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BOLIVIA: Finale promettente, avvio incerto

LA PAZ, 14 gennaio 2009 (IPS) – Il governo boliviano di Evo Morales esce vittorioso per il terzo anno consecutivo, con indicatori economici favorevoli, ma imprenditori e analisti avvertono che la convenienza dei prezzi delle materie prime non durerà a lungo, con effetti negativi sulle esportazioni e l’aumento della disoccupazione.

“Il 2008 passerà alla storia economica della Bolivia come un anno chiave”, ha dichiarato il ministro delle finanze Luis Arce, dopo aver comunicato che la crescita del prodotto interno lordo (PIL) ha raggiunto il 6,5 per cento, con un aumento rispetto all’anno precedente, e l’inflazione si è attestata al 12 per cento.

Il governo di sinistra di Morales ha poi segnalato che le esportazioni hanno raggiunto la cifra di 6,2 miliardi di dollari, quasi tre volte quella del 2004, mentre le riserve internazionali ammontano a 7,7 miliardi di dollari.

Sono tutti indicatori che superano la media di America Latina e Caraibi, ha sottolineato Arce alla presentazione dei risultati e annunciando che il paese andino, con un PIL intorno ai 12 miliardi di dollari, è pronto per affrontare nel 2009 la crisi economico-finanziaria mondiale, originata negli Stati Uniti.

Ma questi numeri incoraggianti sono stati contestati dall’imprenditore del cemento Samuel Doria Medina, leader della Unidad Nacional (UN) dell’opposizione di sinistra, a causa, sostiene, dei nuovi metodi di calcolo e dei frequenti cambiamenti nei vertici dell’Istituto pubblico Nazionale di Statistica (INE).

Secondo le stime di Medina, l’inflazione nel settore alimentare è salita fino al 40 per cento; ma l’industriale riconosce che a favorire la crescita dell’economia boliviana nel 2008 è stato il prezzo favorevole delle materie prime e l’inizio dell’attività di sfruttamento di piombo, argento e zinco nel dipartimento di Potosí, ad opera dell’impresa San Cristóbal.

“Nel 2009, avremo un crollo importante nelle esportazioni, poiché la loro crescita è stata unicamente il risultato di prezzi più convenienti, e non dell’aumento nella produzione”, ha chiarito all’IPS l’imprenditore e politico.

José Ribero, dirigente della Camera nazionale degli esportatori della Bolivia (Caneb), ha precisato all’IPS che “il 50 per cento delle esportazioni boliviane è costituito dagli idrocarburi, che erano legati all’incremento del prezzo del barile di petrolio; per questo il calo di questo prodotto da 150 a 44 dollari al barile” inciderà nel 2009.

Un’altra quarta parte delle esportazioni è rappresentata dai minerali, che registrano un crollo nei prezzi internazionali fino al 50 per cento, mentre nell’ultimo quarto del totale delle vendite estere rientrano i prodotti oleaginosi, anch’essi colpiti da un calo del valore, secondo Ribero.

Il dirigente concorda con Medina nel segnalare che quest’anno le esportazioni non sono aumentate di volume, ma hanno solo rispecchiato gli effetti del buon livello dei prezzi internazionali.

Le stime del possibile calo nell’attività produttiva e del commercio esterno lasciano prevedere un aumento della disoccupazione, che potrà colpire 100mila persone, che sommate alle 215mila già disoccupate aprono uno scenario complesso, ha sostenuto Medina.

Il ministero del Lavoro segnala che il tasso di disoccupazione è oggi all’8,15 per cento della popolazione attiva, di cui l’1,93 per cento rappresentato da persone in cerca di prima occupazione.

Di fronte al possibile crollo delle entrate, il ministro Arce ha annunciato investimenti per 1,851 miliardi di dollari nel settore pubblico, e un contributo straordinario per l’impresa statale Yacimientos Petrolíferos Fiscales Bolivianos (YPFB) di un miliardo di dollari, che permetterà di contrastare la scarsa produzione di gas e carburanti per il mercato interno.

Medina minimizza l’annuncio e assicura che il governo non è riuscito ad investire tutto il denaro stanziato per il 2008, ma si stima intorno al 50 per cento del totale previsto. È perciò prevedibile un superavit, che il governo presenterà come efficienza, mentre in realtà dovrebbe essere considerato all’opposto, ha commentato.

Il modello economico presentato da Arce consiste in un recupero delle risorse naturali e nell’individuazione di settori in grado di generare surplus, come gli idrocarburi, l’attività mineraria e la produzione di elettricità.

Il passo successivo consiste nello sfruttamento razionale di questi settori, per assicurare migliori condizioni di vita alla popolazione e creare una base produttiva che sia di stimolo all’industria manifatturiera e del turismo, secondo il ministro.

La bilancia dei pagamenti è solida, non ha debiti che la tengano vincolata al mercato esterno e si esclude la possibilità di una crisi finanziaria, secondo il responsabile delle finanze pubbliche, che per il momento avverte solo qualche nervosismo nel settore minerario per le basse quotazioni dei minerali e per le necessità di licenziare gli operai.