IPS Inter Press Service Agenzia Stampa

DIRITTI-COLOMBIA: Si dimette il capo delle forze armate

BOGOTÁ, 6 novembre 2008 (IPS) – Mario Montoya, comandante in capo dell’esercito della Colombia ha rassegnato martedì le sue dimissioni. Il generale è indagato dalla Procura generale colombiana, anche se non sono ancora state formulate accuse formali.

Dopo 39 anni di servizio, “oggi posso dire che il mio viaggio è finito”, ha dichiarato Montoya in un breve comunicato stampa.

Il generale, secondo i commentatori locali, avrebbe anticipato il pensionamento per preservare la propria immagine.

A Montoya è stato riconosciuto il merito dell’Operazione Jaque del 2 luglio scorso, nella quae l’esercito era riuscito con l'inganno a liberare, senza morti né feriti, l’ex candidata presidenziale Ingrid Betancourt, tre contractor statunitensi coinvolti nella guerra civile colombiana e 11 membri di esercito e polizia che da anni venivano tenuti in ostaggio dalla guerriglia delle Forze Armate Rivoluzionarie della Colombia (FARC).

L’IPS aveva pubblicato un resoconto della controversa operazione militare appena due giorni dopo la liberazione della Betancourt e degli altri prigionieri (http://ipsnews.net/news.asp?idnews=43086).

Poco dopo le 17 ora locale (le 22:00 GMT) di martedì scorso, il presidente colombiano Álvaro Uribe ha annunciato di accettare le dimissioni di Montoya, ringraziandolo per il servizio reso alla nazione, nominando il generale Oscar González come suo successore a capo dell’esercito. Uribe, secondo la stazione W Radio, era venuto a sapere della rinuncia nella stessa mattinata, attraverso un notiziario radiofonico.

“Montoya è indagato”, aveva riferito lo scorso settembre un funzionario dell’ufficio del Procuratore generale della nazione a Juan Forero, corrispondente in Colombia del quotidiano americano The Washington Post. “Non è ancora stato accusato, ma sarà il prossimo passo”.

Il governo colombiano a suo tempo aveva negato con forza queste dichiarazioni.

Nell’articolo, pubblicato il 17 settembre, si aggiungeva che la Procura attribuiva una “alta credibilità” al testimone Luis Adrián Palacio, ex paramilitare dell’estrema destra che aveva parlato di una presunta collaborazione di Montoya con gli squadroni della morte nella città nord-occidentale di Medellín.

Il caso è legato anche all’Operazione Orión, guidata da Montoya nell’ottobre del 2002, in cui le forze dell’ordine, a quanto pare in collusione con i paramilitari, avevano preso il controllo del distretto povero chiamato Comuna 13, per “ripulire” l’area dalle FARC e dalla seconda principale guerriglia colombiana, l’Esercito di Liberazione Nazionale (ELN).

In questa operazione di controinsorgenza “si sono registrate sparizioni forzate. Si parla di fosse comuni scoperte nella Comuna 13”, ha segnalato all’IPS Iván Cepeda, portavoce del Movimento delle vittime dei crimini di stato (Movice). “Siamo soddisfatti per le dimissioni del generale. Il suo nome è stato oggetto di molte denunce”, ha detto Cepeda.

Per esempio, “alla fine degli anni ’70, Montoya era legato ad una struttura paramilitare, la Triple A (Alianza Anticomunista Americana), attiva a Bogotà contro oppositori, avvocati, giornalisti”.

L’esistenza della Triple A in Colombia “è stata denunciata da alcuni membri di quella struttura, a cui Montoya apparteneva”, ha dichiarato Cepeda. L’organizzazione agiva simultaneamente con un altro gruppo presente in Argentina tra il 1973 e il 1975, formato da ex funzionari di polizia e creato per reprimere esponenti della sinistra e altri oppositori ed instaurare la dittatura militare nel paese, durata poi dal 1976 al 1983.

“Queste dimissioni arrivano in contemporanea con il crescente scandalo sulle sparizioni forzate che portano alle esecuzioni extragiudiziali”, ha segnalato il portavoce del Movice, organizzate per gonfiare il numero dei presunti guerriglieri di sinistra uccisi dall’esercito.

La scorsa settimana sono stati destituiti 20 ufficiali e 7 sottoufficiali dell’esercito, a seguito dello scandalo dei “falsi positivi”, persone assassinate e presentate dai militari come guerriglieri uccisi nei combattimenti. La destituzione dei militari è stata annunciata durante la visita in Colombia di Navi Pillay, alto commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani.

Pillay ha dichiarato sabato scorso “stiamo osservando e registrando il numero delle esecuzioni extragiudiziali, e sembra effettivamente trattarsi di una pratica sistematica e diffusa, secondo la mia opinione”. ”I dati raccolti finora indicano che si parla probabilmente di oltre cento casi. E forse di migliaia di persone che sarebbero state sottoposte a questa pratica”, ha osservato Cepeda.

“Questi elementi concreti possono essere portati in qualunque momento davanti alla Corte penale internazionale, se in Colombia non verrà fatta giustizia e se non sarà previsto un legittimo risarcimento”, ha avvertito.

Un programma governativo prevede una ricompensa in denaro per chiunque fornisca informazioni che possano contribuire al successo delle operazioni militari e portare alla morte dei membri della guerriglia.

Accennando alle “pressioni internazionali che potrebbero esserci dietro a tutto questo”, Cepeda ha spiegato che “la Colombia ha ricevuto fondi internazionali per sviluppare politiche per la sicurezza, e non sorprenderebbe che i fondi della comunità internazionale siano andati a finanziare proprio queste ricompense”.

“Se questo è vero, ci troveremmo di fronte a fatti che comprometterebbero in maniera molto grave il governo – ha sostenuto l’attivista -, e che potrebbero giustificare un appello ai governi che stanno finanziando la politica di sicurezza democratica”, capeggiata da Stati Uniti e Gran Bretagna.

Venerdì scorso, l’ambasciatore americano William Brownfield e il ministro colombiano della Difesa Juan Manuel Santos hanno firmato un accordo per fornire sostegno tecnico e formazione sui diritti umani e diritto internazionale umanitario alle Forze armate della Colombia.

L’accordo prevede la realizzazione di laboratori in 20 dei 32 dipartimenti del paese andino. Sembra che l’Agenzia USA per lo sviluppo internazionale (Usaid) chiederà la partecipazione delle vittime per delineare i programmi formativi e seguirne il percorso.

Da parte sua, ad ottobre il governo britannico ha pronunciato in due occasioni parole molto dure contro la pratica delle esecuzioni extragiudiziali di civili nell’esercito colombiano.

Nella sua prima dichiarazione, il 1 ottobre, il ministro degli Esteri Kim Howells ha affermato che “in una società civile e democratica non c'è posto per le esecuzioni extragiudiziali”.

E il 30 ottobre, il ministro di gabinetto Gillian Merron ha definito apprezzabile la decisione del governo colombiano di destituire i militari coinvolti nelle esecuzioni e nei casi di cospirazione, osservando che “è di vitale importanza, oltre che per la reputazione internazionale della Colombia, che il governo e i tribunali continuino a mostrare la propria determinazione nei confronti degli abusi dei diritti umani commessi dai membri delle Forze armate, e che gli individui incriminati dal sistema giudiziario ricevano la giusta punizione”.