Adam Morrow e Khaled Moussa al-Omrani, 19 maggio 2009 (IPS) – Negli ultimi anni, l’Egitto ha visto crescere la partecipazione delle donne in politica. Secondo i difensori dei diritti civili locali, il fenomeno è da attribuire ai nuovi mezzi di comunicazione e di organizzazione, in particolare al sito di social network Facebook.
Alcune manifestanti nella “Giornata della rabbia” del 6 aprile
Khaled Moussa al-Omrani/IPS
“I progressi tecnologici hanno ampliato lo spazio per la partecipazione politica di una nuova generazione di giovani donne, tradizionalmente inclini a restare a casa”, ha detto Hossam Bahgat, direttore dell’Iniziativa per i diritti della persona con sede a Il Cairo, Egitto.
Il fenomeno ha assunto dimensioni importanti con l’avvento del movimento di base “Giovani del 6 aprile”, nato per promuovere un cambiamento politico pacifico. Il movimento prende il nome dallo sciopero generale del 6 aprile 2008, quando un’iniziativa organizzata dai lavoratori presso un’impresa tessile pubblica si è trasformata in una protesta nazionale contro l’impennata dei prezzi del cibo e l’impasse politica del paese.
I giovani sono stati mobilitati grazie agli SMS dei cellulari e a Facebook – dove uno dei suoi gruppi online ospita attualmente 75mila membri.
Il 6 aprile di quest’anno, i “Giovani del 6 aprile”, che non appartengono a nessun partito politico o ideologia, sono tornati ad esortare gli egiziani ad esprimere la loro insoddisfazione per il regime al governo, organizzando manifestazioni pacifiche in tutto il paese.
Lo sciopero dello scorso anno aveva portato all’arresto di alcuni attivisti e leader della protesta, come la 29enne Israa Abdel-Fattah Ahmed, membro fondatore del gruppo di Facebook. La giovane, che è stata rilasciata due settimane dopo divenendo il volto del nascente movimento del 6 aprile, è stata l’unica donna ad essere arrestata durante lo sciopero.
Nell’iniziativa di quest’anno, chiamata “Giornata della rabbia” nazionale, sette giovani donne sono state detenute temporaneamente con l’accusa di aver incitato la protesta.
Il 1 aprile, le forze di sicurezza hanno arrestato Sarah Rizk e Omniya Taha, entrambe di 19 anni, accusate di aver creato disordini e aver “istigato la popolazione contro le istituzioni”. Le due studentesse universitarie stavano distribuendo volantini nel campus dell’Università di Kafr al-Sheikh, chiedendo ai cittadini di partecipare ai raduni organizzati.
Tre giorni dopo, la polizia ha arrestato un gruppo di 17 giovani, tra cui cinque donne, mentre protestavano contro la detenzione di Rizk e Taha fuori dal Palazzo di giustizia di Kafr al-Sheikh, provincia del Delta del Nilo.
Il 5 aprile, le sette donne sono state rilasciate, dopo il pagamento da parte di Rizk e Taha di una cauzione di mille sterline egiziane ciascuna (circa 180 dollari Usa).
Sebbene Rizk la definisca una “vittoria” per lei e i suoi connazionali, non è ancora chiaro se alla fine verranno sottoposte a processo. “Non sappiamo se il caso andrà in tribunale”, ha detto Rizk. “Neanche i miei avvocati sanno quale sarà il prossimo passo”.
Secondo Esmaa Mahfouz, di 24 anni, amministratrice del gruppo del 6 aprile su Facebook, la rapida liberazione sarebbe da attribuire ai timori del governo di trasformare le donne arrestate in eroine popolari.
L’interesse e la partecipazione femminile nell’attività politica sono in aumento. “Le giovani donne rappresentano uno dei gruppi demografici più folti nel paese, e sospetto che diventeranno sempre più influenti in futuro”, osserva Bahgat.
L’Egitto, paese conservatore a maggioranza musulmana, ha da sempre limitato la partecipazione politica delle donne. Dei 454 rappresentanti nell’assemblea nazionale egiziana, meno del 10 per cento sono donne, anche se attualmente si sta esaminando una nuova proposta di legge in parlamento per fissare una quota minima di rappresentanza femminile.
Secondo Bahgat, la recente impennata dell’attivismo politico femminile dipende principalmente dalle innovazioni nelle tecnologie della comunicazione.
“Nel mondo, i nuovi mezzi di comunicazione hanno aperto nuovi canali di partecipazione politica”, ha spiegato. “E Facebook in particolare ha fornito un nuovo spazio attraverso il quale le donne egiziane possono ampliare i loro orizzonti politici e far sentire la loro voce”.
Le affermazioni di Bahgat sono state ribadite da altre giovani donne politicamente attive in una serie di conversazioni.
“Non è frequente in Egitto trovare donne della nostra età attive in politica, ma grazie a Facebook abbiamo trovato un modo per entrare in contatto con altre coetanee che la pensano allo stesso modo, e poter scambiare idee su come migliorare il paese”, ha dichiarato Rizk, che fa parte del movimento del 6 aprile dallo scorso luglio. “L’attivismo politico non dovrebbe dipendere dall’età o dal sesso. Anche le donne dovrebbero partecipare – perfino alle manifestazioni di piazza”.
Anche Mahfouz, dipendente di un’azienda di telecomunicazioni privata, spiega che il sito di social network le ha aperto un nuovo mondo di partecipazione politica.
“Come donna, non avevo molta esperienza politica, e mi tenevo a distanza da ogni manifestazione popolare”, racconta Mahfouz. “Ma da quando ho scoperto Facebook, e ho cominciato a condividere le mie idee politiche, ho cominciato ad unirmi anche alle proteste di strada”.
“Ero preoccupata soprattutto del mio matrimonio e dei miei bisogni quotidiani, come quasi tutte le donne della mia età”, ha aggiunto Mahfouz. “Ma adesso ho trovato un nuovo interesse nell’attivismo politico – in fin dei conti, voglio crescere la mia famiglia in un ambiente sicuro ed economicamente sostenibile”.
I portavoce dei Fratelli musulmani d’Egitto dichiarano di non avere obiezioni rispetto alla recente ondata di partecipazione femminile nell’attività politica, nonostante la fama conservatrice del gruppo. I Fratelli musulmani, che hanno ufficialmente sostenuto l’iniziativa del 6 aprile, rappresentano il movimento d’opposizione più ampio nel paese.
“I Fratelli musulmani apprezzano il ruolo delle donne nel movimento dei Giovani del 6 aprile, e il prezzo che stanno pagando per la loro partecipazione”, ci ha detto Hamdi Hassan, alto rappresentante del gruppo in parlamento. “Il governo dice di difendere i diritti delle donne, eppure, quando le donne partecipano a proteste pacifiche vengono arrestate”.
Sebbene Rizk abbia lamentato di aver subito maltrattamenti durante il recente arresto, dice di non avere intenzione di abbandonare il suo attivismo ritrovato.
“Nonostante le intimidazioni, so che il popolo egiziano è dalla nostra parte”, ha detto. “I miei recenti scontri con le autorità mi hanno solo reso più risoluta”.© IPS