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EUROPA/ISRAELE: A rischio la cooperazione tra le forze di polizia

BRUXELLES, 5 febbraio 2009 (IPS) – Un organo di vigilanza dell’Unione europea ha sollevato forti dubbi sulla cooperazione tra le forze di polizia del blocco dei 27 e Israele.

Nel 2005, i governi dell’Unione europea (UE) decisero che l’ufficio europeo di polizia Europol, con sede all’Aja, avrebbe potuto prendere in considerazione un accordo formale di cooperazione con Israele.

Più di tre anni dopo, gli agenti dell’autorità per la protezione dei dati incaricati di vigilare sull’attività di Europol, hanno individuato alcune falle nella legislazione di Israele, giudicata incompatibile con le norme applicate da Europol.

In un documento interno cui abbiamo avuto accesso, l’autorità comune di controllo dichiara che, a meno che non vengano introdotti dei miglioramenti nell’ordinamento giuridico israeliano, le falle rappresentano un “ostacolo” per concludere un accordo che permetterebbe lo scambio di informazioni ritenute preziose nelle indagini contro il terrorismo e la criminalità organizzata.

L’organo di vigilanza osserva, per esempio, che la legge in materia di tutela della privacy di Israele non contiene provvedimenti che limitino possibili “abusi” nella raccolta e trattamento dei dati da parte delle forze di polizia, né stabilisce termini temporali per la conservazione in archivio dei dati sugli individui sospetti: tutti principi contenuti nella convenzione del 1995 che ha istituito Europol.

Secondo l’ente di controllo, il “collegamento diretto” tra gli archivi di Europol e i 45 database gestiti dalla polizia israeliana violerebbero la convenzione del 1995.

Nathalie Stanus di Euromed Human Rights Network, sostiene che un legame formale tra le forze di polizia europee e israeliane potrebbe costituire un problema anche per le pratiche di maltrattamento dei detenuti da parte di Israele. Mentre la convenzione del 1995 proibisce espressamente all’Europol di trattare i dati ottenuti mediante metodi che violano i diritti umani, Amnesty International ha denunciato Israele per aver praticato “la tortura sistematica” nei confronti dei palestinesi per oltre quarant’anni.

”L’impiego della tortura da parte di Israele è cosa nota”, ha aggiunto Stanus. “Quindi come potremmo evitare che Israele trasmetta all’UE informazioni ottenute mediante tortura?”.

Il rispetto della legge è un ambito in cui l’UE sta aumentando la collaborazione con Israele.

Nel dicembre 2008, i governi dell’Unione hanno concordato con Israele di “promuovere” le relazioni e i legami reciproci.

E mentre qualcuno nella Commissione europea ha segnalato che le relative attività sono state sospese dopo la recente offensiva di Israele contro Gaza, altri si sono mossi per una maggiore integrazione di Israele nei programmi dell’Unione.

Antonio Tajani, vicepresidente della Commissione, era in visita a Tel Aviv alla fine di gennaio per discutere la partecipazione di Israele al sistema di navigazione satellitare Galileo. Pensato inizialmente per scopi civili, come il monitoraggio dell’ambiente o per missioni di ricerca e salvataggio, nel 2006 la Commissione aveva ammesso la possibilità di utilizzarlo anche per l’esercito.

Secondo Agnes Bertrand, specialista del Medioriente di Aprodev, un raggruppamento di organizzazioni contro la povertà legate alle chiese protestanti, il ministro degli Esteri israeliano Tzipi Livni avrebbe voluto intensificare le relazioni con l’Europa in vista delle elezioni generali nel suo paese di questo mese.

Anche se un accordo di cooperazione tra le forze di polizia è un obiettivo più a lungo termine, “avrebbe un enorme significato simbolico”, ha aggiunto Bertrand. “Sarebbe l'ideale”.

L’esperta ha poi sottolineato che la legge europea si oppone esplicitamente ai maltrattamenti dei detenuti sotto custodia, osservando che in Gran Bretagna, la Camera dei Lord ha decretato che nei tribunali britannici non può essere ammessa nessuna prova ottenuta mediante tortura.

Intanto il presidente dell’Autorità palestinese Mahmoud Abbas ha condannato con forza gli attacchi israeliani contro Gaza in un messaggio ufficiale inviato il 4 febbraio al Parlamento europeo. Definendo l’offensiva “folle e insensata”, Abbas ha osservato che 500 tra le persone ferite restano “in condizioni critiche e sono in punto di morte”.

”Questa guerra ha anche distrutto ciò che l’Autorità nazionale palestinese aveva costruito in più di 15 anni”, ha aggiunto. “E la creazione di gran parte di queste strutture è stata possibile proprio grazie ai vostri paesi e ad altre nazioni amiche”.

Il blocco economico di Gaza che ha preceduto i recenti attacchi è stato “solo un episodio di una lunga serie di azioni volte a separare Gaza dagli altri territori palestinesi”, ha affermato, rimproverando il governo israeliano per aver esteso i propri insediamenti nella West Bank.

“Non dobbiamo fare accordi con Israele, come se fosse uno stato esente dalle responsabilità e al di sopra delle leggi internazionali”, ha dichiarato. “I leader israeliani devono assumersi le loro responsabilità per le violazioni del diritto internazionale e umanitario”.