RAMALLAH, West Bank, 30 dicembre 2008 (IPS) – Rabbia, shock e repulsione di fronte alla massiccia carneficina che ha colpito Gaza hanno innescato disordini e manifestazioni spontanee nella West Bank e in Israele, sollevando il timore di una possibile terza rivolta palestinese, o Intifada.
La protesta fuori dalla sede del governo a Ramallah
Mel Frykberg
Più di 300 palestinesi sono rimasti uccisi e almeno 900 feriti nel massiccio bombardamento aereo israeliano sulla striscia di Gaza lo scorso week-end.
Il raid è seguito al fuoco di fila di missili lanciati nelle ultime settimane dai combattenti palestinesi contro città e insediamenti israeliani al confine con la striscia, che avevano provocato danni ma nessuna vittima.
Il leader di Hamas in esilio a Damasco, Khaled Meshaal, ha esortato i palestinesi a ribellarsi contro Israele. L’autorità palestinese (AP) nella West Bank ha convocato uno sciopero di tre giorni in segno di solidarietà per la situazione disperata di Gaza.
Subito dopo il raid aereo di Israele, sabato pomeriggio, un israeliano è stato ucciso e diversi feriti da alcuni missili lanciati da Gaza per rappresaglia. È stata la prima vittima israeliana in diversi mesi.
La prima Intifada palestinese scoppiò nel dicembre 1987, con lo scontro tra i profughi palestinesi di un accampamento a nord di Gaza e alcuni soldati israeliani, dopo la morte di diversi palestinesi provocata dall’impatto con l’automobile di un colono israeliano che era andata a schiantarsi contro il loro veicolo.
Secondo i palestinesi, le vittime erano state uccise intenzionalmente, mentre per gli israeliani si era trattato di un semplice incidente.
Lo scontro iniziale diede il via a proteste e disordini spontanei in tutta Gaza e nella West Bank, generando una rivolta popolare durata diversi anni. E questo dopo anni di risentimento e di amarezza dei palestinesi nei confronti della brutale occupazione israeliana.
Sabato scorso, gli arabi israeliani discendenti dei palestinesi si sono scontrati con la polizia israeliana in tutto il territorio di Israele.
Nel villaggio beduino di Rahat nel deserto del Negev, circa 400 residenti hanno contestato gli attacchi, mentre le moschee di tutto il paese diffondevano preghiere di cordoglio. Diversi beduini, discendenti di una tribù nomade, si sono uniti all’esercito d’Israele, dove sono apprezzati per le loro capacità di inseguimento. Gli altri gruppi palestinesi li considerano traditori.
Diverse centinaia di israeliani di sinistra hanno marciato per le strade di Tel Aviv verso il ministero della difesa israeliano, cantando lo slogan: “No alla guerra, sì alla pace”. I manifestanti portavano cartelli con scritto: “Il governo di Israele commette crimini di guerra”, “i negoziati non il massacro”, e “togliete l’assedio da Gaza”.
Diversi dimostranti israeliani sono stati arrestati. Matan Kaminer, uno studente israeliano che ha preso parte al corteo, ha commentato al quotidiano israeliano Haaretz “non ci vengano a dire che massacrare i cittadini di Gaza serve a proteggere i cittadini di Sderot e Ashkelon (due città israeliane al confine con la striscia di Gaza)”.
Un agente di polizia israeliano è stato investito di proposito da un palestinese a Gerusalemme Est, mentre in tutta la città gruppi di giovani palestinesi si scontravano con la polizia, lanciando pietre e dando fuoco ai cassonetti dei rifiuti.
Dimostranti palestinesi dai campi profughi e dalle città della West Bank si sono messi in marcia verso i checkpoint e gli insediamenti israeliani. Molti sono rimasti feriti dai proiettili di gomma – pallini di metallo ricoperti da mezzo millimetro di gomma – e dai gas lacrimogeni sparati dagli agenti delle Forze di difesa israeliane (IDF).
A Ramallah, centinaia di manifestanti appartenenti a diverse fazioni palestinesi hanno agitato striscioni e bandiere, deplorando il massacro di Gaza. Hanno invocato l’unità, e chiesto che il leader di Hamas a Gaza Ismail Haniyeh e il leader dell’autorità palestinese della West Bank Mahmoud Abbas mettano da parte le loro differenze, considerando la causa palestinese al di sopra delle loro politiche personali.
Diverse persone nella folla sventolavano le bandiere di Fatah, insieme a quelle di Abbas e dell’AP, esprimendo una chiara solidarietà con i loro compagni nonostante le divisioni politiche tra i due territori palestinesi.
L’IPS si è unita al corteo giunto a Ramallah. Tra la folla, persone di ogni settore della società palestinese – si vedevano eleganti signore di mezza età della minoranza cristiana di Ramallah marciare al fianco di giovani duri provenienti dai vicini campi profughi.
Nonne, giornalisti, leader di diverse fazioni e madri con i loro piccoli camminavano a braccetto con i simpatizzanti stranieri che risiedono nella capitale cosmopolita della West Bank. Molti paesi hanno i loro uffici di rappresentanza presso l’AP a Ramallah.
È stata una delle più imponenti manifestazioni che si siano mai viste a Ramallah negli ultimi anni di conflitto.
”Non potevo restarmene seduto a casa. Ero infuriato per la situazione a Gaza e avevo bisogno di manifestare la mia solidarietà”, ha raccontato all’IPS Munther, un giovane programmatore informatico del Consiglio legislativo palestinese che ha votato per Abbas alle ultime elezioni.
Mentre il corteo raggiungeva il centro della città, la polizia palestinese lo guardava sfilare con tranquillità, tenendosi a distanza. Ma quando i manifestanti hanno marciato verso il palazzo della Muqata, sede del governo dell’AP e dove in quel momento si trovava Abbas, l’umore delle forze di sicurezza palestinesi è cambiato.
All’ingresso della Muqata, la folla è stata fermata da alcuni soldati palestinesi che avevano preso posizione e imbracciato le armi. Ma gli shebab, i giovani in arabo, hanno deciso di dirigersi verso il vicino checkpoint militare israeliano di Beit El.
Mentre i più cauti rimanevano indietro, i giovani si sono diretti verso i carri e le jeep militari israeliane cominciando a lanciare pietre contro di loro e ad incendiare le gomme per bloccare la strada.
Gli israeliani hanno risposto sparando proiettili di gomma e gas lacrimogeni, e ferendo alcuni giovani poi trasportati di corsa nei vicini ospedali dalle ambulanze palestinesi.
Il corrispondente dell’IPS ha aiutato due giovani feriti dai proiettili di gomma a raggiungere l’ospedale. Gli avevano sparato contro mentre lanciavano pietre sui soldati.
Mentre una dozzina di agenti antisommossa palestinesi arrivava sulla scena per disperdere i dimostranti, uno di questi ha fatto notare che l’arrivo della polizia era stato coordinato con i colleghi israeliani dall’altro lato del checkpoint.
”Sono solo collaborazionisti e milizie degli israeliani. Centinaia di palestinesi sono stati uccisi a Gaza, e contro chi puntano le loro armi? Non contro gli israeliani ma contro di noi, i loro fratelli che protestano contro la carneficina”, ha detto uno dei giovani.
”Domani ci saranno altre proteste e io sarò di nuovo qui”, ha aggiunto, scendendo dal taxi e zoppicando verso il pronto soccorso.