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MEDIORIENTE: Israele potrebbe essere accusato di crimini di guerra

RAMALLAH, 8 gennaio 2009 (IPS) – Israele ha commesso crimini di guerra e dovrà essere giudicato da un tribunale internazionale, sostiene Raji Sourani, responsabile del Centro palestinese per i diritti umani (PCHR) a Gaza.

“I bombardamenti continui contro edifici civili chiaramente segnalati dall’Onu, dove si erano rifugiati i civili, viola diverse norme del diritto internazionale”, ha dichiarato Sourani all’IPS.

Secondo il delegato dell’Autorità palestinese (AP) in Gran Bretagna Manuel Hassassian, l’AP avvierà procedimenti legali contro i leader palestinesi, che ritiene responsabili di crimini di guerra a Gaza, secondo fonti stampa palestinesi.

Altri 22 palestinesi sarebbero rimasti uccisi mercoledì mattina dai colpi di artiglieria, nell’undicesimo giorno dell’operazione israeliana Piombo fuso. Tra i morti, quattro persone uccise nel bombardamento contro un parco giochi nei pressi di una moschea nel quartiere di Sheikh Radwan a Gaza city.

Sei israeliani sono stati sottoposti a cure antishock in seguito al lancio dei razzi di Gaza contro Israele.

Le dichiarazioni di Hassassian sono arrivate dopo il bombardamento israeliano contro una scuola dell’ONU nel campo profughi di Jabaliya martedì pomeriggio, che ha ucciso più di 40 palestinesi. Negli ultimi giorni, anche altre scuole dell’ONU nella Striscia di Gaza erano state colpite, provocando diverse vittime.

L’ONU ha chiesto un’indagine, sostenendo che prima dell’offensiva Israele aveva ricevuto le coordinate precise di tutte le istituzioni delle Nazioni Unite a Gaza.

Il Comitato internazionale della Croce Rossa (ICRC) ha già condannato l’attacco israeliano contro due dipendenti della Croce Rossa palestinese (PRC), la scorsa settimana. L’ICRC afferma che i paramedici indossavano giubbotti fosforescenti, le loro ambulanze erano state segnalate, e i lampeggianti erano accesi.

Nihal Al-Akhras, presidente dei Comitati della sanità palestinesi, ha chiesto alla comunità internazionale di fare pressioni su Israele affinché metta fine agli attacchi contro strutture mediche ed operatori sanitari nella Striscia di Gaza.

E questo dopo il bombardamento martedì scorso dell’ospedale Ad-Dura nel quartiere di Rimal a Gaza city, in cui sono state distrutte anche tre cliniche mobili dell’Ong danese DanChurchAid.

”Finora, siamo riusciti a soccorrere i feriti grazie alla presenza e alla disponibilità dei nostri veicoli dentro Gaza. Ma adesso non è più possibile offrire alcun tipo di aiuto d’emergenza”, ha osservato Henrik Stubkjær, segretario generale di DanChurchAid.

”Siamo profondamente colpiti dal fatto che i raid aerei israeliani impediscano l’intervento degli aiuti umanitari”, ha aggiunto.

Secondo DanChurchAid, le unità mediche erano chiaramente segnalate da croci rosse, e posteggiate nella sede dell’Unione sanitaria.

”Un medico palestinese e tre paramedici sono stati uccisi nell’attacco israeliano, cominciato il 27 dicembre”, ha spiegato all’IPS Sammy Hassan, portavoce dell’ospedale di Shifa a Gaza.

Benché Israele neghi di puntare deliberatamente su obiettivi civili, leggendo tra le righe i rapporti dei media palestinesi e le affermazioni dei leader militari emerge che le vite dei civili palestinesi passano in secondo piano rispetto a quelle dei soldati israeliani.

Diversi alti funzionari delle Forze di difesa israeliane (IDF) hanno ammesso che la strategia delle IDF prevede l’utilizzo massiccio dell’artiglieria sul campo per proteggere i soldati israeliani durante i combattimenti contro le aree civili, ha spiegato un alto ufficiale ai giornalisti martedì.

”Per noi, essere cauti significa essere aggressivi”, ha commentato un ufficiale. “Dal momento stesso in cui è partita l’operazione, abbiamo agito come se fossimo in guerra. Questo produce enormi danni sul campo”.

”Quando sospettiamo che un combattente palestinese si nasconda in un edificio, lanciamo un missile contro la casa e poi due granate anticarro, e infine abbattiamo i muri con un bulldozer. Si provocano danni, ma impediamo che vi siano morti tra i soldati”.

Le IDF avevano subito importanti perdite militari nella guerra del Libano del 2006, e i pezzi grossi hanno capito che se il fatto si fosse ripetuto, il morale della popolazione e la volontà politica del paese sarebbero crollati. Il gabinetto israeliano ha fatto queste considerazioni prima di lanciare l’offensiva di terra contro Gaza.

Per di più, la limitata reazione della comunità globale – dovuta all’assenza di media internazionali a Gaza dopo il divieto di Israele – nei confronti degli episodi più gravi di perdite di civili ha in qualche modo incoraggiato Israele.

Anche durante la guerra del Libano, dopo gli attacchi di Israele contro i civili libanesi, ci sono volute settimane per dichiarare il cessate il fuoco.

Ma Israele non è totalmente immune dall’indignazione mondiale. Dopo le pressioni internazionali di fronte all’escalation della crisi umanitaria, Israele ha accettato l’apertura di un corridoio umanitario vicino a Gaza città.

Israele fermerà le operazioni militari per tre ore ogni giorno, per permettere agli aiuti umanitari di raggiungere la popolazione di Gaza sotto assedio attraverso il corridoio.

”L’idea è che l’esercito israeliano deponga le armi ogni giorno dalle 12 alle 15 (ora italiana) a partire da oggi (mercoledì) nell’aerea della città di Gaza”, secondo quanto riferito da una fonte israeliana.

I leader israeliani si sono incontrati mercoledì mattina a Tel Aviv per parlare dell’estensione dell’offensiva di terra, in un momento in cui la maggior parte degli obiettivi dell’operazione sarebbero stati raggiunti, sostengono alcuni analisti israeliani.

Il primo ministro israeliano Ehud Olmert, il ministro degli Esteri Tzipi Livni e il ministro della difesa Ehud Barak – i vertici del gabinetto di guerra – dopo aver discusso a lungo, hanno approvato una terza fase dell’offensiva, che prevede l’intervento nei centri abitati di Gaza. Israele spera di infliggere più danni possibili alle infrastrutture e allo staff di Hamas.