Bogotá, Antonio Navarro, attuale governatore del dipartimento sudoccidentale di Nariño, il senatore Gustavo Petro e il rappresentante alla Camera Wilson Borja, tutti del PDA, e Piedad Córdoba, senatrice del Partito liberale.
Erano poi “blancos políticos” l’ex sindaco di San José di Apartado Gloria Cuartas e l’ex procuratore generale Alfonso Gómez Méndez, attuale precandidato presidenziale del Partito liberale.
Il 28 maggio sono stati citati in giudizio dalla Procura generale 34 funzionari ed ex funzionari del DAS, compresi i suoi ultimi quattro direttori.
La Procura sta stabilendo se accusarli di concorso di reato, uso illecito di sistemi di trasmissione e ricezione, abuso d’ufficio, falso ideologico in atti pubblici, distruzione, soppressione oppure occultamento di atti pubblici e frode processuale.
“È venuta fuori la verità in documenti pubblici”, ha detto il procuratore generale Mario Iguarán nell’annunciare la citazione a giudizio.
La Procura generale a sua volta, a metà dello stesso mese, ha aperto un’indagine disciplinare contro 16 funzionari del DAS.
Sono poi stati coinvolti nel caso tre alti funzionari della Presidenza: il segretario generale Bernardo Moreno, l’addetto stampa César Mauricio Velasques e il responsabile presidenziale alle comunicazioni Jorge Mario Eastman. La Procura generale terrà sotto osservazione gli incontri tra i tre funzionari e gli ex direttori dell’Intelligence e controspionaggio del DAS.
Negli incontri, i tre funzionari avrebbero ricevuto informazioni sullo spionaggio di alcuni magistrati della Corte suprema, con i quali Uribe si era scontrato per i processi penali contro decine di legislatori “ufficialisti” – compreso il cugino del presidente, Mario Uribe – accusati di legami con i paramilitari di estrema destra.
Iguarán concluderà il suo mandato il 31 luglio. Il suo successore verrà scelto dalla Corte suprema da una lista di tre candidati scelti dal presidente.©IPS
* Primo di una serie di articoli sullo scandalo degli atti di spionaggio del Dipartimento amministrativo della sicurezza (DAS) della Colombia. http://www.ipsnoticias.net/_focus/colombia_espionaje/index.asp