SAN SALVADOR, 10 marzo 2009 (IPS) – “In generale, non direi che i mezzi di comunicazione nella regione contribuiscano a promuovere una coscienza civica. Vanno piuttosto nella direzione opposta”, ha dichiarato il peruviano Rafael Roncagliolo, sociologo e giornalista.
Rafael Roncagliolo
Eric Lemus/IPS
Il 15 marzo, 4,2 milioni di persone saranno chiamate alle urne dal Tribunale supremo elettorale (TSE) di El Salvador per eleggere chi dovrà governare il paese centroamericano colpito dalla crisi economica e da una terribile serie di omicidi.
Le elezioni hanno risvegliato forti aspettative nella popolazione salvadoregna, 5,7 milioni di persone, e nella comunità internazionale, per le possibilità concrete di vittoria del movimento d’opposizione di sinistra Frente Farabundo Martí para la Liberación Nacional (FMLN).
A caratterizzare la campagna, molti interrogativi sulla trasparenza del processo, e una propaganda aggressiva contro l’FMLN del partito di destra al governo Alianza Republicana Nazionalista (Arena).
La campagna all’insegna della paura contro l’FMLN sui media è “atroce e denigrante”, ha commentato Roncagliolo, che è stato segretario generale e fondatore della peruviana Asociación Civil Transparencia (ACT), e attualmente è responsabile per i paesi andini dell’Instituto para la Democracia y la Asistencia Electoral.
Il sistema elettorale de El Salvador è “anacronistico”, per il controllo che hanno i partiti sul TSE, ha sostenuto l’esperto, in visita nel paese come consulente dell’organismo non governativo Istituto nazionale democratico (NDI, dall’acronimo inglese), con sede a Washington, e dell’Instituto Universitario de Opinión Pública (IUDOP), del Salvador.
L’IUDOP, con il sostegno dell’NDI, aveva già attuato un primo processo di osservazione e conteggio rapido nelle elezioni municipali e legislative del 18 gennaio, con l’invio di circa 2mila osservatori in tutto il territorio. Per le elezioni presidenziali è previsto un procedimento analogo.
Da un sondaggio dell’IUDOP di fine 2008 è emerso che solo l’11 per cento degli intervistati ha molta fiducia nel TSE; il 34 per cento ne ha poca, mentre il 39,3 ha dichiarato di non averne affatto. Ciononostante, “ci sono le condizioni per elezioni libere e perché la popolazione possa esprimere le proprie preferenze”, ha osservato Roncagliolo.
D: Cosa pensa del processo elettorale salvadoregno?
Rafael Roncagliolo: Ci sono diversi problemi. Per esempio, la composizione del TSE; il cambiamento delle regole del gioco a processo elettorale già iniziato; la campagna sporca dei media a favore di un candidato, che punta a gettare discredito sull’avversario.
La conformazione dei tribunali elettorali, con membri dei partiti politici, è anacronistica. La tendenza in tutto il mondo è avere organismi elettorali formati da tecnici; i rappresentanti delle istituzioni politiche sono presenti solo come testimoni.
Per esempio, nel sistema peruviano, il tribunale elettorale è composto da delegati della Corte suprema di giustizia, del pubblico ministero, da rappresentanti delle facoltà di diritto delle università, e rappresentanti degli avvocati. E questo contribuisce alla trasparenza dei processi elettorali.
D: La missione degli osservatori dell’Unione europea nel Salvador ha segnalato che la copertura dei media è faziosa, sbilanciata in favore di un solo partito politico. Qual è la sua esperienza in America Latina?
RR: La responsabilità dei media nei confronti della democrazia oggi è ovunque un problema centrale. Adesso non abbiamo la censura dei governi, ma abbiamo la censura commerciale, che si muove in funzione degli interessi dei proprietari dei media, e che distorce le informazioni.
La copertura dei giornali deve essere la stessa per tutti i partiti, non solo in termini quantitativi, ma anche qualitativi. Questa è democrazia.
I media possono avere i loro spazi di opinione, ma non possono prendere le parti di una o dell’altra fazione, non per i candidati, ma per il diritto dei votanti di esprimere un voto informato e consapevole. I media hanno questa responsabilità democratica. In molti casi, danno informazioni su alcuni candidati solo per denigrarli.
D: Cosa pensa dell’attuale campagna dei media nel Salvador?
RR: Mi sembra terribile. Per esempio, uno spot mostra una protesta contro un gruppo di persone che reclamano elezioni libere in Nicaragua, e tra queste compare una camicia rossa dell’FMLN, come se la gente non potesse indossare ciò che vuole. E il fatto viene presentato dalla stampa salvadoregna come una prova dell’intromissione dell’FMLN in un atto delinquenziale in Nicaragua. Questo è inaccettabile. È una manipolazione scandalosa e deplorevole.
Le campagne sporche esistono in tutto il continente, in alcuni paesi più che in altri, a seconda di quanto la cultura civica sia consolidata.
D: Si dovrebbero stabilire dei limiti di qualche tipo?
RR: Il problema è che chi ha più soldi può fare più pubblicità, e questo non è giusto. Esistono dei limiti efficaci: per esempio, oggi, in quattro paesi in America Latina – Cile, Messico, Brasile e Ecuador – esistono delle norme che limitano i finanziamenti privati ai partiti, e altre che puniscono la calunnia giornalistica.
In generale, non direi che i mezzi di comunicazione nella regione contribuiscano a promuovere una cultura civica. Vanno piuttosto nella direzione contraria, si intromettono nella vita privata dei candidati e non favoriscono il dibattito su temi fondamentali, che invece dovrebbero essere punti chiave nel dibattito pubblico.
D: Nel Salvador non c’è mai stato un dibattito presidenziale. Qual è l’esperienza dell’America Latina in questo senso?
RR: Il dibattito in campagna elettorale mi sembra fondamentale. E non si tratta dei diritti dei candidati; mi riferisco a quelli degli elettori. L’elettorato ha il diritto di informarsi, e il dibattito è una fonte di informazione molto importante. Ci sono paesi in cui non si concepiscono elezioni senza un dibattito.
In Perù, ACT è riuscito a fare del dibattito un’abitudine consolidata. Anche in Cile e in Brasile il dibattito è un punto indiscutibile.
D: Il candidato presidenziale di Arena, Rodrigo Ávila, si è rifiutato di partecipare ad un dibattito.
RR: Qui, chi si è rifiutato è chi ha tutti i media a suo favore.
D: E cosa pensa di questa posizione?
RR: Bisogna fare ancora molti progressi per avere una cultura civica democratica.